«Aver respinto le nomine, con un atteggiamento miope e burocratico, con un intento protezionistico non ha dato uno schiaffo al sindaco, ma alla città e alle sue esigenze e speranze». Così Leopoldo Di Girolamo commenta le ultime scelte adottate dal Comitato d’indirizzo della Fondazione Carit che, dopo la bocciatura di Aristide Paci e Maria Sole D’Annibale, ha accettato solo Silvia Giani respingendo Gino Timpani. Il primo cittadino punta il dito contro l’organismo di Palazzo Montani-Leoni e accusa: «Palese incoerenza». Sulla questione entra a gamba tesa pure il capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale, Raffaele Nevi: «Sono imbarazzato dall’avere un sindaco così, arroganza inspiegabile».
La bocciatura dei nominati per Fondazione Carit Le ultime tre designazioni del numero uno di Palazzo Spada, non sarebbero state accolte in quanto ritenute non adeguatamente corrispondenti alla caratteristiche previste per i settori di intervento della Fondazione, cioè assistenza e beneficenza e arte e cultura. «Mai prima d’ora – commenta Di Girolamo – queste caratteristiche sono state considerate condizioni esimenti. A riprova di ciò è sufficiente riferirsi alle precedenti designazioni, per tali settori, agli avvocati Molè e Grimani, persone assolutamente capaci e stimate ma che non hanno competenze specifiche superiori a quelle dei soggetti proposti in questo caso e resterebbe comunque assolutamente immotivata la bocciatura del dottor Serva perfettamente idoneo per il settore sanità».
La reazione del consigliere regionale Nevi È tra queste righe del sindaco che si inserisce il pensiero del capogruppo Fi a Palazzo Cesaroni: «Di Girolamo dice, in sintesi estrema, che ha sempre indicato gente senza requisiti e quindi la bocciatura di queste persone è solo dovuta ad una chiusura alla città. So che il Presidente Fornaci, di cui tutti conoscono la correttezza e la linearità – prosegue Nevi – aveva anche, a più riprese, fatto presente al sindaco quali fossero i criteri, tanto che l’architetto Giani è passata, allora veramente risulta incomprensibile un tale atteggiamento di arroganza e supponenza da parte sua, è imbarazzante. Forse anche in questa vicenda c’entrano le beghe correntizie all’interno del Pd – insinua l’esponente Fi -, non so e non voglio sapere, mi rallegro invece che il Comitato d’indirizzo non abbia piegato la testa di fronte al potere e ha garantito autonomia e indipendenza della Fondazione Carit».
Di Girolamo contesta le modalità di espressione del voto Per il sindaco non è affatto così: «Il Comitato di Indirizzo – riflette il primo cittadino – esprime voto segreto e senza alcuna motivazione palese, sulla propria composizione, decidendo sulle designazioni che sono nella potestà di altri, che siano l’Assemblea dei soci o soci di diritto quali il Comune di Terni. In altre Fondazioni, proprio per ridurre i conflitti di interesse e rispettare la dignità delle persone, si indicano delle terne su cui il Comitato di indirizzo vota e sceglie. Alla luce di queste poche considerazioni credo che sia palese l’incoerenza e la particolarità dei comportamenti tenuti nei confronti delle indicazioni venute dal Comune.
In corso il rinnovo del Comitato d’indirizzo «Lo scopo – aggiunge – era quello di dotare quell’organismo di competenze professionali che avrebbero certamente accresciuto la sua capacità di intervento; la Fondazione Carit in questi anni, sotto la presidenza di Mario Fornaci ha fatto indubbi progressi in questa direzione e si è aperta maggiormente alle esigenze della città ma credo serva un ulteriore passo in avanti, pensare un po’ più in grande, e con un orizzonte più ambizioso, quello di contribuire da protagonisti a quell’azione di sviluppo, coesione sociale, creazione di nuove opportunità che la società ternana chiede a gran voce».
Fondazione Cassa di risparmio di Terni e Narni«Per questo – conclude il sindaco – servono uomini e donne che nella loro vita hanno ampiamente dimostrato di avere qualità e caratteristiche idonee e lavorare per certi traguardi e a questo rispondevano le candidature di personalità come Aristide Paci, Maria Sole D’Annibale e Gino Timpani; loro avrebbero potuto arricchire il patrimonio umano e professionale espresso dall’Assemblea dei soci che, per la ristrettezza dei membri (solo 151) e per la tipologia della composizione, esprime solo una piccola parte della ricchezza della società ternana e narnese; loro avrebbero potuto dare un contributo rilevante a quel salto di qualità necessario a qualificare ulteriormente la Fondazione come soggetto fondamentale nelle dinamiche cittadine».
