di M.T.
Dopo la lunga fase segnata da bonus edilizi, shock sui prezzi delle materie prime e continue modifiche normative, anche il settore delle costruzioni in Umbria è entrato nel 2025 in una fase nuova, meno emergenziale ma più selettiva. È un passaggio che non coincide con un ritorno alla normalità pre-pandemica, bensì con una riorganizzazione strutturale dei costi e delle logiche di progetto, come emerge dal Construction Cost Report 2025 di Gad, analizzato dal Sole 24 Ore, e dai più recenti dati regionali.
In Umbria il cambiamento si innesta su un contesto già fragile. Secondo l’ultimo rapporto Ance Umbria, nel 2024 il volume degli investimenti in costruzioni ha iniziato a rallentare, con una flessione più marcata nel comparto privato, mentre la domanda pubblica legata al Pnrr continua a garantire continuità operativa solo a una parte della filiera. La capacità di spesa regionale resta inferiore alla media nazionale: i dati della Ragioneria generale dello Stato indicano che l’Umbria ha impegnato poco più del 23 per cento delle risorse Pnrr assegnate, contro una media italiana superiore al 32 per cento. Un divario che pesa anche sulla programmazione dei cantieri e sulla sostenibilità economica delle imprese locali.
Il quadro dei costi, come fotografato dal report Gad, aiuta a leggere ciò che accade anche nei cantieri umbri. Non si assiste più a rincari generalizzati e simultanei, ma a una pressione differenziata lungo la filiera. Alcune materie prime mostrano segnali di stabilizzazione, mentre altre assumono un peso sempre più strategico nella formazione del costo finale. È il caso del legno, che nel 2025 registra un aumento medio del 23 per cento a livello nazionale, e delle materie critiche legate agli impianti e alla transizione energetica, come le terre rare, in crescita di circa il 29 per cento. Componenti che incidono in modo diretto anche sugli interventi umbri, dove cresce la quota di lavori legati all’efficientamento energetico, alla riqualificazione del patrimonio pubblico e alla ricostruzione post-sisma.
In questo contesto, la Regione Umbria ha aggiornato il prezzario regionale delle opere pubbliche, oggi riferimento obbligatorio per le stazioni appaltanti. Il nuovo prezzario recepisce l’aumento dei costi della manodopera, in linea con i contratti collettivi nazionali, e integra le voci legate agli impianti tecnologici e ai requisiti ambientali, che rappresentano una quota sempre più rilevante del costo complessivo degli interventi. Secondo l’Istat, l’indice del costo di costruzione dei fabbricati residenziali nel 2025 si mantiene su livelli superiori di oltre il 15 per cento rispetto al 2021, confermando una pressione strutturale sui budget anche in una fase di rallentamento della domanda.
Il Construction Cost Report 2025 evidenzia come la variabile decisiva non sia più il contenimento dei prezzi a valle, ma la qualità delle scelte progettuali a monte. Un’impostazione che trova riscontro anche nella realtà umbra, dove il ridimensionamento del mercato privato rende sempre meno sostenibili approcci basati su ribassi e adattamenti tardivi. La progettazione torna a essere una leva economica centrale, capace di assorbire l’impatto dei materiali in crescita e della complessità impiantistica senza compromettere le prestazioni. Un passaggio particolarmente rilevante per una regione come l’Umbria, caratterizzata da un tessuto edilizio storico diffuso e da interventi spesso vincolati da limiti urbanistici e paesaggistici.
Resta aperto il tema della produttività e dell’innovazione di processo. Anche in Umbria, come nel resto del Paese, la fase dei bonus non ha prodotto un salto strutturale in termini di ricerca, sviluppo e industrializzazione del settore. I dati Ance mostrano che la dimensione media delle imprese resta ridotta e che l’adozione di modelli avanzati, come il Design for manufacture and assembly, è ancora marginale, limitata a singole esperienze. Un limite che pesa soprattutto ora che la spinta straordinaria degli incentivi si è esaurita.
Il risultato è un settore che nel 2025 continua a muoversi, ma in un equilibrio più instabile. In Umbria il comparto delle costruzioni resta una componente importante dell’economia regionale, con un peso stimato attorno al 12 per cento del valore aggiunto, ma si trova a fare i conti con costi selettivi, domanda privata debole e una crescente necessità di competenze progettuali e gestionali. È su questo terreno, più che su nuovi incentivi generalizzati, che si giocherà la tenuta del settore nei prossimi anni.
