Una sagra di fine estate

Oltre 200 proloco iscritte nel registro regionale e 400 tra feste e sagre che, alla luce delle nuove regole sulla sicurezza e delle conseguenti spese da affrontare, sono diventate più difficili da organizzare e rischiano di saltare. Se ne è parlato nel seminario sul tema “Organizzare le misure di safety e security negli eventi: compiti e responsabilità degli organizzatori”, che si è svolto nella Scuola umbra di amministrazione pubblica Villa umbra di Pila, a Perugia.

Circolare Gabrielli «Eventi gastronomici, ma anche funzioni religiose e feste patronali, che rappresentano l’identità culturale del territorio – ha affermato il vicepresidente della Regione, Fabio Paparelli -, a causa del cambio di passo organizzativo e delle conseguenti spese da affrontare rischiano di saltare. Per questo abbiamo pensato, insieme al presidente dell’Unione delle Pro Loco dell’Umbria Fiorelli, questo momento di approfondimento sulla nuova disciplina cosiddetta “Gabrielli”. Dal punto di vista della sicurezza, la nuova circolare Gabrielli richiama norme già esistenti ma applicate in maniera più ferrea che, se non attuate con equilibrio, potrebbero comportare un insieme di difficoltà. Nel 2017, anno in cui il decreto è entrato in vigore, è andato tutto bene e senza contrazione degli eventi anche perché le manifestazioni enogastronomiche regionali in calendario erano già in stato avanzato di programmazione».

I quattro nodi «Gli aspetti che hanno bisogno di un accurato approfondimento della Legge Gabrielli – ha sottolineato Paparelli – sono almeno quattro. Il primo è la valutazione della capienza massima sostenibile delle piazze dove si svolge l’evento per evitare sovraffollamenti che possano compromettere le condizioni di sicurezza. La difficoltà è che i numeri sono difficilmente prevedibili; l’istituzione dei cosiddetti varchi, percorsi separati di accesso all’area e di deflusso del pubblico; la valutazione di provvedimenti finalizzati al divieto di somministrazione di vendita di alcolici ed altre bevande in bottiglie di vetro e lattine, che possano costituire un pericolo per la pubblica incolumità ed infine i servizi di vigilanza che hanno costi elevati».

Diminuite associazioni Paparelli ha poi ricordato che in materia di sagre e feste «la disciplina regionale è intervenuta non più tardi di due anni fa con una legge, unica nel panorama nazionale, cercando di dare una risposta concreta ed equilibrata, in virtù della necessità di qualificare un settore importante per il turismo e per la storia dell’Umbria. Il frutto di questo lavoro, svolto insieme alle associazioni di categoria ed alle Proloco, ha dato vita ad un impianto che ha cercato di qualificare le manifestazioni recuperando l’originalità del termine “sagra”, inteso come promozione effettiva delle tipicità locali, enogastronomiche e culturali, disponendo, al contempo, una maggiore tutela per i consumatori e per l’ambiente. A distanza di due anni, si contano oltre 200 proloco iscritte nel registro regionale e 400 manifestazioni. Se rapportate alle 600 del 2015, significa che la norma è servita anche a fare una selezione virtuosa degli eventi. Questo – ha concluso anche e soprattutto grazie alle capacità e alla generosità degli organizzatori che hanno saputo accettare la sfida della qualità».

Programmare in anticipo Dopo la presentazione del vicepresidente Paparelli, ed i saluti dei prefetti di Perugia e Terni, Raffaele Cannizzaro e Paolo De Biagi, gli interventi di Antonio Messineo, questore di Terni, Massimo Gambino, vice questore vicario di Perugia, la relazione di Saverio Linguanti, consulente giuridico-legale, esperto di disciplina del commercio, che ha illustrato le possibili azioni da mettere in campo sia in materia di prevenzione che di sicurezza degli eventi per la tutela della pubblica incolumità. «Partendo dal fatto che il rischio zero non esiste – ha affermato Linguanti – bisogna programmare gli eventi con sufficiente anticipo, individuare aree idonee, standardizzare le misure di prevenzione non accettare soggetti organizzatori spontanei ed improvvisati ed ovviamente imporre adeguate coperture assicurative».

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