di Bruno Petronilli
Se una decina di anni fa ci avessero offerto un cocktail a base di canapa, avremmo avuto la ragionevole certezza di essere seduti in un bar di Amsterdam. E invece siamo a Perugia, in pieno centro. Ad Umbrò e per quattro giorni consecutivi (da giovedì 23 luglio a domenica 26) la canapa sarà protagonista indiscussa per celebrare la sua rara duttilità in ambiti apparentemente distanti come l’alimentare, il tessile o l’edilizia.
4 giornate Incominciamo dal primo, quello a noi più caro: grazie all’iniziativa di Paolo Diotallevi, insegnante di sala/bar e collaboratore dell’Università dei Sapori di Perugia, ognuna delle quattro giornate vedrà momenti d’indiscusso interesse gastronomico, a cominciare dai cocktail a base di canapa proposti per l’aperitivo delle 18.30, per proseguire all’orario di cena con primi piatti creati con farina di canapa. Non mancheranno anche dessert (gelato e panna cotta) aromatizzati, ovviamente, alle foglie di canapa. Tutte ricette che Paolo Diotallevi ha sperimentato durante la sua docenza all’Istituto Alberghiero di Assisi, periodo in cui ha avuto modo di visitare e conoscere la canapa e il Museo a lei dedicato a Sant’Anatolia di Narco, scoprendone le molteplici applicazioni. Ha identificato così caratteristiche sorprendenti: i semi decorticati della canapa hanno un gusto mandorlato e le sue foglie aromi erbacei che si sposano perfettamente con i classici spirits del bere miscelato (dal Rum, alla Vodka, al Gin).
La storia. Le notevoli proprietà organolettiche della canapa sono una storia antica. A raccontarcela l’appassionata Direttrice del Museo della Canapa di Sant’Anatolia di Narco, l’antropologa Glenda Giampaoli, accompagnata, durante il nostro incontro a Umbrò, dai vertici di Cia Umbria Domenico Brugnoni e Catia Mariani, gli altri soggetti attivi della rinascita di questa pianta di antichissima tradizione e tra i promotori dei molti progetti che sono nati in questi anni intorno alla canapa. Un percorso di ricerca che è iniziato nel 2002 con il primo Convegno Nazionale sulla Canapa proprio a Sant’Anatolia di Narco e poi a Sigillo. “Abbiamo ricercato le testimonianze e i segni di una tradizione che sembrava del tutto scomparsa dalla nostra memoria storica. Oggi sembra normale parlare di canapa, ma allora non era così scontato” racconta Glenda Giampaoli. Attorno al 1952 la coltivazione della canapa in Italia s’interruppe quasi istantaneamente. Eppure fino ad allora era una delle risorse agricole più interessanti e proficue: “il maiale vegetale” veniva definita la canapa, buona per molteplici usi. Nel 1938 l’Italia era il primo produttore mondiale di canapa per qualità e il secondo, dopo la Russia, per quantità. In Umbria, in particolare, c’erano indotti importantissimi come quello di Nocera (dove veniva effettuata la macerazione), ma anche l’Orvietano brillava come polo produttivo. Storicamente, se guardiamo al periodo medioevale, Foligno era la zona di fabbricazione delle corde e Bevagna era la capitale del tessile a base di canapa. Senza dubbio è proprio il settore tessile quello in cui la canapa è storicamente stata una protagonista indiscussa.
L’uso alimentare. Grazie alle ricerche di Glenda Giampaoli in collaborazione con il Prof. Luciano Giacché l’utilizzo alimentare della canapa ha svelato avvincenti retroscena. Già in alcuni testi del ‘300 la canapa veniva citata in ricette quali “Gnocchi con porco, formaggi e cime di canapa” e quale ottimo rimedio ricostituente veniva spesso consigliata una “minestra a base di zafferano e canapa”. In altri testi del ‘700 si esortava ad accompagnare i lessi con un pesto di canapa e più in generale i documenti storici abbinavano la canapa a piselli e mandorle, per esaltare le sue proprietà organolettiche che ricordano proprio aromi di mandorla e pinoli. Recenti studi hanno messo a nudo le notevoli proprietà nutrizionali della canapa: non contiene glutine, i suoi semi racchiudono preziosi acidi grassi polinsaturi omega-3 e omega-6 in maniera perfettamente bilanciata e anche l’Acido Alfa Linoleico, quindi la canapa è da considerarsi un eccellente integratore alimentare.
La sua produzione odierna. Grazie alla legge che dal 2014 consente anche in Umbria l’uso curativo con cannabinoidi, si è assistito nella nostra Regione a una progressiva intensificazione della coltivazione della canapa che è passata da pochi ettari di qualche anno fa ai 50 attuali. Come abbiamo visto, storicamente la produzione della canapa era principalmente destinata al fiorente settore tessile. Anche oggi è stata riscoperta sotto questo aspetto e il progetto T.U.N. (Tessile Umbro Naturale) è uno degli esempi più riusciti. Il T.U.N. ha perseguito l’obiettivo di sviluppare tre importanti filiere agro-industriali: quella riguardante fibre di origine animale, come lana d’alpaca, mohair e sopravvissana, fibre vegetali come la canapa e piante tintoree come il guado. I risultati sono stati sorprendenti.
Bioedilizia C’è un altro settore che ha sfruttato appieno le proprietà della canapa: la bioedilizia. I muri di canapa e calce sono un ottimo isolante, un termoregolatore eccezionale. E tutti sappiamo quanto sia importante e strategico questo comparto, che strizza l’occhio alle politiche della green economy.
