Mario Mariano

di Mario Mariano

Sono altri i problemi che possono intristire un Natale, ma è chiaro che la lezione a Carpi c’è stata ed è pesantissima .Una lezione da meditare , per capire cosa è successo di tanto clamoroso da perdere non solo la partita ma anche la faccia. La sensazione, piuttosto netta, è che la squadra di Camplone sia rimasta bloccata a quel fatale 92’ della partita con il Pescara, che aveva fruttato l’undicesimo pareggio. In così poco tempo il Perugia non è riuscito a recuperare le energie nervose, ma è apparso deficitario anche sotto il profilo fisico, surclassato da un Carpi capace di giocare a velocità siderale. Una capolista che a livello individuale forse non vale il Perugia, ma che ha un ‘anima, e pure un gioco che permette agli uomini di Castori di trovarsi con grande naturalezza. Un gioco variegato fatto di passaggi stretti in aerea e lanci che trovano sempre un uomo da mandare nelle praterie che si aprivano anche quando il risultato era fermo sulla 0 – 0. Tatticamente Castori ha dimostrano un repertorio talmente vasto, che Camplone non ha saputo prevedere o rintuzzare. La flessibilità del modulo del Carpi ha stravinto contro la monotonia della manovra perugina. La fame di una capolista che ha preso coscienza del proprio potenziale ha prevalso contro l’ appetito di un evanescente Perugia. Se diventano protagonisti avversari che in zona gol non sono mai stati protagonisti, nonostante i risultati fin qui conseguiti dalla squadra, è un altro brutto segnale: vuol dire aver dato gloria anche a chi è abituato più a svolgere il lavoro
di manovale che di ingegnere. Grifo irriconoscibile rispetto a quella visto a Crotone e contro il Pescara ed allora anche Camplone dovrà interrogarsi profondamente e riconoscere responsabilità non generiche e qualunquistiche: ad esempio dovrà dare conto di aver stravolto l’assetto tattico che ben aveva funzionato nelle ultime partite.
Non che quello sia stato la sola causa della sconfitta; c’entra la carente concentrazione di tanti troppi giocatori: visto all’opera il nigeriano Jerry Mbakogu, viene da chiedersi se fosse un extraterrestre, oppure un calciatore che è in Italia già da quattro anni e solo adesso sta facendo valere le sue doti fisiche e tecniche , che solo questo Perugia ha ampliato oltre misura. Un Natale non si può guastare per una sconfitta devastante ma occorre almeno salvare il capodanno, ed allora la partita con l’ultima in classifica diventa davvero il crocevia per il resto della stagione e probabilmente inciderà sul destino di Andrea Camplone. Il poker di Carpi è di quelli che vanno
metabolizzati più e meglio di quattro panettoni farciti. Il Perugia vero non è quello di Carpi, perché in Emilia la squadra è stata troppo brutta per esprimere un giudizio senza appello.
Provedel: Gli avversari gli sbucano da tutte le parti, perché il Carpi ha un gioco mobile che porta un po’ tutti al tiro. Un paio di interventi degni di nota , nessuna responsabilità sui quattro gol. E’ tra i pochi a non avere colpe specifiche. Voto 6

Flores: L’avvio fa ben sperare , perché è puntuale nelle chiusure ed efficace nel rilancio del gioco, ma alla lunga, soprattutto perché mal protetto, finisce per non raccapezzarsi. Dalla sua parte, a turno, si infilano un po’ tutti. Voto 5 + (dal 14 S.T. Nicco entra a partita già compromessa e il suo apporto non può che risultare ininfluente. Piuttosto non si capisce perché Camplone abbia rivoluzionato il centro campo. Voto 5,5

Comotto: Nessuna difesa al mondo potrebbe resistere senza l’apporto dei centrocampisti capace di fare filtro. Il capitano si arrabatta e prova a mantenere alta l’attenzione, ma anche lui è costretto ad alzare bandiera bianca. Voto 5,5

Goldaniga: Vale lo stesso discorso fatto per Comotto, con l’aggravante di responsabilità precise sui gol . Voto 5

Del Prete: Stavolta meglio in fase di disimpegno che in chiusura. Ma sono dettagli rispetto allo stra potere fisico degli avversari. Esce per infortunio, quando Camplone ha già effettuato i cambi. Voto 5 +

Taddei: Non può bastare una punizione bene calibrata per salvare una prestazione sconcertante. Il suo stato di forma è deficitario, ma è chiaro che attorno a lui tutti i meccanismi sono arrugginiti. Voto 5 –

Verre: Che fine ha fatto il trottolino capace di sprint incredibili e recuperi portentosi ? è ridotto a fare confusione, e perfino a tentare un improbabile tuffo per guadagnare un rigore. Voto 4,5

Crescenzi:L’’errore sul primo gol del Carpi resta impresso nel DNA della sua partita, e non è il palo al 41° che lo rimette in condizioni di recuperare . arranca e combina poco anche in attacco. Un fatto è certo: oggi come oggi in fase difensiva vale quanto un giocatore della Eccellenza dilettanti . Voto 5

Lanzafame: Non il solito leone , ma è vivo almeno per un tempo. Solo che è una voce solitaria nel deserto. Voto 6-

Parigini:Non pervenuto, ed è questa la cosa che fa male. Perché uno come lui riesce con le sue qualità sempre a combinare qualcosa di utile per la sua squadra. Se arriva a fare fallo tanto da guadagnarsi un ammonizione, c’è solo da preoccuparsi. Voto 5 –. (dal 14 S.T. Rabusic: Non pervenuto neppure lui, perché non è facile entrare a partita compromessa e a squadra tatticamente dispersa e combinare qualcosa di utili. Voto 5

Falcinelli: per impegnarsi si impegna, in avvio è tra i più vivaci, ma alla lunga anche lui è costretto a spegnere i bollori . Voto 5,5. (dal 30° S.T. Perea un quarto d’ora in attesa del fischio finale).

Camplone: Avendo giocato per tanti anni al calcio, saprà trovare le motivazioni vere della disfatta di Carpi. E possibilmente dovrà trovarle senza accampare alibi, perché un comandante deve sempre fare i conti con la realtà. Stravolge la squadra ed è incomprensibile, perché significa partire in doppio svantaggio contro la capolista, come dire che aveva già messo la partita come persa . Con l’aggiunta di fare il tour -over, temendo perfino il Cittadella. Voto 5-

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