«Non si può pensare di risolvere i flussi migratori riducendoli ad una mera questione di polizia o addirittura di spesa pubblica. C’è molto di più. C’è in gioco, prima di tutto, la salvaguardia della dignità umana che è sempre incalpestabile e inalienabile». L’arcivescovo di Perugia e presidente della Conferenza episcopale italiana, Gualtiero Bassetti, fa gli auguri al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e a tutti i ministri, «ai quali assicuro le mie preghiere» ma pone anche dei paletti a nome dei vescovi in una intervista esclusiva a Qn.
Conte e l’Europa Dopo un ringraziamento al Presidente della Repubblica «per come ha gestito questi mesi difficili», Bassetti tende la mano a Conte: «Come Chiesa – dice – offriamo la nostra leale collaborazione sui temi etici e sociali. La vita, la famiglia, i giovani e il lavoro: sono alcuni degli snodi cruciali per il futuro del nostro Paese. Ad essi bisogna fornire delle risposte concrete, giuste e nell’interesse di tutti». Sull’Europa «è un elemento ineludibile dell’Italia del passato, del presente e del futuro» secondo il cardinale «parte integrante della nostra cultura, in particolare di quella cristiana». Ma deve essere «più solidale e meno egoista, più unita e meno tecnocratica».
Migranti Quanto ai migranti, il presule sostiene che «non si possono assolutamente lasciare soli i Paesi di sbarco come l’Italia, perché è un fenomeno che riguarda l’intera Europa e che va risolto in ambito internazionale». Poi il monito: «non si può pensare di risolvere i flussi migratori riducendoli ad una mera questione di polizia o addirittura di spesa pubblica». Oltre alla «salvaguardia della dignità umana», c’è per Bassetti «la grande questione dell’integrazione nelle società odierne, che sono inevitabilmente multietniche. Due grandi sfide da cogliere come delle opportunità e anche come termometro della nostra fede. La cultura dell’incontro, espressa magistralmente dal capitolo 25 del Vangelo di Matteo, non può essere confusa, in alcun modo, con la ‘cultura della paura’ o, peggio, con i preoccupanti rigurgiti della xenofobia».
