Francesca Di Maolo nominata poliziotto ad honorem. L’avvocata alla guida l’Istituto Serafico di Assisi è stata insignita del riconoscimento a margine della serata organizzata alle Terme di Caracalla e a cui hanno partecipato anche il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e il capo della polizia Vittorio Pisani, che ha consegnato il titolo a Di Maolo.
Il riconoscimento le è stato attribuito «poiché – è scritto nelle motivazioni – la sua carriera e la sua attività è sempre stata guidata dai valori dell’amicizia, della solidarietà e dell’inclusione, gli stessi che ispirano la Polizia di Stato». Di Maolo, infatti, dal 2013 guida il Serafico di Assisi, una struttura di eccellenza nazionale per la cura e la riabilitazione di bambini e ragazzi con disabilità grave e gravissima.
«Profondamente onorata» si è detta l’avvocata ora poliziotta ad honorem, che al pubblico della serata condotta da Milly Carlucci e scandita dalle esecuzioni musicali della Banda della Polizia di Stato ha ribadito: «Prendersi cura delle persone più fragili è una questione di giustizia, prima ancora che di carità. La Polizia di Stato e il Serafico condividono infatti la missione di proteggere e includere i più vulnerabili, riconoscendo quotidianamente la dignità e il valore di ogni vita umana. Continuare a lavorare insieme per una società più giusta e inclusiva è un dovere che ci unisce profondamente».
Di Maolo ha poi voluto ricordare il padra: «Questo riconoscimento – ha proseguito – mi spingerà ancora di più a essere ambasciatrice dei valori che legano la Polizia di Stato e il Serafico, specialmente perché ho avuto il privilegio di crescere accanto a una divisa, quella di mio padre; una divisa intrisa di valori, di talenti e di virtù che mi hanno insegnato a scoprire la bellezza del servizio per la vita e per il Paese. Senza questa esperienza oggi non sarei la persona che sono». Quindi la dedica agli operatori del Serafico, perché «questo è un riconoscimento che va anche al Serafico, alle donne e agli uomini che vi operano, a coloro che lo sostengono e a quanti si spendono per la custodia della vita più fragile».
