di Ivano Porfiri
I Baci perdono il marchio Perugina per essere messi in commercio sotto il marchio Lanvin, produttore di cioccolato del gruppo Nestlè. Questo unicamente per il mercato francese. Una notizia che ha suscitato stupore e preoccupazione, ma sia azienda che sindacati rassicurano: «Grazie all’accordo ci sarà un aumento a regime di 500 tonnellate annue prodotte a Perugia»
Baci come sempre La notizia è stata anticipata dal giornalista Giampiero Tasso di Retesole. Nello stabilimento di San Sisto si stanno producendo i Baci ma vengono confezionati senza lo storico nome che ricorda la città di Perugia. E neppure – sempre secondo quanto riportato – sulle confezioni viene riportato che vengono prodotti a Perugia ma solamente con la dicitura “importati da Nestlè”.
Parla l’azienda A stoppare le polemiche una nota della Nestlè. «Il sito produttivo di San Sisto – si legge – è uno degli stabilimenti di punta in Europa per Nestlé e il Gruppo intende continuare a sfruttare al meglio la sua capacità produttiva, aumentando i volumi di produzione e continuando a rafforzare l’export, che già rappresenta il 40% della produzione. In un momento in cui i consumi nazionali interni registrano battute d’arresto quando non decrementi anche significativi, mentre l’export è l’unico settore che fa registrare segni positivi, è assolutamente imperativo cogliere opportunità interessanti, e addizionali, in questa direzione».
Il perché della scelta «Lo stabilimento Perugina di San Sisto – spiega Nestè – ha avviato la produzione in esclusiva per la consociata Nestlé Francia, che venderà i Baci a marchio Lanvin, in Francia un noto brand di pasticceria di alto livello, che come tale è stato ritenuto a più alto potenziale per il mercato francese. Il tipo di cioccolatino utilizzato, inoltre, corrisponde al formato noto come Bacetto, non quindi il tradizionale Bacio. E’ totalmente destituita di fondamento l’allusione al fatto che i Baci Perugina, al di fuori di questo specifico accordo, perderanno o possano perdere il loro appellativo completo».
Aumento dei volumi Grazie all’accordo con Nestlé Francia, in tre anni si arriverà a produrre 500 tonnellate di prodotto in più l’anno, un aumento considerevole, tenendo conto che oggi fra Baci e Bacetti si producono 4.000 tonnellate l’anno. Questi significativi volumi addizionali contribuiranno a continuare a garantire gli attuali livelli di occupazione. c«In un momento di difficoltà economica come quello che sta attraversando il nostro Paese ed in presenza di una forte contrazione dei consumi interni, la possibilità di aumentare i volumi di produzione destinati all’export è sicuramente una grande opportunità per lo stabilimento di San Sisto e tutte le persone che vi lavorano – ha affermato Manuela Kron, Direttore Corporate Affairs del Gruppo Nestlé in Italia -. Siamo stupefatti che una notizia molto positiva sia stata invece manipolata in questo modo, causando inutile apprensione nei lavoratori dello stabilimento, e nei cittadini di Perugia e dell’Umbria».
La storia in un foglietto Inoltre, nonostante il marchio Perugina non compaia sul prodotto, «all’interno delle confezioni destinate alla Francia – prosegue Netlè – sarà inserito un leaflet che illustrerà la lunga storia di successo del Bacio e della Perugina, e dello speciale rapporto che li lega alla città di Perugia. Baci è, infatti, un marchio strategico per il Gruppo, che ne ha fatto un ambasciatore del made in Italy nel mondo – arrivando ad esportarne ogni anno 300 milioni di pezzi in 55 Paesi del mondo -, e continua a puntare sul suo sviluppo, come dimostrano anche i recenti investimenti tecnici per 2 milioni e mezzo di euro effettuati sulle linee di produzione. Fra l’altro proprio in Francia i Baci classici a marchio Perugina vengono da anni venduti nei punti vendita Duty Free, a testimoniare così l’origine tutta italiana, e perugina in particolare, di un prodotto unico al mondo».
Rsu: bene più export E anche la Rsu Perugina Nestlè di San Sisto interviene per precisare che l’obiettivo, maturato nel «confronto trasparente con i lavoratori nelle assemblee in fabbrica», è stato quello di «spingere per l’aumento della quota di export dei prodotti Perugina, per far fronte alle difficoltà del mercato interno. Lo sblocco della commercializzazione diretta di prodotti Perugina nei mercati, non solo francese, ma spagnolo, portoghese, greco, americano, candese, etc., non può che essere accolta quindi dai lavoratori con soddisfazione».
Non il Bacio, ma il Bacetto Va poi chiarito che il prodotto in questione non è il Bacio, ma il Bacetto, la cui produzione (e questo è l’aspetto fondamentale dell’accordo per i lavoratori) verrà mantenuta sempre a Perugia. «Accanto a questo – dice la Rsu – la multinazionale ha investito nel 2013 5 milioni di euro sullo stabilimento Perugina, di cui 3 sul packaging (confezioni) del Bacio e 1,5 milioni sugli impianti di produzione riservati al mercato francese. Il tutto con evidenti riflessi positivi sul piano occupazionale: ad oggi, oltre agli stagionali “storici”, sono state assunte altre 20 unità».
Made in Umbria Detto questo, «la Rsu condivide appieno le preoccupazioni della cittadinanza per la difesa del marchio Perugina e della sua territorialità, tant’è che fin da giugno ha fatto pressioni sulla multinazionale affinché sulle confezioni dei Bacetti commercializzati in Francia venisse richiamato il luogo di produzione e la maestria degli operai italiani di Perugina. E su questo fronte – che ci sembra il più rilevante – abbiamo avuto rassicurazioni dall’azienda per una pronta rivisitazione del packaging che richiami il made in Umbria del prodotto».
