Medici del Mondo, rete internazionale impegnata a garantire l’accesso alla salute, torna ad accendere i riflettori sul tema dell’aborto con la campagna The unheard voice, per mettere in luce la «diffusa violenza psicologica cui sono sottoposte molte delle 63mila donne che ogni anno in Italia vogliono interrompere la gravidanza». L’associazione, in occasione della Giornata per l’aborto sicuro che cade il 28 settembre, lancia la campagna facendo ascoltare per la prima volta cosa accade nelle strutture sanitarie. 

Il report La relazione «Aborto a ostacoli. Come le politiche di deterrenza minacciano l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza» pubblicata da Medici del mondo, presentata lunedì alla Camera, denuncia «come la politica stia istituzionalizzando le barriere all’accesso all’aborto, trasformandole in vere e proprie politiche di deterrenza, con una forte ripercussione sulla salute mentale delle persone che vogliono abortire». Il rapporto si concentra anche sui territori, «emblematico è l’esempio della Regione Umbria, che non è nuova alla presenza e alla vicinanza di associazioni antiabortiste». In particolare è nel centro del mirino l’operato della giunta Tesei dal 2020 a oggi, dall’abrogazione della possibilità di accedere all’ivg farmacologica in day hospital o in casa durante la pandemia, all’inchiesta Mai dati di Chiara Lalli e Sonia Montegiove, alla discussa Legge sulla famiglia recentemente approvata dall’assemblea legislativa.

Consultori All’interno del documento viene anche evidenziato lo stato di salute dei consultori nel comune di Perugia, evidenziando come, siano «due consultori rimasti attualmente aperti a Perugia», Madonna Alta e Ponte San Giovanni, e che «nel distretto del perugino ci sono tre ginecologhe e dieci ostetriche per tre consultori (incluso Ellera, ndr) e manca una coordinatrice delle ostetriche». Quanto ai tempi di attesa, l’indagine rileva «tempi elevati per la prenotazione tramite Cup, con un’attesa minima di un mese, in alcuni casi fino a tre mesi»

Le voci delle donne Inoltre, sono riportate nel report di Medici del mondo le testimonianze raccolte da diverse associazioni in Umbria e nel resto d’Italia, che evidenziano «atteggiamenti ostili e linguaggio offensivo del personale sanitario («Potevi pensarci prima», «Queste ragazzine sempre con le gambe aperte»), donne costrette ad ascoltare il «battito fetale» e a firmare, contro la loro volontà, per la sua sepoltura. Una vera e propria violenza psicologica (e fisica, se si considerano gli antidolorifici volutamente negati dopo la procedura), sistemica e costantemente aggravata dai ripetuti tentativi dei gruppi antiabortisti di umanizzare l’embrione e criminalizzare la persona». Secondo l’associazione, ciò che ne deriva, per le donne che accedono all’aborto, è un «inutile trauma emotivo». La campagna The unheard voice diffonderà testimonianze raccolte attraverso la piattaforma di streaming Spotify, accompagnate dalle voci di attivisti e attiviste sul tema dell’aborto.

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