Il gasdotto dovrebbe attraversare la dorsale appenninica

«Non c’è alcun tipo di rischio idrogeologico, né sismico, né sul piano delle emissioni derivante dalla rete Adriatica». A dirlo, venerdì, è stato il il vice ministro dello Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, rispondendo in Commissione Industria del Senato a un’interrogazione del M5S. Anzi, ha evidenziato De Vincenti, «tale rete ha una valenza strategica per il sistema di trasporto nazionale del gas per diverse ragioni». In primo luogo, «perché l’incremento delle capacità dei punti di entrata della rete italiana garantirà la copertura del fabbisogno energetico del Paese nel medio-lungo termine. In secondo luogo, perché permetterà la realizzazione di capacità in esportazione dai punti di uscita del Nord dell’Italia verso l’Europa settentrionale e orientale, consentendo una reale integrazione delle reti di trasporto dei diversi Paesi europei, nella prospettiva del mercato unico europeo. In terzo luogo, perché consentirà di diversificare i corridoi di attraversamento del Paese, conferendo maggiore sicurezza e affidabilità al sistema di trasporto del gas all’interno delle stesse Regioni attraversate dal gasdotto».

Potenziamento «La rete Adriatica – ha spiegato De Vincenti – è una iniziativa di potenziamento del sistema di trasporto del gas dal Sud dell’Italia verso il Nord, progettata in base ai programmi di utilizzo dei punti di entrata esistenti e alle iniziative in atto o previste dagli operatori del settore gas per crearne di nuovi, ad esempio Tap e impianti di Gnl». La rete Adriatica «è costituita dai seguenti cinque tratti di gasdotti funzionalmente autonomi: Massafra-Biccari, autorizzato, costruito e in esercizio; Biccari-Campochiaro, autorizzato e in fase di costruzione; Sulmona-Foligno, procedimento in corso; Foligno- Sestino, procedimento in corso; Sestino-Minerbio, procedimento chiuso con esito favorevole, con il decreto di autorizzazione in fase di emissione». Il vice ministro ha segnalato che «tra Campochiaro e Sulmona esiste un gasdotto già completato e in esercizio. È inoltre prevista la realizzazione a Sulmona di un impianto di compressione del gas della potenza di circa 33 MW, la cui ubicazione è posta in corrispondenza della rete esistente dei metanodotti di Snam Rete Gas, che già oggi confluiscono a Sulmona. Ogni tratto è funzionalmente autonomo; può quindi esistere indipendentemente dagli altri e garantisce quota parte degli obiettivi complessivi della rete Adriatica. Infatti, oltre alle finalità generali descritte, i diversi tratti consentono di raggiungere anche una serie di obiettivi parziali, in particolare il potenziamento delle reti regionali esistenti e l’aumento della flessibilità e dell’affidabilità del sistema locale di trasporto del gas. Tutti i tratti hanno ottenuto la pronuncia di compatibilità ambientale favorevole del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare».

Sulmona-Foligno Il progetto, ha evidenziato De Vincenti, «è frutto di una attenta analisi eco-sistemica di dettaglio che ha portato alla scelta di un tracciato che assicura la maggiore compatibilità ambientale possibile. Tale assunto si basa sul presupposto fondamentale che l’opera è totalmente interrata e, al termine dei lavori, le aree interessate saranno oggetto di accurate opere di ripristino, sia relativamente alle aree agricole che alle aree incolte, alle aree boschive e, in generale, a tutte le aree naturali. In particolare, il tracciato del metanodotto Sulmona-Foligno è stato individuato dopo una dettagliata analisi di campo, di geologia, geomorfologia e idrogeologia del territorio, con particolare attenzione ai bacini fluviali principali e a tutti i corsi d’acqua, anche minori, alla natura dei terreni e alle stratigrafie, elaborando specifiche schede per ogni corso d’acqua, progettando le più opportune modalità di attraversamento fluviale e di ripristino morfologico».

Tutto in regola Sono stati analizzati «i piani paesistici delle regioni Abruzzo, Lazio, Umbria e Marche ed è stata posta particolare attenzione a dispositivi di legge a carattere regionale previsti per la tutela dell’assetto idrogeologico. Il tracciato del metanodotto in progetto è stato individuato secondo una direttrice che riduce al minimo le interferenze con aree sottoposte a vincolo idrogeologico e a fenomeni gravitativi. Il tracciato dei metanodotti è stato definito scegliendo i lineamenti morfologici e geologici più sicuri (fondovalle, terrazzi, dorsali, ecc.) e comunque lontani dalle aree interessate, anche solo potenzialmente, da dissesti idrogeologici. Nello specifico, le principali strutture sismogenetiche, quali, per esempio, quelle presenti nel territorio aquilano attivatesi in occasione dell’evento sismico del 6 aprile 2009, non vengono mai interessate dall’opera in progetto». In merito alle opposizioni al progetto ‘Rete Adriatica’, De Vincenti ha evidenziato che «delle dieci Regioni coinvolte dal progetto ben otto hanno formulato un parere favorevole circa la compatibilità ambientale dell’infrastruttura: Puglia, Molise, Basilicata, Campania, Marche, Umbria, Toscana e Emilia-Romagna. Non si sono espresse la Regione Lazio e la Regione Abruzzo».

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