La corsa dei ceri a Gubbio (Foto Umbria 24)

di Daniele Bovi

Gubbio si cosparge il capo di cenere e tenta di ricucire uno strappo per il quale, almeno al momento, non sembra esserci filo adatto. Con una lettera spedita nelle scorse ore infatti la città dei Ceri ha chiesto a Patrizia Nardi, coordinatrice della «Rete delle grandi macchine a spalla», a dicembre riconosciuta patrimonio immateriale dall’Unesco, di poter rientrare nella Rete. A firmarla è il commissario prefettizio della città Maria Luisa D’Alessandro insieme al vescovo Mario Ceccobelli, al presidente dell’Università dei muratori e scalpellini Fabio Mariani, al vicepresidente dell’associazione Maggio eugubino Riccardo Farneti e ai presidenti della Famiglia dei Santubaldari (Ubaldo Minelli), della Famiglia dei Ceraioli di San Giorgio (Vittorio Fiorucci) e della Famiglia dei Santantoniari (Alfredo Minelli). Poche righe dove, senza giri di parole e con grande franchezza, si riconosce che «la decisione della nostra città di uscire dalla Rete è stata frutto di singolare, quanto macroscopico equivoco, nonché dettata da disinformazione e/o disattenzione della comunità, inconsapevolmente indotta verso un’ardita e velleitaria corsa in solitudine».

LO STRAPPO E IL RICONOSCIMENTO DELL’UNESCO

Hybris Volendo scomodare la letteratura greca, quanto scritto rappresenta un’ammissione di hybris, cioè di tracotanza e superbia. Nel 2010 la decisione di sfilarsi dalla corsa non fu presa in solitaria, anzi: Gubbio disse addio alla Rete con il consenso del Comune (allora guidato da Maria Cristina Ercoli, sindaco in seguito all’elezione in consiglio regionale di Orfeo Goracci), della diocesi e dei ceraioli. E così ora i Gigli di Nola, la Varia di Palmi, i Candelieri di Sassari e la Macchina di Santa Rosa di Viterbo a dicembre hanno ricevuto il sì a Baku, in Azerbaijan, da parte dell’ottavo Comitato intergovernativo dell’Unesco. Una decisione che riconosce i Gigli, i Candelieri, la Macchina e la Varia come un tesoro culturale mondiale da tutelare mentre Gubbio è rimasta con un pugno di mosche.

Ragioni intatte «Le ragioni e le motivazioni per le quali vi era stata da parte nostra convinta adesione e partecipazione all’originario e collegiale progetto – prosegue la lettera – permangono tutte, inalterate, pienamente integre, straordinariamente rafforzate dal significato della possibilità di riprendere un cammino di salvaguardia comune interrotto e dalla consapevolezza che la Festa dei Ceri, così come le feste della Rete espressione della più antica cultura della tradizione mediterranea meriti allo, stesso modo di diventare, come i Gigli di Nola, i Candelieri di Sassari, la Varia di Palmi e la Macchina di Santa Rosa di Viterbo Patrimonio dell’Umanità». Una lettera alla quale mercoledì, come si può leggere su Tusciaweb.it, è arrivata la risposta gelida di un «urtato, seccato e assolutamente contrario» Massimo Mecarini, presidente del Sodalizio dei facchini di Santa Rosa.

Così è facile «Facile così – dice Mecarini – quando c’era da tirare il carro e faticare hanno deciso di scendere. E ora che la strada è in discesa vogliono salire. Mi sembra eccessivo». «Ho sentito Sassari e Nola – continua – ma non so ancora cosa abbiano intenzione di fare. Sabato, durante l’assemblea dei facchini, spiegherò la situazione – dice infine il presidente – e chiederò che si esprimano. Ma credo che saranno tutti d’accordo con me». La proposta di candidatura della Rete fu validata nel 2011 dall’ufficio Patrimonio Unesco del ministero dei Beni culturali, che istruì la pratica, e l’anno seguente fu l’unica indicata dalla Commissione nazionale italiana per l’Unesco alla selezione degli organi internazionali. La storia tra Gubbio, i Ceri e l’Unesco inizia nel 2004, quando con una delibera del consiglio comunale eugubino sì decide, all’unanimità, di avviare i contatti istituzionali per la candidatura. Poi, nel 2006, si sottoscrive il protocollo d’intesa con il quale Gubbio si unisce alle altre città. Quattro anni dopo arriva lo strappo per tentare la corsa in solitaria dei Ceri e poi l’esclusione da parte dell’Unesco giunta nel 2012, fino al riconoscimento assegnato a dicembre alla Rete.

Twitter @DanieleBovi

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