È tempo di Zefferino d’oro per il comparto oleario italiano. A introdurre il premio, ormai quattro anni fa, l’azienda Monini di Spoleto che così celebra i migliori frantoi italiani. Restano quattro le categorie di produzione dei fornitori del Centro e Sud Italia al centro della selezione: fruttato intenso, medio, leggero e biologico. La cerimonia è in programma il 22 maggio al Frantoio del Poggiolo di Spoleto, dove saranno rivelati i nomi degli oli extravergini che riceveranno il riconoscimento, ossia la “Lattina d’oro” ispirata al design della prima storica confezione dell’olio Monini. «Nell’anno che ha sancito il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio immateriale dell’umanità Unesco, diventa ancora più urgente tutelare un prodotto come l’olio extravergine riconosciuto nel mondo tra i più rappresentativi della tradizione enogastronomica del nostro Paese», ha detto Zefferino Monini, presidente e amministratore delegato dell’azienda.

Ma la serata sarà soprattutto un’occasione di incontro e di confronto diretto tra Monini e i partner per identificare le prossime urgenti sfide che il settore è chiamato ad affrontare. Accuratezza, profonda conoscenza del prodotto ed eccellenza della materia prima, ma anche gusto personale, passione e talento, rappresentano gli elementi principali che concorrono alla realizzazione di un olio extravergine di oliva di qualità e che, di conseguenza, costituiscono la piattaforma valoriale di base tra Monini e i suoi fornitori, coralmente impegnati a raggiungere responsabilmente standard elevati e a diffondere le migliori pratiche aziendali, considerate la miglior tutela per il consumatore finale.
«Crediamo che sia possibile raggiungere questo obiettivo solo ascoltando le esigenze e raccogliendo gli stimoli che giungono dai produttori per mettere a fattore comune le loro necessità con la visione dell’industria», ha detto ancora Monini a valle di una campagna olearia, quella 2025-2026, che si è rivelata quantitativamente più generosa delle previsio. I volumi della produzione italiana si attestano intorno a 325 mila tonnellate, sancendo un importante incremento del 31 per cento rispetto allo scorso anno che conferma l’ormai tradizionale alternanza delle annate. Eppure il comparto deve far fronte a numerose criticità quali la volatilità dei mercati, l’aumento dei costi di produzione e i cambiamenti climatici.
«Da tempo la nostra azienda si è assunta il compito di fare da capofila della filiera e siamo orgogliosi della fiducia che riceviamo da un numero crescente di frantoiani, che vogliamo ripagare con il massimo impegno per individuare le risposte alle sfide che il mercato continuamente ci pone», ha dichiarato Monini, che ha poi aggiunto: «Ritengo che occorra rinnovare e rilanciare l’olivicoltura italiana affinché riesca a colmare, almeno in parte, il gap con i competitor internazionali. Per farlo – ha proseguito – serve una razionalizzazione che, attraverso investimenti tecnologici e l’introduzione di nuove varietà di cultivar, possa aumentare la produttività e alleggerire così lo stress economico a cui è sottoposto il settore. Noi – ha concluso – siamo pronti a fare la nostra parte, ma solo insieme ai nostri partner potremo vincere questa sfida»
