Pubblichiamo qui un articolo scritto dalla presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, in occasione della «Giornata della memoria». Intanto, sono state 1.400 in meno di 36 ore le adesioni alla campagna lanciata su Facebook dalla Regione Umbria.
di Catiuscia Marini*
Auschwitz. Perché ricordarlo? Perché fu progettato per sterminare con cinica intelligenza ed efficienza. 10.000 persone al giorno venivano uccise e date alle fiamme. Ad Auschwitz secondo alcune stime morirono circa 1,5 milioni di ebrei, 1 milione di prigionieri politici, oltre agli zingari, gli omosessuali, ed i Testimoni di Geova.
«Era una fila interminabile, uomini donne e tanti bambini che venivano inviati ogni giorno alle camere a gas. Vi rendete conto di cosa significa vivere in quelle condizioni? Giorno e notte uscivano fumo e fiamme dai forni crematori…. con scintille ben visibili. Era una fila interminabile di uomini di tutte le regioni d’Europa.. che erano figli, sorelle, padri, madri, tutti con una propria vita, tutti che dovevano ugualmente morire. Auschwitz era il posto dove chi sopravviveva, veniva privato di ogni diritto. Non poteva avere ricordi, anche il ricordo dei familiari, il senso della famiglia veniva schiacciato dall’esigenza di sopravvivere…».
Queste sono le parole di Pietro Terracina, un ebreo italiano, deportato nel lager di Auschwitz Birkenau e sopravvissuto alla Shoah. Parole che sono la preziosa testimonianza di chi visse la tragica esperienza, trasmettendoci il ricordo incancellabile.
Una follia cinica e pianificata, un feroce crimine contro l’umanità perpetrato per sterminare un intero popolo, con la sua storia, la sua religione, la sua lingua, la sua cucina, la sua cultura. La mattina del 16 ottobre 1943 i tedeschi SS portarono via tutti gli ebrei dell’ex Ghetto di Roma: più di mille furono gli ebrei deportati romani, pochissimi fecero ritorno dai campi sopravvivendo allo sterminio. Fu l’episodio più tragico della deportazione italiana perché tutto ciò avvenne con la complicità delle autorità italiane, le quali nel 1938 avevano approvato le leggi razziali per compiacere la follia della Germania nazista.
E poi il campo di Fossoli, in Emilia,che nel corso del 1944 divenne il campo poliziesco e di transito utilizzato dalle SS come anticamera dei lager: circa 5000 prigionieri per motivi politici e razziali passarono da Fossoli con destinazione Auschwitz, Dachau, Buchenwald, Flossenburg. La Risiera di San Sabba, a Trieste, fu utilizzata dall’occupatore nazista come campo di prigionia e poi di smistamento dei deportati inviati nei campi di sterminio di Germania e Polonia. Il 4 aprile 1944 venne messo in funzione anche un forno crematorio.
L’Italia di Mussolini partecipò a scrivere le pagine orribili di questa storia fatta di antisemitismo e di sistematica eliminazione degli ebrei, divenendo corresponsabile della follia della Shoah.
Al tempo stesso ci fu l’esempio di moltissimi italiani, un numero ampio di “giusti” che aiutarono a proteggere gli ebrei, non perdendo l’ancoraggio ai principi di umanità e di rispetto della inviolabilità della persona umana.
Il Vescovo di Assisi Giuseppe Placido Nicolini insieme a Don Aldo Brunacci e a padre Rufino Niccacci salvò più di 300 ebrei dalla Shoah facendoli nascondere nei conventi della città di Assisi, mentre ad altri furono forniti documenti falsi.
Tanti “giusti” italiani ci furono tra i funzionari dello stato, i carabinieri, i sacerdoti cattolici, le suore. L’azione di persone come Giorgio Perlasca o monsignor Angelo Rotta permise di salvare migliaia di ebrei.
La Giornata della Memoria, nella data simbolo di apertura dei cancelli del campo di sterminio di Auschwitz, è un impegno delle istituzioni per conoscere, capire, sapere, trasmettere conoscenze e testimonianze soprattutto alle giovani generazioni di ragazze e ragazzi affinchè la conoscenza profonda degli orrori della storia serva ad irrobustire gli anticorpi vitali per combattere il razzismo, l’antisemitismo, l’intolleranza religiosa e culturale, sempre purtroppo in agguato.
La Regione Umbria con la campagna 2012 “Ignorare la storia ci condanna due volte” vuole rendere omaggio alle vittime della Shoah e dare un contributo alla formazione consapevole delle nuove e giovani generazioni robuste nei valori e principi democratici, di libertà, rispetto e inviolabilità delle persone. Per non dimenticare.”
Presidente Giunta regionale dell’Umbria*
I messaggi su Facebook «Ignorare la storia ci condanna due volte», «Oltre 7.000 gli ebrei deportati dall’Italia. Morirono in 5.970», sono alcuni degli spot già pubblicati, corredati da testi, foto e immagini che rievocano i momenti della deportazione degli ebrei, mentre nei principali centri umbri sono stati affissi dei manifesti. Inoltre, a partire da venerdì, verrà predisposto uno spot che scorrerà nel sito istituzionale della Regione Umbria all’indirizzo www.regione.umbria.it, con le immagini più significative della campagna curata da Archi’s Comunicazione.


Commenti sull’accaduto non si possono fare talmente è orribile ciò che è stato fatto con la complicità di molte istituzioni politiche e religiose coinvolte.
Lodevole che nell’articolo vengono menzionati anche i Testimoni di Geova (I Bibelforscher come erano chiamati in quel tempo) e che nella figura viene messo in evidenza la tuta da carcerati con il triangolo viola col quale erano contrassegnati i Testimoni di Geova.
Per chi non lo sapesse i Testimoni di Geova tedeschi furono i primi ad essere internati ed uccisi nei campi di concentramento a motivo della loro neutralità cristiana e nel rifiuto di partecipare ad alcuna attività che avesse relazione con uccidere il prossimo qualunque esso sia invece di amarlo come continuano a fare tuttora in tutto il mondo.
Era sufficiente che rinunciassero a questa loro posizione firmando un documento per avere la vita salva, tuttavia hanno preferito in qualità di autentici Cristiani di ubbidire al comando di Gesù di amare il prossimo e non di ucciderlo e molti hanno pagato con la vita. Ezio