La premiazione

Giano dell’Umbria, per i comuni sotto i 10 mila abitanti, seguita da Torgiano e Monte Castello di Vibio ed Umbertide sopra i 10 mila, sono i «Comuni ricicloni», ovvero quelli che hanno superato il 65% di raccolta differenziata. Il premio, arrivato alla ventunesima edizione, è stato consegnato mercoledì a Roma da Legambiente. Giano (3.815 abitanti) ha toccato il 70,1% di raccolta differenziata, Torgiano (6.698) il 71,7%, Monte Castello di Vibio (1.610) il 65,6% e Umbertide (16.748) il 71,6%. «Quattro comuni – commenta l’associazione – sono veramente pochi se paragonati agli 85 delle Marche, dove i comuni virtuosi crescono (+15% in un anno): qui, semplicemente, è stata applicata in maniera intelligente la legge nazionale, prevedendo un tributo di 20 euro a tonnellata per i rifiuti urbani che finiscono in discarica, importo che viene modulato in base alle performance di raccolta differenziata raggiunte dai comuni. Nelle vicine Marche semplicemente non è conveniente smaltire in discarica, al contrario dell’Umbria, dove ancora la discarica rimane centrale nella gestione dei rifiuti».

DIFFERENZIATA AL 48,3% IN UMBRIA NEL 2013: I NUMERI

In Italia 1.328 In tutto in Italia i «Comuni ricicloni» sono il 1.328 su oltre ottomila, «per un totale di 7,8 milioni di cittadini – osserva Legambiente – che hanno detto addio al cassonetto, pari al 13,7 per cento della popolazione nazionale che oggi ricicla e differenzia i rifiuti alimentando l’industria del riciclo (150 mila posti di lavoro)». «L’adozione di azioni per la riduzione dei rifiuti – conclude l’associazione -, ​la ​ tariffazione puntuale, la ​racconta differenziata spinta a cominciare dall’organico che non deve essere più raccolto con i bidoni ​di prossimità, la ​massimizzazione del riciclaggio aumentando la quantità e la qualità della raccolta differenziata, la premialità per i comuni virtuosi e sanzioni quelli che non raggiungono gli obiettivi di legge, il ​coinvolgimento dei cittadini e il ​monitoraggio del servizio, sono le azioni da mettere subito in pratica solo così l’Umbria potrà dare nuovo e positivo ​impulso alla gestione dei rifiuti».

Quelli «Rifiuti free» In Italia inoltre ci sono 300 comuni «Rifiuti free», che sono riusciti a ridurre del 90% circa la quantità di rifiuti da smaltire, hanno prodotto meno di 75 chilogrammi a testa di rifiuto secco indifferenziato, mentre la produzione media pro capite nazionale si aggira sui 550 chili annui. E non si tratta di piccoli comuni: il toscano Empoli con i suoi 48 mila abitanti è seguito dai trevisani Castelfranco, Montebelluna, Vittorio Veneto, tutti attorno ai 30 mila abitanti. Le ricette sono diverse, ma con alcune caratteristiche comuni: la raccolta “porta a porta”, la modalità di tariffazione del servizio (due terzi applicano la tariffa puntuale), la responsabilizzazione dei cittadini attraverso una comunicazione efficace e con politiche di prezzo che premiano il cittadino virtuoso con una riduzione della tassa sui rifiuti se separa bene i materiali, incentivando la pratica del compostaggio domestico, promuovendo il consumo dell’acqua del rubinetto riducendo le bottiglie di plastica, bandendo l’usa e getta. «Questi comuni – dice Legambiente – dimostrano chiaramente che è possibile una politica virtuosa dei rifiuti».

No a posticipazioni Legambiente infine dà un giudizio molto negativo del disegno di legge, collegato alla legge di stabilità in discussione in Commissione ambiente della Camera, che posticipa al 2020 l’obiettivo del 65% di differenziata che i comuni avrebbero dovuto raggiungere entro il 2013. Obiettivo che se non centrato comporterebbe un’addizionale del 20% al tributo di conferimento in discarica. Con le nuove norme invece la multa verrebbe pagata solo a partire dal 2015 dai comuni che non avranno raggiunto il 35% di differenziata nell’anno precedente, nel 2017 da quelli che non avranno raggiunto l’obiettivo del 45% nell’anno precedente e nel 2021 dai comuni che non avranno raggiunto l’obiettivo del 65% nell’anno precedente. «Un provvedimento di questo tipo – dice Legambiente – rappresenterebbe inoltre un ingiustificato condono a chi ancora non si è attivato per una corretta gestione dei rifiuti, un disincentivo ad impegnarsi su questo fronte per i prossimi anni e una beffa per i “Comuni ricicloni” e che hanno dimostrato come l’obiettivo del 65% fosse raggiungibile».