Si è tenuta domenica 6 marzo, in occasione della Giornata Europea dei Giusti, l’inaugurazione del Giardino dei Giusti del Mondo neòla Biblioteca di San Matteo degli Armeni. E’ stata scoperta una targa da parte del vicesindaco di Perugia, Urbano Barelli e sono stati piantati sei alberi di cipresso in ricordo di altrettanti Giusti che – come ha detto lo stesso vicesindaco, citando Borges – “ignorandosi, stanno salvando il mondo”.
Barelli ha, peraltro, sottolineato l’importanza dell’iniziativa, «soprattutto -ha detto- in un tempo come il nostro, in cui le divisioni e gli scontri sono troppo spesso preponderanti ri-spetto al dialogo e alla condivisione». Significativo anche il luogo in cui il Giardino dei Giusti del Mondo è stato creato, all’esterno della Biblioteca di San Matteo degli Armeni, luogo che si caratterizza proprio per il dialogo interreligioso e interculturale e che ospita, non a caso, anche la biblioteca di Aldo Capitini.
Come ha ricordato Gabriele De Veris, bibliotecario di San Matteo degli Armeni, «oggi in al-tre città d’Italia e d’Europa si celebra la Giornata Europea dei Giusti, con iniziative analoghe a questa. Accanto ai Giusti del mondo -ha sottolineato De Veris- non possiamo non ri-cordare i giovani volontari e attivisti morti di recente, come Valeria Soresin, vittima della strage del Bataclan, Giulio Regeni, ucciso lo scorso febbraio in Egitto e Berta Càceres, ambientalista uccisa il 3 marzo in Honduras.
I sei alberi “per chi ha scelto il bene” sono stati, quindi, dedicati a Tahir Elçi, avvocato curdo, attivista dei diritti umani, ucciso lo scorso 28 novembre a Diyarkabir, in Turchia. Come ha ricordato Gianluca Calvieri, presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Perugia, «Elçi si era, fin dall’inizio della sua carriera, occupato della difesa dei diritti umani, arrivando a pagare con la sua vita questa scelta. Scelta che ci impone una domanda: qual’è il ruolo dell’avvocato nella società di oggi, dove troppo spesso i diritti inviolabili dell’uomo, sanciti dalle norme, si scontrano con tanti interessi particolari?».
Altro Giusto, Alexander Langer, politico, scrittore, ambientalista e pacifista, impegnato per i diritti umani e la nonviolenza che – come ha ricordato Giuseppe Moscati, della Fondazione Centro Studi Aldo Capitini “era una figura che ha incoronato quella che lo stesso Capitini chiamava “persuasione”. Pioniere della tradizione politica dell’impegno verde, in occasione di un convegno ad Assisi nel 1994, un anno prima della sua morte, Langer ebbe a dire il messaggio di fondo della riconciliazione con la Natura è recuperare una vita più semplice».
Due, quindi, le giornaliste, due donne, commemorate oggi nel Giardino dei Giusti di San Matteo degli Armeni: la prima Marisol Macias Castaneda è stata ricordata da Massimo Pistolesi, in rappresentanza dell’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria. «Marisol – ha detto- era gli occhi e le orecchie per chi non ha voce. Ha lottato contro i narcotrafficanti, che, decapi-tandola, hanno lasciato accanto al suo corpo un biglietto con scritto ‘la sua strada era sbagliata’». Evidentemente era invece la strada giusta. Anche se sappiamo che inseguire la verità e avere il coraggio di raccontarla non è facile».
La seconda giornalista è la russa Anna Stepanovna Politkovskaja, cha ha raccontato con i suoi articoli la guerra in Cecenia e le violazioni dei diritti umani, uccisa nell’ottobre del 2006. Come ha ricordato Alessandro Lucibello, responsabile della Circoscrizione Umbria di Amnesty International, la Politkovskaja scriveva ciò di cui era testimone, ricevendo in redazione persone che non avevano nessun altro a cui rivolgersi. Francesca Barone, del Centro Pari Opportunità della Regione dell’Umbria, ha ricordato, invece, la figura di Wangari Muta Maathai, biologa keniota, promotrice dello sviluppo soste-nibile e della riforestazione di alcune zone desertiche dell’Africa, quale presupposto per lo sviluppo economico e sociale del Paese. «Ha sostenuto la democrazia -ha detto- proteggen-do la terra, nella convinzione che lo sviluppo rurale partisse dalle donne».
Ultimo Giusto del Mondo ricordato questa mattina Armin Theophil Wegner, medico e scrit-tore tedesco, testimone del genocidio armeno prima (sue sono le uniche foto che testimonia-no la tragedia) e di quello degli ebrei poi, che -ha ricordato Franco Mezzanotte, Presidente dell’Associazione Vivi il Borgo – egli ha cercato di contrastare come poteva, attraverso la scrittura. Un Giusto che ha affrontato il suo destino fino alla fine, è stato detto, assumendo su di sè la colpa per quello che stava succedendo.
Al termine dell’inaugurazione, l’Associazione Vivi il Borgo ha donato a tutti i presenti un seme di roverella, ‘da far crescere, di cui prendersi cura attuando, in qualche modo, una forma di giustizia, per dare vita ad una pianta come la quercia, forte e solida’.
Ma chi sono i Giusti?
Il termine Giusto è tratto da un passo della Bibbia che recita «chi salva una vita salva il mondo intero» ed è stato applicato per la prima volta in Israele ad indicare coloro che avevano salvato gli ebrei dal nazismo. E’ stato poi esteso a tutti coloro che hanno lottato per la difesa dei diritti umani nelle situazioni estreme o che si battono contro i tentativi di negare le persecuzioni.
Gariwo, Gardens of the Righteous Worldwide, è la onlus che ha come obiettivo quello di far conoscere le figure e le storie dei Giusti anche attraverso il cd Giardino dei Giusti, un luogo della memoria che ci invita a non rimanere indifferenti anche in condizioni estreme. Su proposta di Gariwo, nel 2012 il Parlamento Europeo ha istituito la Giornata Europea de-dicata ai Giusti per tutti i genocidi, da tenersi il 6 marzo di ogni anno, con l’obiettivo di dif-fondere i valori della responsabilità, della tolleranza e della solidarietà.
Si è concluso con due momenti molto significativi che si sono tenuti sabato 5 e domenica 6 marzo in Vescovado, ad Assisi il ricco programma degli eventi collaterali alla Giornata della Memoria 2016. Il primo momento molto suggestivo e di grande spessore si è avuto con il concerto per la Memoria tenuto dal complesso vocale e strumentale ‘AssisIncanto Chorus’ fondato e diretto dal maestro Lucio Sambuco. A fare da cornice alla formidabile esecuzione del coro è stata la Sala della Spoliazione.
La musica è stata intervallata da interpretazioni a tema sulla Shoah, durante le quali è stata ricostruita la storia di alcune grandi donne che hanno vissuto durante la seconda guerra mondiale e che si sono battute contro le persecuzioni razziali. «L’Angelo di Auschwitz. Ritratto di quattordici grandi donne» il tema portante del concerto. Molte le melodie interpretate tra le quali due opere di Guido Alberto Fano compositore e musicista ebreo rifugiato e salvato in Assisi. Durante il concerto, inoltre, è stata realizzata in estemporanea un’opera pittorica a cura dell’immaginatore Daniele Buschi che sarà donata al ‘Museo della Memoria, Assisi 1943-1944’.
«Abbiamo bisogno di costruire un mondo nel segno della sinfonia, abbiamo bisogno di ricomporlo – ha esordito il vescovo monsignor Domenico Sorrentino durante i saluti iniziali -. Se il nostro sentiero si raddrizza riusciamo a mettere insieme tante sinfonie di bene. Ormai la sinfonia o è globale oppure non c’è. Questo ambiente dove ci troviamo – ha aggiunto riferendosi alla sala della Spoliazione – è stato capace di creare fasce di luce in un momento difficile della storia. A me piace tenere vivo questo filo di luce, e partendo da questo possiamo costruire un sentiero di pace. La sala della Spoliazione – ha continuato il vescovo – assume tutto questo significato simbolico e non». Ai saluti del vescovo Sorrentino sono seguiti quelli del sindaco di Assisi Antonio Lunghi il quale dopo aver ringraziato la curatrice del Museo della Memoria Marina Rosati, la diocesi, il vescovo e l’Opera casa papa Giovanni ha sottolineato che «dobbiamo essere come sentinelle che testimoniano che questa storia, questi orrori non si devono ripetere». Durante il secondo momento vissuto domenica 6 marzo, Giornata europea dei Giusti dichiarata dal Parlamento di Bruxelles, sono stati visitati alcuni luoghi del Vescovado con il vicario episcopale monsignor Vittorio Peri che ha fatto da guida ai partecipanti. Dopo la sala della Spoliazione e quella dei Vescovi sono stati mostrati i sotterranei dove furono nascosti gli ebrei rifugiati in Assisi. La visita si è conclusa nel chiostro della Curia che un anno fa è stato dichiarato “Giardino dei Giusti” associato alla rete del “Gariwo” di Gabriele Nissim.
