Sia la donna che ha partorito che quella che ha donato gli ovuli sono entrambe madri. Nessuna delle due è madre adottiva, ma madre a tutti gli effetti dalla nascita, poichè ha condiviso un progetto di procreazione assistita. E’ quanto dispone il tribunale d’Appello di Napoli dopo il ricorso avanzato dalla donna della coppia omogenitoriale che non ha partorito e, pertanto, considerata solo madre adottiva, al momento della trascrizione, grazie alla stepchild adoption. Ne ha dato notizia il sito Articolo29.it.
L’INTERVISA A ROMIZI
OCCUPATO L’ UFFICIO DEL SINDACO
L’avvocato Repubblica riporta la dichiarazione dell’avvocacto Francesca Quarato che ha assistito la donna: «Le motivazioni della sentenza sono molto importanti – spiega l’avvocata – perché, nel riconoscere il diritto delle due mamme ad essere riconosciute entrambe come genitrici del figlio che insieme hanno voluto, la Corte d’Appello fa un passo avanti ulteriore ricordando che la stepchild è una forma di tutela minima per i figli di coppie omogenitoriali, perché è subordinata alla domanda, perché assicura una tutela non piena e, infine, concede di adottare quello che, invece, deve essere considerato un figlio della coppia già alla nascita. In tal senso, richiama espressamente la legge 40 indicando per la piena tutela dei figli di coppie omogenitoriali la strada del riconoscimento alla nascita».
LA QUESTIONE DAL PUNTO DI VISTA LEGALE
Ipotesi di reato per i sindaci Secondo Repubblica la sentenza «corre in aiuto dei sindaci che hanno iscritto come genitori due mamme oppure due papà negli atti di nascita di bambini nati da quel tipi di procreazione». Mentre rappresenta un altro segnale d’allarme per quei sindaci, come quello di Perugia, che non hanno proceduto al riconsocimento di entrambe le madri. E’ il caso del piccolo Joan per il quale c’è stata prima il rifiuto del riconoscimento, poi solo un riconoscimento parziale, poi l’invito del giudice al doppio riconoscimento e, infine, il ricorso del Comune, attraverso l’avvocatura di Stato, contro la decisione del giudice. Alcune associazioni – scrive ancora Repubblica – hanno ipotizzato nei confronti dei primi cittadini di varie città i reati di alterazione di stato e falso in atto pubblico.
«Situazione imbarazzante» «E’ l’ennesima conferma che l’Italia sta andando in una direzione opposta a quella di Romizi – dice Stefano Bucaioni di Omphalos -. Ogni volta che il primo cittadino di Perugia dichiara che la legge non gli consente di riconoscere il piccolo Joan da qualche parte in Italia un altro sindaco o un tribunale si esprimono in maniera diametralmente opposta a lui. Sta diventando una situazione davvero imbarazzante per la nostra città».
