di C.F.
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L’ex ferrovia Spoleto-Norcia è pronta ad accogliere al massimo duecento ciclisti che transiteranno sul tracciato, ma non gareggeranno sul tracciato per evitare di danneggiare il fondo. La gara di mountain bike enduro, organizzato da Mtb club e 2010 Gravity team, è in programma il 2 giugno con tre prove speciali di scena, in sintesi, nei boschi che abbracciano il primo tratto del percorso.
Enduro in mtb Il bike village sarà allestito negli spazi del ristorante La Macchia dove dalle 9.30 inizieranno a pedalare gli atleti per dirigersi verso la prima prova speciale che scatterà alle 10.40 con partenze singole scadenzate di 30 secondi. Trasferimenti compresi la gara ha una lunghezza di circa 33 chilometri e conta la collaborazione di numerosi volontari e mezzi di svariate associazioni cittadine che affiancheranno gli organizzatori nella gestione logistica, assicurando anche presidi e operatori sanitari.
Preoccupazioni su futuro ex ferrovia Spoleto-Norcia Ma a catalizzare l’attenzione sono state le preoccupazioni manifestate dal presidente del Mtb club Spoleto, Luca Ministrini, prontamente condivise dal presidente della Federazione italiana ciclismo, Carlo Roscini, e dalla presidente del Consorzio Umbria bike, Tullia Tulli. In particolare tutti hanno evidenziato la mancanza di manutenzioni sull’ex ferrovia che, tra primi caldi e temporali, è stata invasa dalla vegetazione e da rami di alberi che non potati sono piombati sul tracciato, ostruendo il percorso.
Gestione e manutenzioni Finora questi interventi, almeno quelli di minore entità, sono stati eseguiti dagli associati del Mtb club: «Ora non possiamo più farlo perché Umbria mobilità che gestisce il tracciato ci ha formalmente diffidato a farlo – ha rivelato Ministrini – per cui siamo in attesa che il tracciato venga ripulito e anche messo in sicurezza visto che ci sono dei viadotti non totalmente protetti dai parapetti». E poi: «Finché non sarà sciolto il nodo gestione – ha concluso Ministrini – non saremo in grado di vendere il prodotto ex ferrovia, ma il rischio peggiore è di veder vanificati gli interventi fin qui fatti».
