Mondo del Terzo settore in un momento difficile

«Nessuna invasione di campo e nessuna concorrenza con il movimento cooperativo, ma solo un sostegno occasionale alle famiglie e agli anziani che hanno l’esigenza, oltre i tempi dei servizi erogati dai Comuni, di soluzioni che concilino le necessità familiari con quelle del lavoro»: riassume così la vicepresidente della Regione Umbria, Carla Casciari, il senso del progetto regionale “Family Help”, che ha suscitato le critiche del Forum del Terzo Settore e di alcuni esponenti politici.

Le critiche Da più parti del mondo del Terzo settore nelle ultime settimane sono state sollevate critiche circa un progetto che andrebbe a sovrapporsi al lavoro delle cooperative sociali, attive da sempre nel sostegno delle situazioni difficili, specie per ciò che riguarda l’assistenza domiciliare. Il tutto in un momento non certo roseo per gli operatori sociali. Ma soprattutto si imputa alla Regione di essersi mossa senza consultare gli attori del mondo del Terzo settore, che si sono sentiti in qualche modo tagliati fuori dal processo decisionale su materie che li riguardano in prima persona.

La replica «Il progetto – ha precisato la vicepresidente – prevede la costituzione di un elenco regionale di persone selezionate attraverso un bando, disponibili ad offrire servizi occasionali  di cura e sostegno educativo a famiglie o a madri sole. Debitamente formati attraverso un corso organizzato dalla Regione, gli iscritti saranno chiamati a supportare i nuclei familiari che ne faranno richiesta ai propri Comuni, aiutandoli nelle attività legate alla gestione della casa, nella cura e l’educazione dei figli, nella cura degli adulti, ad esclusione delle prestazioni di tipo specialistico-infermieristico».

Casciari: servizi aggiuntivi «Si tratta di una proposta sperimentale – precisa la vicepresidente – relativo all’emanazione di un bando nazionale da parte del ministero delle pari opportunità per la presentazione di progetti sul tema della conciliazione che prevede risorse dedicate e che è regolato da una convenzione della durata di un anno. L’iniziativa – aggiunge Casciari – servirà a fornire una serie di servizi aggiuntivi a quelli normalmente erogati dai Comuni per i quali normalmente viene fatto ricorso ad un mercato privato che, a sua volta, si rivolge a persone che prestano servizio dietro compenso spesso in ‘nero’. Per tale ragione – continua – si vuole formare un elenco di soggetti a cui non si rilascia nessuna qualifica professionale, proprio per non invadere i campi che, normalmente, sono di  pertinenza di altri soggetti. L’elenco disponibile a livello di Zona sociale – ribadisce la vicepresidente – vuole offrire infatti, servizi di carattere occasionale e di breve durata  e non certo in sostituzione di altri che rispondono a necessità più complesse e di carattere continuativo, come l’assistenza domiciliare o altro».

Collaborazione «non esclusa» Concludendo la vicepresidente Casciari precisa che «per l’attuazione di questi progetti è stato costituito a livello nazionale un apposito gruppo di lavoro costituito da rappresentanti del ministero, delle Regioni e dall’Anci che si occupa dell’attuazione e del monitoraggio dell’iniziativa. Per la redazione e l’attuazione dei progetti regionali, è stato attivato un tavolo regionale con ‘Upi’ e ‘Anci’. Nella fase successiva alla sperimentazione non è escluso che si possa attuare un confronto aperto e collaborativo anche con il Terzo Settore e il mondo del Volontariato, come è avvenuto per altri progetti per i quali è stata creata sul territorio una rete ormai stabile».

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