di Maurizio Troccoli
Ecco l’Umbria: «Un’apatia democratica, in cui c’è un governo ultra quarantennale con opposizione che pare in parte addomesticata, una società e sistema politico chiuso e conservatore e perpetuatore di se stesso. Società poco educativa e chiusa. Questo sistema politico autarchico e immobilista è mantenuto tale da scelte precise che assicurano gli equilibri delle carriere politiche. Gli strumenti per mantenere questa situazione sono: la gestione di denaro pubblico, finanziamenti a pioggia, mancanza di scelte strategiche, forte elemento di dirigismo politico dell’economia, numero altissimo delle società partecipate e controllate dagli enti locali», eccola nelle parole, nella riflessione, nell’analisi di Galli Della Loggia, editorialista del Corriere della Sera, uno che non le manda a dire, che non ha peli sullo stomaco e che il proprio punto di vista lo sostanzia con fatti, ricerche storiche e documentazioni appropriate.
L’appuntamento Siamo all’appuntamento della pubblicazione del libro: “Poliarchia e bene comune. Chiesa, economia e politica per la crescita dell’Umbria”, che si è svolto lunedì 28 febbraio, presso la Sala dei Notari di Perugia, alla presenza di Monsignor Vincenzo Paglia e dell’onorevole Giuliano Amato. Una riflessione che a molti non è andata giù, ma che per altrettanti almeno potrebbe rappresentare il manifesto, la fotografia scattata con uno scatto lento, lungo quarant’anni, della politica di questa Regione. Insomma una critica dura ancorché onesta intellettualmente quella del professore che sembrerebbe fare riecheggiare antiche e dissacranti denunce a quel «regime» cristallizzato che vede reincarnarsi il potere di legislatura in legislatura, in questa Regione, di decennio dopo decennio, ma che, pur nell’apparente dietrologia, si ripropone come attuale e cogente.
Bravi non ci sta Nel ragionamento di Galli Della Loggia c’è, secondo il segretario generale della Cgil Umbria, una inopportuna critica al modello della concertazione, in questa Regione. Così, in un comunicato stampa, Mario Bravi, puntualizza il passaggio del professore. «Abbiamo assistito ad un durissimo, e secondo noi del tutto immotivato, attacco del professor Ernesto Galli Della Loggia, tra l’altro autorevole editorialista del Corriere della Sera, all’istituto della concertazione che, “Oddio!”, la Regione dell’Umbria ha colpevolmente, sempre secondo l’autorevole professore, inserito nello Statuto regionale. Ora pensiamo che si possa discutere su tutto e che comunque il confronto e la discussione pubblica siano utili. Purché si faccia chiarezza su alcuni elementi fondamentali. La concertazione che nella nostra regione ha avuto varie fasi ha l’obiettivo di sviluppare il confronto e la discussione fra tutte le forze sociali, a partire dal lavoro, rappresentato dai sindacati confederali, che nella nostra regione è la parte più colpita dalla crisi economica che l’attraversa. Non crediamo che di per sé la concertazione comprima il ruolo delle istituzioni, anzi sicuramente ne costituisce un elemento di valore. Però, siccome siamo convinti che l’Umbria sia collocata nel contesto nazionale e ne subisca fortemente le conseguenze, anche per quanto riguarda la congiuntura economica e sociale, vorremmo chiedere al professori Galli Della Loggia se è più moderno, rispetto alla concertazione regionale, il modello imposto da Berlusconi e da Sacconi che non prevede nessuna concertazione con le forze sociali, a meno che non si dichiari il consenso preventivo al Governo. Una linea basata sul tentativo di dividere le organizzazioni sindacali e su una politica fiscale che vede il lavoro tassato per oltre il 30%, mentre i lauti profitti di Berlusconi e dei suoi amici solo al 12,5%. Caro professor Galli Della Loggia, questa politica fiscale, che non è frutto della inesistente concertazione nazionale, è emblema di modernità? O è moderno il cosiddetto modello Marchionne basato sull’autoritarismo e sul ricatto? Vorrei sommessamente ricordare che Gustavo Zagrebelsky, professor emerito e già membro della Corte Costituzionale, ha ad esempio indicato nell’accordo Fiat un sostanziale disconoscimento della bilateralità e una logica improntata al più stantio autoritarismo aziendale. Crediamo sia giusto riflettere anche su questo e perciò chiediamo a tutti, anche agli intellettuali più autorevoli, di riflettere sul senso vero delle parole. Il senso di parole come: democrazia, modernità, autoritarismo e concertazione. Solo riflettendo in maniera approfondita si può dare un contributo all’Umbria».
Marini in prima fila Secondo il quotidiano “Il Messaggero”, nelle Foglie dell’edizione locale, la presidente Marini, seduta nelle prime file della Sala dei Notari, «ha provato a rispondere» al professore, «con detrimento del bon ton, ma senza conseguenze per il successo dell’intervento del noto professore: scroscianti applausi».
Chiesa e devozionismo protetto Il libro è stato definito da Ernesto Galli Della Loggia «un discorso autocritico sulla presenza dei cattolici nella politica in Umbria, ma soprattutto un atto di coraggio della Chiesa umbra – che fa ben sperare per il futuro e per un possibile dialogo e confronto – ad uscire fuori da quella posizione che sempre ha caratterizzato la Chiesa in Umbria nei confronti della politica, assestata nel ruolo di devozionismo protetto» per il quale è auspicabile che oggi «si trovino degli altri interlocutori. Così coraggioso che rompe la coltre di conformismo culturale e di egemonismo politico che domina la regione e lo fa sotto l’impulso del vescovo Paglia e della Chiesa dell’Umbria».
Ruolo iperegemonico della politica Passando quindi ad analizzare il contenuto del libro, il prof. Galli Della Loggia ne ha messo in evidenza i tre filoni dell’analisi socio economica dell’Umbria, dell’assetto istituzionale e politico e del rapporto tra i cattolici e la politica. «La situazione socio economica non è molto allegra – ha detto Galli Della Loggia –. C’è la presenza di molta istruzione qualificata che non trova impiego in un sistema industriale dominato dalla piccolissima impresa che ha propensione scarsa alla ricerca e sviluppo tecnologico, scarsa percentuale di esportazione e internazionalizzazione».Il prevalere di questa situazione che Galli della Loggia ha descritto come un «sistema in cui la politica ha un ruolo iperegemonico, in cui i cattolici non riescono a fare a meno di quella disponibilità di adattamento messa in evidenza anche nel libro, è una storia regionale in cui i cattolici non sembrano esserci stati». Una situazione che secondo il professore difficilmente cambierà nel breve periodo, ma che apre spiragli diversi «come dimostra l’opera di riflessione della Chiesa che con coraggio ha avviato un cammino, di cui questo libro è parte essenziale, che lascia sperare ma è anche necessario che la Chiesa trovi degli interlocutori».


Ieri sono andata ad ascoltare, molto incuriosita. E poi mi sono fatta prestare lì il libro. E ho letto. iL prof. Galli della Loggia avrà esagerato, tuttavia, sostanzialmente, c’è scritto che si discute del fatto che si “costituzionalizza” – per metafora – la concertazione.
Ma questo è vero perché lo Statuto umbro all’art. 19, dal titolo Concertazione, dice esattamente che “1. Il Presidente della Giunta regionale può attivare fasi formali di concertazione con le rappresentanze istituzionali, funzionali, economiche, sociali, professionali per
individuare linee di intesa. Negli atti di competenza del Consiglio regionale, la concertazione è avviata previa immediata informazione al Consiglio stesso che può adottare atti di indirizzo. 2. Il Presidente del Consiglio convoca annualmente i rappresentanti istituzionali,funzionali, economici e sociali della Regione nella Conferenza regionale dell’Economia e del Lavoro. Il Consiglio regionale sulla base degli atti della Conferenza può adottare linee di indirizzo.”
E a me sembra molto grave perché a lezione, i Proff. Volpi e Oliviero, ci hanno sempre spiegato che irrigidire la società con troppo diritto vuol dire soffocare la società…per cui, addirittura obbligarla alla concertazione, senza se e senza ma, mi pare davvero troppo.
Forse Bravi confonde la concertazione che è un metodo negoziale – e non un dogma statutario, addirittura invocabile anche attraverso la Commissione di garanzia presieduta tra l’altro dal mio Prof. (Mauro Volpi)- con la partecipazione…
Comunque quell’articolo non mi piace proprio. E Galli, se non altro su quello, a maggior ragione dopo quanto ho letto di Bravi, ha a mio avviso molta ragione.