di Ma.Ma
Giacomo Fumu compie una sintesi veloce della sua esperienza a capo della procura della Repubblica di Perugia, a poche settimane dal suo trasferimento a Firenze, alla scuola di formazione della magistratura.
«Sono stai anni faticosi, intensi, ma assai gratificanti», dice Fumu durante una pausa al congresso nazionale dei medici di laboratorio, a cui ha partecipato in qualità di relatore assieme al sostituto procuratore Giuseppe Petrazzini e al magistrato Giuliano Mignini, ora alla procura generale della Repubblica. «Continuerò a vivere Perugia perché considero questa la mia seconda città. In fondo la mia carriera si è sviluppata in gran parte a Perugia, prima come sostituto e poi con questo incarico di cui ho avvertito la grande responsabilità e l’impegno, affiancato da splendidi collaboratori ai quali mi legano rapporti di stima e di amicizia».
Che sintesi si può fare del suo periodo perugino?
«Che termina qui la fase dell’indagatore per tornare a un altro ambito importante della magistratura, quello del formatore, di colui che organizza e svolge l’attività di docente per i magistrati che necessitano di costante aggiornamento».
Trattandosi di un convegno medico, l’attenzione dei camici bianchi è molto elevata. Possibile che la paura faccia novanta quando un medico sente parlare di magistratura?
«Non deve essere assolutamente così. Il medico deve sapere che vengono immediatamente cestinate le tante richieste che arrivano nei nostri uffici che chiaramente sottolineano aspetti superficiali e qualunquistici della materia medica. E’ invece preciso obbligo del magistrato, aprire una indagine con tutti i crismi di legge, quando si riceve una denuncia circostanziata, sia sotto il profilo giuridico che sotto quello medico-legale. Ma le inchieste si aprono e si possono anche chiudere con un nulla di fatto. Io stesso ne so qualcosa in prima persona. A Firenze esistono diversi fascicoli aperti a mio nome ma non credo che qualcuno possa dire di avermi visto preoccupato, ben sapendo di non avere commesso alcun reato. La gente non deve avere paura del magistrato. In questi anni in cui sono stato a capo della procura i magistrati non sono apparsi mai in pubblico per promuoversi, hanno svolto una operazione di umanizzazione della magistratura, partecipando del resto come il sottoscritto, a convegni e dibattiti. Mai siamo andati a fare passerella, a parlare di casi ancora aperti, in trasmissioni televisive dove la magistratura spesso viene messa sotto processo».
Si era raccomandato ai giornalisti all’inizio del suo mandato di evitare la pubblicazione di foto e il nome dei pm che stavano svolgendo indagini. Il procuratore Fumu sa che le cose non sono andate esattamente così e si limita a un sorriso, forse rivolto ai giornalisti che hanno derogato e chissà magari anche a chi ha visto più volte pubblicato la propria foto e il proprio nome.
