di Daniele Bovi
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A tre giorni dal primo turno e a due dal secondo, l’Università di Perugia perde due candidati rettore e vede nascere un asse a sinistra. Il professore di Diritto pubblico Mauro Volpi e il preside di Ingegneria Gianni Bidini infatti hanno deciso di non partecipare al secondo turno delle elezioni che si terranno giovedì. Il primo lo fa con una nota pubblicata sul suo profilo Facebook, il secondo limitandosi a confermare la notizia senza dare indicazioni di voto. O meglio, spiegando di votare secondo le affinità del programma. Il quadro insomma a poco più di 48 ore dall’apertura dei seggi cambia in modo radicale ma non a sorpresa: che i due ultimi classificati potessero prendere questa decisione infatti non era fantascienza. E così giovedì i partecipanti alla corsa saranno tre e sarà comunque difficile raggiungere il 51%.
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L’endorsement Volpi, nella sua nota, seppur senza nominarlo invita a votare per Franco Moriconi. Per capire che il profilo è proprio quello del preside di Veterinaria bisogna arrivare quasi in fondo, quando oltre a suggerire di scegliere «la discontinuità», Volpi aggiunge un altro fattore: secondo il suo punto di vista il nuovo rettore dovrà garantire «la piena autonomia nei confronti dei soggetti esterni, e in particolare «delle istituzioni locali, con le quali occorre dare vita a rapporti chiari e partecipati di collaborazione nel rispetto reciproco e respingendo ogni velleità di egemonia». E visto che in prima fila alla presentazione della candidatura di Maurizio Oliviero, numero uno dell’Adisu, c’erano sia il sindaco di Perugia che la presidente della Regione, è chiaro a cosa si riferisca Volpi quando parla di autonomia.
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Gruppo spaccato Il nome però nel comunicato non compare anche per un altro motivo. All’interno di «Invertire la rotta» infatti, il gruppo guidato da Volpi, le simpatie vanno sia a Moriconi che a Oliviero, quasi in parti uguali, ma è chiaro che la preferenza personale di Volpi va al preside di Veterinaria. Nella sua lunga nota Volpi parte ringraziando i 310 elettori tra personale tecnico, professori e studenti che l’hanno votato, un risultato giudicato «sorprendente» vista la corta campagna elettorale: «Infatti – scrive – per le note vicende che hanno ostacolato la mia candidatura, la mia campagna elettorale è durata meno di un mese, e non svariati mesi come quella degli altri candidati». «Viene da chiedersi – aggiunge – quale sarebbe stato il risultato semi fosse stato consentito di correre insieme agli altri candidati fin dall’inizio».
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Discontinuità Allargando lo sguardo Volpi registra con soddisfazione il largo risultato ottenuto da quel fronte (lui, Moriconi e Oliviero) che ha incarnato «una forte volontà di cambiamento e di critica radicale dell’amministrazione uscente». «Ciò – aggiunge – è stato chiarissimo e senza appello nel voto del personale tecnico-amministrativo, ma risulta anche in quello di docenti e studenti: rispettivamente 780 e 669 voti sono andati ai candidati che hanno parlato di discontinuità. Complessivamente in base ai voti pesati 743 voti sono andati ai tre che promettevano discontinuità contro 510 andati agli altri due». E ora al secondo turno che succederà? Anche in questo caso, come noto, serve il 51% che pare difficile, ma non impossibile da raggiungere. Escluso il caso più improbabile, e sempre tenendo a mente che in questo tipo di elezioni non si spostano pacchetti di voti come tanti pacchi, una parte dell’elettorato di Bidini potrebbe convergere su Elisei, rafforzandolo, e un’altra su Moriconi. Una tenaglia in mezzo alla quale potrebbe rimanere Oliviero.
