I banchi di una scuola

La Cassazione mette nuovi paletti all’esenzione Ici per le scuole paritarie. Con una recente decisione, la Suprema Corte ha stabilito che i giudici devono sempre verificare se il vantaggio fiscale ottenuto dalle scuole non superi il limite di 200mila euro nell’arco di tre anni, come previsto dalle regole europee sugli aiuti di Stato.

In pratica, l’esenzione dall’Ici – la vecchia tassa sugli immobili – resta valida solo se la scuola svolge attività didattica senza fini di lucro. Questo significa che le rette richieste agli studenti devono essere “simboliche”, cioè coprire solo una piccola parte dei costi effettivi. Se invece la scuola chiede rette che coprono gran parte delle spese, l’attività viene considerata di tipo commerciale e il diritto all’esenzione decade.

La Cassazione ha richiamato la regola europea del cosiddetto “de minimis”, che stabilisce come il vantaggio fiscale non debba superare i 200mila euro in tre anni. Se questa soglia viene superata, l’esenzione diventa un aiuto di Stato illegittimo e la scuola è tenuta a restituire quanto non pagato. Per questo motivo, i giudici dovranno sempre controllare a quanto ammonta il beneficio fiscale effettivamente ricevuto.

Questa decisione nasce dalla necessità di evitare che l’esenzione fiscale si trasformi in un vantaggio economico troppo grande, violando le regole europee sulla concorrenza. La Commissione Ue, infatti, ha chiarito che l’esenzione è legittima solo per attività non economiche oppure quando il beneficio resta entro la soglia stabilita.

In sintesi, le scuole paritarie potranno continuare a non pagare l’Ici solo se svolgono attività senza scopo di lucro, chiedendo rette simboliche e senza superare il limite dei 200mila euro di vantaggio fiscale in tre anni. Se anche una sola di queste condizioni viene meno, la scuola dovrà pagare l’Ici come qualsiasi altro ente commerciale. In altre parole, la Cassazione ha voluto fissare regole più chiare: niente esenzioni per chi fa scuola a scopo di lucro o ottiene vantaggi economici eccessivi, nel rispetto delle regole europee.

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