«Una pagina tragica della storia che ha provocato una ferita ancora aperta, visto che sono molte le famiglie italiane che hanno dovuto contare le vittime e fare la scelta dolorosissima di abbandonare la loro terra e le loro case»: è il pensiero espresso dalla presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, in occasione del «Giorno del ricordo» designato dalla Repubblica italiana nel 10 febbraio con l’obiettivo di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra.
La presidente Marini «Per troppi anni questa drammatica vicenda è stata coperta dal silenzio e dall’oblio – ha detto la presidente Marini –, ritengo, invece, che sia un dovere delle istituzioni ricordare, anche attraverso giornate commemorative, gli eventi tragici che hanno segnato negli anni la storia, non solo con l’obiettivo di onorare la memoria delle vittime, ma perché, troppo spesso, il fatto di far cadere nell’oblio tali fatti porta anche a non ricordare che le tragedie possono sempre ripetersi. Un concetto importante questo, che dobbiamo con forza trasmettere ai nostri giovani, affinché non dimentichino tutte le persone alle quali è stata sradicata l’esistenza con la forza. Le Foibe rappresentano la drammatica testimonianza di un passato doloroso che non si può e non va rimosso – ha concluso Marini -, al contrario, va condiviso per rafforzare la convinzione che una società è tanto più sana e forte, quanto più è solidale e basata su una convivenza civile».
L’incontro A Perugia, alla sala dei Notari, si è tenuto un incontro con i ragazzi delle scuole cittadine al quale hanno partecipato il presidente del consiglio comunale Leonardo Varasano, il prefetto Raffaele Cannizzaro e l’assessore alla cultura Teresa Severini. «Voglio lanciare a questi ragazzi – ha detto Cannizzaro – un messaggio ben preciso, ovvero che i fatti drammatici come questo, non hanno ideologia o colore, sono, piuttosto, distorsioni della politica che accomunano molti popoli anche oggi. A voi dico che dovete avete la cultura dei fatti, dovete comprendere per poter apprestare difese forti, basate sulla condivisione». «Siamo chiamati a celebrare – ha detto invece Varasano – due tragedie strettamente connesse tra di loro, come l’eccidio delle Foibe e l’esodo di nostri connazionali dalle zone dell’Istria, della Dalmazia e da Fiume, che per troppo tempo sono state silenziate e fuori dai libri di storia. Ora, il velo del silenzio è stato tolto e molto è stato fatto per ricordare, benché restino ancora sacche di ostruzionismo e riduzionismo di quegli eventi».
A Perugia Venerdì ai ragazzi hanno parlato anche il professor Giovanni Stelli della Società studi fiumani, Franco Papei dell’Associazione Venezia Giulia Dalmazia e Raffaella Rinaldi, in rappresentanza del Comitato 10 febbraio, i quali hanno aperto una finestra storica, ma anche sociale e culturale su quella che è stata definita «una triste pagina di storia italiana». «L’esodo di italiani dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia sotto lo spettro della pulizia etnica delle milizie jugoslave e lo spettro delle foibe, avviata già durante la guerra e proseguita dopo la firma del Trattato di Parigi, il 10 febbraio 1947, ha riguardato – ha ricordato Stelli – il 90 per cento della popolazione, con un significativo cambiamento dell’identità culturale di quelle terre, dove fino all’800 hanno convissuto etnie e popoli diversi, ma l’italianità linguistica e culturale era prevalente». Nel pomeriggio poi le autorità comunali hanno apposto una corona d’alloro al parco di Madonna Alta dedicato alle vittime.
Amelia illumina le mura e San Francesco Tanta gente poi ha assistito giovedì sera all’illuminazione architetturale delle Mura e del complesso di San Francesco, eseguite da Claudio Berrettoni in occasione delle celebrazioni del Giorno del Ricordo: «L’iniziativa molto suggestiva – dichiara la sindaca Laura Pernazza – ha riscosso un grande successo fra i cittadini ed ha coronato una giornata molto importante, iniziata nel pomeriggio al teatro sociale». In quella sede si è svolta la commemorazione delle vittime delle Foibe e dell’esodo giuliano-dalmata alla presenza, oltre che della sindaca, anche del prefetto, Angela Pagliuca, di numerose autorità civili e militari e di Toni Concina, esule e vice sindaco in esilio del comune di Zara. «È la prima volta che ad Amelia si celebra il Giorno del ricordo – ha detto la Pernazza – non è possibile dimenticare che fu posto in atto un disegno di genocidio, condotto senza distinzioni politiche, razziali, sociali o di sesso ed età. La legge 30 marzo 2004 ha sancito l’istituzione di questa giornata speciale e questa data non deve assolutamente servire ad alimentare odi, perché la storia non è strumento di lotta politica». Il prefetto ha invece evidenziato come «il ricordo sia un dovere di ciascuno, in modo da impedire che ignoranza e indifferenza abbiano la prevalenza. Lo si deve – ha proseguito – ai sopravvissuti e ai familiari delle vittime che coltivano la memoria di quella tragedia». La cerimonia si è conclusa con l’esecuzione al pianoforte di alcuni brani musicali di melodie tradizionali dalmate prima della visita alle Mura illuminate.


