di Barbara Maccari
Anche a Città di Castello c’è un problema della contaminazione delle acque di falda idrica nel sottosuolo da sostanze organo-alogenate. Il sindaco di Città di Castello, Luciano Bacchetta, ha emesso un’ordinanza sulle misure a tutela della salute pubblica. La zona interessata è quella in località Riosecco – Regnano.
L’ordinanza Il sindaco di Città di Castello ha emesso un’ordinanza contenente misure a tutela della salute pubblica in attuazione alle indicazioni pervenute in oggetto da parte degli organismi preposti, la sezione tifernate di Arpa e l’Asl n. 1. «L’atto fa divieto di utilizzare le acque captate dai pozzi privati presenti nell’area interessata sia per quanto riguarda il consumo umano che l’uso irriguo a fine della produzione di alimenti». Divieto che si estende anche a eventuali perforazioni nel sottosuolo, con esclusione di quelle relative all’indagine in corso.
Monitoraggio Contestualmente vengono incaricati il dipartimento di prevenzione dell’Asl di monitorare specificamente e con adeguata periodicità le acque emanate dai pozzi pubblici adibiti a uso idropotabile presenti in zona, Ati 1 e Umbra Acque ad attivare le misure necessarie a impedire un’estensione del fenomeno contenute nel Piano delle Aree di Salvaguardia.
Indagini Si dispone ulteriormente che i compenti uffici comunali chiedano ad Arpa Umbria «di predisporre e attuare un piano di monitoraggio periodico al fine di tenere sotto controllo la situazione in ordine all’adeguamento o modifica del presente provvedimento. Infine il comune di Città di Castello chiede alla Provincia di essere informato dello stato delle indagini già effettuate nell’area con riferimento al Piano di Caratterizzazione e di quelle conoscitive che effettuerà Arpa al fine dell’identificazione dei responsabili degli eventi di riferimento».
Interrogazione Dottorini Dopo l’ordinanza del sindaco tifernate è stata immediata la reazione di Oliviero Dottorini, capogruppo Idv in consiglio regionale, che ha posto un’interrogazione urgente alla giunta: «A quando risale l’inquinamento? E quali rischi hanno corso (e corrono) i proprietari dei pozzi inquinati?».
Individuazione cause Prosegue poi Dottorini: «La prima cosa da fare è assicurare che tutta la popolazione venga messa nelle condizioni di conoscere la reale situazione, senza allarmismi e nel modo più trasparente. Poi è necessario individuare le cause e i responsabili di questo danno ambientale che rischia di avere delle ripercussioni anche sulla salute dei cittadini».
Comunicazione a tutti «E’ necessario – spiega Dottorini – che l’amministrazione comunale comunichi questa situazione di potenziale pericolo direttamente a tutti i proprietari dei pozzi della zona, non solo a quelli campionati e ricompresi nell’ordinanza. Al di là dell’amara constatazione di come sia di fatto compromesso l’equilibrio ambientale di ampie aree del nostro territorio, credo che sia opportuno capire se esistano rischi per la salute umana.
Tempi inquinamento «Dall’ordinanza risulta che la prima comunicazione dell’Arpa risale al 20 agosto scorso e solo il 5 ottobre il Comune ha chiesto il parere igienico alla Asl che lo ha rilasciato venti giorni dopo – continua Dottorini – ora la domanda è: a quando risale l’inquinamento? E in questo lasso di tempo i cittadini che hanno usufruito dei pozzi sia per uso domestico che irriguo hanno corso dei rischi? Li corrono tuttora? E’ quanto chiediamo alla Giunta regionale attraverso la nostra interrogazione che confidiamo possa trovare una immediata risposta».
Individuazione responsabili «A quanto ci è dato sapere – conclude Dottorini – le sostanze organoalogenate, così come il percloroetilene vengono utilizzate nelle lavanderie e come solvente per lo sgrassaggio di metalli, quindi nella meccanica e probabilmente nella grafica. Oltre alla individuazione dei responsabili del danno ambientale, è necessaria un’azione sinergica delle istituzioni per evitare altre situazioni di inquinamento. E’ ben triste dover constatare come la falda idrica di ampie aree del comune risulti compromessa».
