«Quando c’è stata la prima scossa abbiamo visto edifici oscillare in modo davvero impressionante. Si sentiva distintamente il rumore dei palazzi che si muovevano». Il racconto della terribile esperienza del terremoto giapponese è di Marianna Santoni di Foligno, intercettata dai giornalisti appena scesa dal volo da Tokyo.

Spaventoso E’ «spaventoso» la parola ripetuta più spesso domenica dai primi italiani rientrati a Roma da Tokyo dopo il violentissimo terremoto che ha scosso il Giappone. Ancora provati dalla brutta esperienza, i nostri connazionali, una ventina, per lo più turisti ma anche uomini d’affari in viaggio di lavoro, hanno raccontato al loro arrivo all’aeroporto di Fiumicino quei terribili momenti vissuti durante il terremoto.

Palazzi che si muovevano Tra di loro la folignate Marianna Santoni. «Quando c’è stata la prima scossa eravamo ad Akiabara, il quartiere tecnologico di Tokyo, per fortuna in quel momento ci trovavamo in strada. Abbiamo visto edifici oscillare in modo davvero impressionante. Si sentiva distintamente il rumore dei palazzi che si muovevano. Per fortuna le infrastrutture hanno retto. Non abbiamo visto edifici crollati, neanche lungo l’interminabile tratto di strada, circa 12 chilometri, che abbiamo percorso a piedi per rientrare in albergo».

Imparare dai giapponesi «A parte noi, che eravamo letteralmente terrorizzati – ha continuato Santoni – la gente non si è mai fatta prendere dal panico. C’è da imparare molto dai giapponesi nel vedere come riescono a gestire calamità di questo tipo». Tra gli italiani rientrati c’è stato chi ha detto di essere riuscito ad avvisare i familiari in Italia collegandosi ad internet. «I telefoni, nel momento in cui c’è stato il terremoto, erano inutilizzabili e così – ha riferito Marta Cosentino, di Lauria, in provincia di Potenza – abbiamo subito informato i nostri parenti servendoci della rete. In questo modo – ha aggiunto la ragazza – li abbiamo tranquillizzati ancor prima che venissero a conoscenza del terremoto dai vari giornali e telegiornali».

Paura nucleare Ma a preoccupare ancor più i nostri connazionali è stato l’allarme nucleare scattato a seguito dell’incertezza sulla tenuta del reattore n.3 della centrale nucleare di Fukushima. «Il pericolo atomico ci ha fatto venire i brividi lungo la schiena – ha detto un uomo d’affari di Reggio Emilia – Anche per questo motivo ho deciso di lasciare il Paese anzitempo».

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