Un'urna elettorale

di Sebastiano Pasero

«Il 4 marzo andrò a votare, perché il senso del dovere non posso togliermelo dalla testa, ma ho già un volo prenotato per la sera. Torno a Barcellona, con l’Italia e con Terni ho chiuso». Francesco ha 49 anni e una storia di rabbia e delusioni. Ma anche di nuove speranze: «Ho aperto un’attività in Catalogna, da un anno, le cose stanno funzionando, per me e la mia famiglia è una nuova luce. Mi sono trasferito con moglie e figli, hanno 8 e 6 anni, ora sono alle prese con il catalano. Io mi occupo di manutenzioni e ristrutturazioni, lavoro in Costa Brava, il gusto, i materiali italiani, il nostro lavoro manuale sono tutte cose apprezzate».

Valigie pesanti Alla fine del 2016 le valigie. Pesanti, piene di calcinacci: «L’edilizia a Terni e forse in tutta Italia è al tappeto. Non si costruisce più da anni, le ristrutturazioni sono poche e sempre meno. C’è qualcosa nelle manutenzioni, ma quelli sono giri chiusi. Il mercato è di fatto inesistente. A Terni ho lasciato 6 appartamenti realizzati e rimasti invenduti, 250 mila euro di investimento. A Terni ho lasciato 150 mila euro di crediti che ancora non riesco a riscuotere e che forse non riscuoterò mai, soldi che mi dovrebbero arrivare da piccole imprese come la mia, per le quali ho lavorato, ma se la passano male anche loro. Gli ultimi mesi a Terni me li ricordo come un incubo, li ho trascorsi cercando al telefono quelli che mi dovevano pagare. I miei debiti? Li ho con lo Stato, sono gli oneri previdenziali che non sono più riuscito a pagare. Non potevo fare altrimenti ma me ne vergogno, ecco perché preferisco non fare il mio cognome».

Una vita di lavoro Francesco è cresciuto nel lavoro: «A 19 anni non ho aspettato neanche che uscissero i quadri della maturità. Sono partito per Parigi. Avevo un parente che lavorava nella ristorazione. A Terni, da ragazzino, mentre facevo l’Istituto tecnico, il sabato e la domenica, lavoravo in pizzeria come cameriere, presto ho imparato a fare la pizza. A Parigi per due anni ne ho fatte tantissime. In un locale italiano. Non avevo neanche una giornata di riposo, aperti pranzo e cena, oltre 12 ore, ma ero contentissimo, di guadagnare, di vivere in una città fantastica, anche se devo dire, io ho avuto poco tempo per andare in giro. Eravamo una delle 3600 pizzerie italiane in funzione in quel periodo a Parigi, la concorrenza era feroce, ma lo stipendio buono c’era».

Da Parigi a Monaco La Francia, quindi la Germania, sempre nella ristorazione, ma la svolta edile è dietro l’angolo: «Sono partito per Monaco di Baviera con un contratto da cuoco, il mio lavoro era fare da mangiare a tutte le maestranze di una impresa umbra, è li che sono entrato in contatto con i muratori, i carpentieri, i tecnici, è li che ho maturato l’idea di dedicarmi alle manutenzioni e alle costruzioni. Costruire è, per molti versi, come cucinare: si parte dalle materie prime e si realizza, con le proprie mani, un prodotto. In Germania è stato un altro periodo bello, erano gli anni della riunificazione, anni di grande entusiasmo e di grandi cambiamenti urbanistici».

Casa dolce casa Il ritorno a Terni: «Sono tornato lavorando in una impresa importante, mi occupavo dei loro impianti, per quanto riguarda le manutenzioni e gli ampliamenti. Ma fare il dipendente mi stava stretto, ho pensato anche che era il momento di mettere a frutto le esperienze all’estero, di utilizzare al meglio tutto quello che avevo visto. Agli inizi del 2000 il grande salto, mi sono messo in proprio, ho investito tutti i miei risparmi. Mio padre mi ha dato una mano per quello che poteva, in particolare per le garanzie con le banche. Ho acquistato attrezzature e materiali. Ho iniziato con lavori di manutenzione, le cose sono andate bene fino a quando mi sono occupato di reti tecniche, fogne, condotte, tubature. Poi ho pensato di crescere con l’edilizia privata, sono arrivato ad avere 12 dipendenti. I sei appartamenti, realizzati dall’acquisto del terreno fino alla tinteggiatura, dovevano essere il salto di qualità definitivo, sono diventati, invece, il mio problema. Gli ultimi cinque anni sono stati pesanti. Ho provato a tirare avanti, riducendo progressivamente il personale, licenziando persone molto brave nel lavoro, sia italiane che straniere, quando sono rimasto da solo, con le banche alle calcagna, con tanti insoluti a mia volta da riscuotere, ho capito che non potevo continuare in questa situazione. Ho pensato alla Spagna, per la lingua simile alla nostra. E poi anche perché mia moglie è di madre lingua spagnola. Mia moglie e mie figli non l’hanno presa bene, loro avevano già i loro amichetti, lei si era ambientata a Terni, ma io sono convinto di aver fatto bene anche per loro. Sono sicuro che da grandi avranno maggiori prospettive».

Nuove sfide Valigie piene di sfide: «Il lavoro sta andando bene, le difficoltà non mancano: in Costa Brava, nel settore edile, è importante l’inglese, una lingua nella quale devo migliorare perché è la lingua degli architetti, dei committenti che provengono dalla Germania, dall’Inghilterra, dai paesi del Nord. A Terni a scuola ho fatto il francese. In questo anno sono rimasto colpito dalla mentalità che ho trovato, la Catalogna, nonostante le tensioni per l’autonomia, è una realtà ricca, attrattiva, il lavoro viene valorizzato, ce ne è in abbondanza. Gli italiani sono guardati con attenzione, piace il nostro gusto, la nostra inventiva, i nostri prodotti, ad iniziare da quelli per gli arredi e la casa, piacciono molto».

Votare è un dovere Francesco è a Terni in questi giorni per cercare di riscuotere, ma anche per votare: «Volutamente ho preso un biglietto per la sera di domenica, la mattina andrò al seggio insieme ai miei genitori, abbiamo sempre votato insieme, una tradizione. Abbiamo votato sempre compatti. Sono cresciuto in una famiglia dove alcuni valori sono stati sempre forti, quelli di un mondo più giusto, con possibilità per tutti. Se vedo la mia storia e quella dei tanti sono dovuti andarsene penso che sia stato anche un fallimento politico. Sui valori non ho cambiato idea, anzi. Sull’Italia, sulla mia città sì, questa realtà ha dato a mio padre una vita di grande cambiamento, lui veniva dalla campagna, da una famiglia di mezzadri, a Terni ha trovato un mondo nuovo: il lavoro stabile alla Polymer, la casa, la macchina. Per me e mia sorella non è stato così. Dopo un anno di assenza, ho trovato una città più triste di prima, ma boh, forse sono i miei occhi. Perché comunque andrò a votare? Il mio dovere voglio farlo fino in fondo. Per chi voterò? Per quelli che votavo prima, anche se oggi è molto difficile capire dove siano».

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