Non che altre professioni, come ad esempio quella del giornalista, soffrano meno, ma fare l’avocato diventa sempre meno attrattivo. In Umbria come nel resto del Paese. E salta all’occhio più che per altre professioni, non fosse per la quantità di donne e uomini che, per decenni, hanno inseguito e realizzato il sogno della professione forense. Sogno che, particolarmente gli aspetti economici, stanno svilendo. Si combinano fattori legati alle remunerazioni, non paragonabili alla qualità di vita di decenni passati, in città come in provincia o in periferia, ma anche alla gravosità degli impegni e agli aspetti burocratici amministrativi, in rapporto al fattore economico. Insomma sono sempre di più quelli che pensano che ‘il gioco non valga la candela’ e che quindi non si iscrivono all’università di giurisprudenza, oppure non praticano la professione, oppure si cancellano.
Nel 2025 gli iscritti alla Cassa Forense a livello nazionale sono scesi a 228.641, 16.389 in meno rispetto al picco del 2020, mentre per il secondo anno consecutivo le cancellazioni hanno superato le nuove iscrizioni. Il fenomeno riguarda soprattutto i giovani: gli avvocati under 35 sono passati dai 30.752 del 2015 ai 20.217 del 2025, riducendosi dal 13,1% all’8,8% del totale.
In Umbria gli avvocati attivi sono 2.713, con una densità di 3,2 professionisti ogni mille abitanti, inferiore alla media italiana di 3,6. Ma è soprattutto il dato economico a raccontare le difficoltà di una professione che per le nuove generazioni sembra offrire meno garanzie rispetto al passato. Il reddito professionale medio degli avvocati umbri, riferito al 2024, è di 42.458 euro lordi annui, contro i 47.678 euro della media nazionale: circa 5.200 euro in meno, pari a una distanza dell’11 per cento.
La situazione regionale si inserisce così in un quadro nazionale nel quale il problema non riguarda soltanto il numero complessivo degli iscritti, ma soprattutto la capacità della professione di garantire un ingresso stabile e sufficientemente remunerativo.
Secondo il decimo Rapporto sull’avvocatura realizzato da Cassa Forense con il Censis, nel 2025 il saldo tra nuove iscrizioni e cancellazioni è stato negativo per 2.849 professionisti, dopo il -2.140 del 2024. Era l’opposto di quanto accadeva fino al 2020, quando gli ingressi superavano sistematicamente gli abbandoni.
Il ricambio generazionale è uno dei punti più critici. Nel 2025 gli under 35 rappresentano appena l’8,8% degli iscritti alla Cassa a livello nazionale, mentre dieci anni prima erano il 13,1%. La riduzione si accompagna a un progressivo invecchiamento della categoria e a una difficoltà crescente per chi entra oggi nel mercato professionale.
Anche i primi anni di attività spiegano una parte della perdita di appeal. Per gli avvocati tra i 30 e i 34 anni il reddito medio nazionale è di 25.166 euro, meno della metà dei 51.912 euro registrati considerando l’intera categoria. E il divario di genere compare già all’inizio del percorso: nella stessa fascia gli uomini arrivano a 28.789 euro, le donne si fermano a 22.339. Nel complesso della professione il reddito medio maschile raggiunge 67.959 euro, contro 33.829 euro delle avvocate.
Il divario di genere è particolarmente significativo anche guardando alle cancellazioni a livello nazionale: nel 2025 hanno lasciato la Cassa 4.528 donne contro 2.403 uomini. La presidente di Cassa Forense, Maria Annunziata, ha collegato il fenomeno alle condizioni socioeconomiche e alla ricerca, soprattutto da parte delle donne, di percorsi professionali con maggiore stabilità e garanzie.
Il problema, tuttavia, comincia ancora prima dell’ingresso negli studi professionali. Nell’ultimo decennio gli iscritti ai corsi di laurea in Giurisprudenza sono diminuiti di quasi l’8%. I 2.713 avvocati umbri rappresentano una presenza significativa nel mercato regionale, ma il reddito medio di 42.458 euro e la minore densità rispetto alla media italiana raccontano un contesto nel quale diventare autonomi e costruire uno studio professionale può essere più complesso. Non sorprende, in questo quadro, che a livello nazionale il 30,3% degli avvocati intervistati nel Rapporto abbia dichiarato di avere pensato almeno una volta di lasciare la professione. Tra questi, il 58,6% indica come principale motivo l’eccessivo peso dei costi a fronte di una remunerazione ritenuta insufficiente. Cassa Forense prova a rispondere con qualche misura dedicata agli under 35, dai prestiti agevolati ai contributi per l’avvio dell’attività, dalle borse di studio agli aiuti per l’esame di abilitazione e alla formazione specialistica. E’ fondato il sospetto che non basterà.
