Uccisa e chiusa dentro una valigia, in Italia quello di Ilaria Sula, studentessa ternana di 22 anni, è il secondo femminicidio nelle ultime 24 ore. Dall’8 marzo al 2 aprile sono cinque le donne uccise da compagni o ex partner, undici da inizio 2025. «Il caso di Ilaria è emblematico di come il femminicidio non sia solo un atto criminale, ma un dramma che affonda le radici in dinamiche sociali e culturali ben più profonde», commenta la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti. Intanto si moltiplicano le manifestazioni organizzate in tutta Italia. Mercoledì sera alle 21 passeggiata rumorosa da piazza dell’Immacolata, a Roma, poi giovedì alle 14 presidio in piazzale Aldo Moro. A Terni invece presidio alle 18.30 di giovedì in piazza della Repubblica.
Ilaria Sula A confessare l’omicidio della 22enne il suo ex fidanzato con il quale la ragazza aveva da poco chiuso una relazione durata circa un anno. Ilaria aveva frequentato il liceo Angeloni di Terni per poi scegliere di proseguire gli studi all’Università La Sapienza di Roma, più in particolare alla facoltà di Statistica. E proprio davanti all’edificio alle 18.30 di mercoledì ci sarà un momento di raccoglimento in cui gli universitari, insieme alla rettrice Antonella Polimeni, che scrive: «La comunità Sapienza tutta si stringe attorno alla famiglia e al suo immenso dolore. Ilaria è un’altra vittima di una ferocia femminicida alla quale non è possibile assistere inerti, il contrasto alla violenza di genere deve invece vedere lo sforzo incessante di individui e istituzioni».
Umbria Sconvolta anche la comunità umbra. Esattamente una settimana fa il ritrovamento del corpo di Laura Papadia, 37enne che viveva a Spoleto, uccisa dal marito. Nel merito, la presidente di Regione Proietti: «La violenza contro le donne, spesso alimentata da relazioni malsane e squilibrate, è un fenomeno che mette in discussione la nostra capacità di educare le nuove generazioni alla parità, al rispetto e alla dignità reciproca». Esprimendo profondo cordoglio insieme a tutta la giunta regionale, la governatrice ricorda l’importanza di intervenire tempestivamente intensificando le azioni in scuole e università, partendo proprio dai giovani, per promuovere una cultura del rispetto e della consapevolezza dell’altro. Da rafforzare anche i servizi di supporto alle vittime. «Discriminazione di genere, l’oggettivazione delle donne e la cultura della violenza non devono più trovare spazio nella nostra quotidianità», conclude Proietti. Anche il sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, si stringe alla famiglia della vittima: «La notizia che arriva da Roma del ritrovamento del corpo della studentessa ternana getta nello sconforto e nel dolore una intera città. Si tratta di un atto di grande crudeltà nei confronti di una giovane donna, di una ragazza fortemente impegnata negli studi e nella vita sociale. Alla famiglia le più partecipate condoglianze e la vicinanza di tutta la città che condanna ogni gesto di violenza nei confronti delle donne».
Terni Nella città dell’acciaio si scenderà in piazza giovedì alle 18.30. «Per la rabbia e per il dolore – scrive l’associazione Terni Donne – per Ilaria Sula 22enne concittadina e sorella, spezzata per mano di un uomo violento, chiediamo imminente lutto cittadino. Il femminicidio di Ilaria Sula non rappresenta un momento di raptus, ma rientra nel perfetto e ormai antico schema di dominio e persecuzione patriarcarle. Non ci stancheremo di ripeterlo: la violenza maschile contro le donne non è un fatto di soli numeri, ma di vite.
La morte di una donna per mano di un uomo è una fallimento collettivo della società. Siamo stanche di piangere sorelle uccise. Ci vogliamo vive». L’appuntamento per il presidio è in piazza della Repubblica. «Ancora un femminicidio, ancora una famiglia distrutta e una comunità sbriciolata dal dolore. Come Sinistra Italiana ci uniamo al dolore di tutte le persone che le volevano bene – scrivono dalla segreteria provinciale di Terni – e della nostra intera comunità che oggi vive un dramma e un lutto difficili da superare. La violenza maschile sulle donne è un fenomeno che uccide ogni giorno, in ogni città. Uccide più di qualunque altro crimine violento se pensiamo che nel 2024 gli omicidi volontari in totale sono stati 321 e i femminicidi 114». Il gruppo territoriale del M5s commenta: «Madri, figlie, sorelle, amiche sottratte all’affetto e all’amore dei propri cari senza un motivo, in alcun caso, giustificabile. Ilaria e le altre donne assassinate sono vittime di un sistema patriarcale che continua a produrre morte, dolore e silenzio. La morte di Ilaria è un tragico promemoria della necessità di un impegno sempre più deciso da parte delle istituzioni, della politica e della società per prevenire e contrastare ogni forma di violenza di genere. Non possiamo più permettere che la paura accompagni ogni donna, che il silenzio copra le violenze, che la società resti indifferente. Serve una svolta radicale». «Non sono omicidi, ma femminicidi – sottolinea la Cgil Umbria – tanti, diversi, ma drammaticamente uguali, figli di un patriarcato che attraversa in modo trasversale ogni livello della società e qualunque contesto. È essenziale incoraggiare le donne a denunciare, supportarle con strutture sicure e lavorare per sensibilizzare le comunità. Abbiamo bisogno – ribadisce il sindacato – di centri antiviolenza, ma anche di consultori che favoriscano l’autodeterminazione e favoriscano le scelte consapevoli. Va garantita assistenza psicologica e legale e programmi di inserimento sociale, lavorativo e protezione economica».
Cordoglio e rabbia «La paura è dolore e il dolore è rabbia e sappiamo che solo insieme possiamo stringerci in un abbraccio collettivo, che solo la sorellanza può abbattere questo sistema patriarcale e misogino che non ci risparmia di ricordarci quanto le nostre vite siano ingiustamente precarie. Se non sarà per amore sarà per rabbia, sicuramente sarà insieme», scrive Non Una Di Meno Roma, ricordando Ilaria. Per il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, è «una ferita per tutta la città». «L’ennesima giovane vita spezzata ci impone un silenzio carico di dolore, ma anche una riflessione profonda. Di fronte all’orrore del femminicidio – sostiene la sottosegretaria di Stato al Mef, Sandra Savino – le sole norme, non bastano. Serve un cambiamento culturale radicale, che coinvolga la società tutta, a partire dall’educazione e dai modelli relazionali. La battaglia contro la violenza sulle donne è una battaglia di civiltà». Il consigliere e segretario del Pd Lazio, Daniele Leodori, aggiunge: «Non bastano più le parole di circostanza. Servono politiche incisive, serve uno sforzo collettivo – culturale, istituzionale, sociale – per fermare questa spirale di violenza». «Giovanissime vite spezzate dall’incapacità di due uomini di gestire un ‘no’, di accettare le scelte libere delle donne, la loro volontà di autodeterminazione. Un dolore profondo ad ogni notizia – commenta la deputata Dem, Laura Boldrini – la consapevolezza che le donne rischiano letteralmente la vita ogni giorno e che la repressione non basta. Non serve istituire nuovi reati e alzare le pene se non si lavora sulla prevenzione. Quando la pena arriva, una donna è già morta. E dare l’ergastolo al femminicida non ne fermerà altri. Serve educazione all’affettività e alle relazioni – conclude – serve insegnare ai giovani e alle giovani che il possesso non è amore, che la violenza non è amore, che l’ossessione non è amore». Mentre la senatrice di Forza Italia e vice presidente del Senato, Licia Ronzulli, sostiene: «E’ urgente approvare al più presto lo schema del disegno di legge presentato dal governo per creare il reato di femminicidio, che prevede la pena dell’ergastolo per i responsabili».
