di Iv. Por.
Il nome del gruppo è stato quasi un manifesto politico: «Perugia non è la capitale della droga». E’ nato su Facebook il moto di ribellione della città a un’etichetta che – era il 2012 – si stava imponendo su tutti i media nazionali. Anni difficili con il record delle morti per overdose ed eventi tragici come gli scontri in centro tra bande di spacciatori.
Gruppo per alzare la testa I promotori hanno voluto dare un esempio di cittadinanza attiva. La prima assemblea con il sindaco Wladimiro Boccali e il prefetto a piazza Grimana, partecipatissima. Poi altre, come le cene sulle scalette del Duomo per invitare i perugini a riappropriarsi del propri spazi. Fino alla quasi candidatura di Tommaso Morettini, il presidente dell’omonima associazione, alle elezioni regionali (notizia smentita e bollata come «provocazione»). Molti gli aderenti, oltre 4 mila. Tante discussioni, qualche inevitabile problema nel moderare, tanto che da qualche tempo, il gruppo è diventato “chiuso” cioè ogni post necessitava di essere approvato dagli amministratori.
Annuncio: «Chiudiamo, decisione sofferta» Fino alla decisione finale. Il cartello in stile cinematografico come foto di copertina: «That’s all folks». E un post: «e si, è davvero tutto. Non avremmo mai voluto scrivere questo, ma è stata questa sofferta decisione unanime. Cala il sipario su un periodo di vita cittadino, l’abbiamo fatto con il cuore, ci siamo appassionati, entusiasmati e abbiamo ricevuto tante soddisfazioni e tanti ringraziamenti da parte di chi stava dall’altra parte. Ora non ci resta che augurarvi un sereno Natale. Un abbraccio da tutti noi (gruppo di persone speciali). Grazie ancora». Senza dubbio si chiude così una pagina (Facebook) di vita cittadina.
