di Mar.Ros.

È di alcuni giorni fa l’intervento alla Camera del deputato di gruppo Misto,+Europa, Riccardo Magi, che si è rivolto al ministro Carlo Nordio per conoscere lo stato di attuazione di una sentenza della Corte costituzionale che ha riconosciuto per le persone detenute la possibilità di mantenere relazioni affettive, anche a carattere sessuale.

Stanze dell’amore Come riportato da Umbria24, per i penitenziari di Terni e Parma, i relativi Tribunali di sorveglianza si erano già espressi favorevolmente, accogliendo le istanze di alcuni detenuti. Tuttavia, per garantire le cosiddette ‘stanze dell’amore’, locali in cui chi è recluso può ricevere visite in assenza del personale di polizia penitenziaria al fine di avere momenti di intimità con il proprio partner, sono necessari interventi di edilizia penitenziaria.

Nordio Il ministro della Giustizia ha rappresentato la necessità di coniugare quel diritto con le esigenze di sicurezza, compatibilità edilizia e di personale, parlando di «problemi che non sono solvibili in tempi rapidissimi». Rivendicando un lavoro avviato con apposito gruppo competente, il ministro ha fatto sapere che: «Dal monitoraggio è emerso che, dei 189 istituti penitenziari, solo 32 hanno confermato, allo stato, l’esistenza di uno spazio idoneo allo scopo, previa preventiva attuazione di ingenti e corposi interventi strutturali. Gli altri 157 istituti hanno dichiarato di non avere a disposizione spazi adeguati».

Umanizzazione del carcere «Tante volte – ha commentato ancora il ministro Nordio – la realtà confligge con quello che è il dato normativo o quello che è il dato giurisprudenziale». «Secondo noi – ha replicato il deputato Magi – non ci sarà nessuna umanizzazione del carcere con nessun intervento di edilizia penitenziaria, quali quelli che voi volete fare, se il commissario che avete nominato non inizia a lavorare da queste cose, che sono piccole, ma che modificano completamente la qualità della vita delle persone, e quindi la non afflittività della pena, al di là di quella che è già la privazione della libertà».

Carcere di Terni E di diritti umani lesi, tra i detenuti, si è parlato recentemente proprio a Terni, quando un ergastolano al 41-bis ha intrapreso per qualche giorno lo sciopero della fame e della sete per rappresentare la paradossale situazione per la quale molto spesso alcuni reclami vengono accolti dal magistrato di sorveglianza ma non trovano applicazione nella realtà. Tra gli esempi una banale porta per fruire dei servizi igienici in maniera riservata.

Dap Falle di sistema, derivanti probabilmente dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, che si ripercuotono anche sul lavoro degli avvocati che si scontrano con tempi della giustizia del tutto fuori scala. Alcuni legali rappresentano difficoltà oggettive nello svolgimento delle proprie funzioni: reclami che per carenza di personale non arrivano in tempi consoni sul tavolo del magistrato di sorveglianza, udienze dedicate alla discussione degli stessi che vengono convocate dopo anni, persino impossibilità di ricevere in via telematica i fascicoli dei propri assistiti.

Avvocati «Ci si ritrova – spiegano gli avvocati – a discutere reclami presentati da altri in passato e così è penalizzato il collega che ci ha lavorato a suo tempo, che non viene pagato. Di questo passo lo stesso accadrà a noi che ci impegniamo oggi. È veramente demoralizzante battersi per i diritti altrui e impattare sull’impossibilità di svolgere il proprio lavoro in un contesto peraltro così delicato». E sono ben note anche le difficoltà del personale di polizia penitenziaria nello svolgimento delle attività quotidiane in uno stato perdurante di sovraffollamento delle case circondariali, senza un adeguamento degli organici.

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