Pazienti in attesa all'ospedale di Perugia (©Fabrizio Troccoli)

La Regione è stata accusata dal centrodestra di individuare modalità per alterare la rappresentazione statistica delle liste d’attesa. A sollevare il caso è il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Matteo Giambartolomei, che ha annunciato un’interrogazione alla Giunta parlando di una gestione «creativa» delle prescrizioni sanitarie nel Distretto di Perugia.

Secondo Giambartolomei, ai medici di medicina generale sarebbe stato chiesto di riemettere impegnative già inserite nei percorsi di tutela per pazienti che, non avendo trovato disponibilità nelle liste ordinarie, erano stati presi in carico dal sistema sanitario con una procedura di garanzia. «Se venisse confermata questa prassi – sostiene il consigliere – non saremmo davanti a un errore amministrativo, ma a un escamotage organizzato per cancellare artificialmente le liste d’attesa dal sistema informatico e presentare una sanità che semplicemente non esiste». A suo avviso, la riemissione delle ricette comporterebbe l’azzeramento automatico dei tempi di attesa registrati, con una rappresentazione «distorta e non veritiera» dei dati. «Un cittadino che mesi fa ha fatto una prescrizione – aggiunge – oggi rischia di vedersi chiedere di ripartire da zero». Da qui il richiamo al decreto legislativo 124 del 1998 e la richiesta di chiarimenti su eventuali direttive regionali, sul numero delle prestazioni oltre i tempi massimi e sulle misure che la Giunta intende adottare.

Alle accuse risponde l’Usl Umbria 1, che in una nota respinge qualsiasi ipotesi di alterazione dei dati o di cancellazione delle liste d’attesa. L’azienda sanitaria chiarisce che «le attività richiamate non hanno alcuna finalità di alterazione dei dati o di “cancellazione” delle liste d’attesa, ma rispondono a criteri di correttezza amministrativa, appropriatezza prescrittiva e salvaguardia clinica dei pazienti».

Il nodo centrale, secondo l’Usl, riguarda la validità temporale delle impegnative. Le ricette, viene spiegato, hanno una durata limitata e, decorso un periodo prolungato, nel caso specifico superiore ai sei mesi, «possono non essere più utilizzabili ai fini della prenotazione o risultare clinicamente non più attuali». In queste situazioni il Distretto, tramite la Direzione, ha il dovere di garantire che la prestazione venga erogata sulla base di un bisogno clinico confermato e aggiornato, nel rispetto dei principi di appropriatezza e sicurezza.

Per questo motivo è stata attivata – spiega la nota -, in raccordo con i medici di medicina generale e secondo modalità condivise con i responsabili unici aziendali, una procedura di revisione dei casi già presi in carico. La verifica serve innanzitutto ad accertare se la prestazione sia stata nel frattempo già eseguita oppure se il quesito clinico sia venuto meno e la prestazione non presenti più carattere di necessità. Nei casi in cui la necessità permanga, la procedura consente al medico di medicina generale di rivalutare l’impegnativa e, se appropriato, di aggiornare la priorità, «riclassificando l’urgenza o la necessità in coerenza con il quadro clinico attuale».

L’Usl precisa inoltre che le eventuali nuove impegnative emesse a seguito della rivalutazione clinica vengono «immediatamente prese in carico ai fini della prenotazione». L’appuntamento, viene sottolineato, è garantito tenendo conto della cronologia originaria della richiesta oppure sulla base della nuova classe di priorità attribuita dal medico in relazione alle condizioni cliniche aggiornate. «Tale modalità – chiarisce l’azienda – assicura che la rivalutazione non comporti alcuna penalizzazione per il paziente, ma al contrario consenta una gestione coerente con l’effettivo bisogno clinico».

La nota ribadisce infine che il Distretto opera nel rispetto delle disposizioni vigenti e dei principi di trasparenza dei flussi informativi. «L’eventuale aggiornamento dell’impegnativa – conclude l’Usl – non ha lo scopo di “riscrivere” l’attesa, ma di assicurare che la prestazione sia richiesta e gestita su presupposti clinici e amministrativi corretti».

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