«Il lavoro accademico è lavoro e merita rispetto e riconoscimento». Così Grazia Enerina Pisano, neo eletta coordinatrice della sede di Perugia dell’Associazione dottorandi italiani. Lo scorso 17 maggio l’associazione ha rinnovato il coordinamento eleggendo le nuove rappresentanti. Il nuovo coordinamento raccoglie quindi il testimone di quello precedente, composto dalle dottoresse Federica Bruschi, Marta Ponzo e Viviana Bolletta, e dai dottori Luca Mariani e Marco Pizzi.
La nuova dirigenza tutta al femminile, conta come vice Naomi Camardella, dottoranda del dipartimento di Scienze umane e sociali internazionali dell’Università per Stranieri; Celeste Novaro, responsabile della comunicazione, e anche lei, come Pisano, dottoranda di Scienze politiche; infine alla tesoreria, Ouns Mornagui, collega di Camardella al dipartimento di Scienze umane e sociali internazionali.
Classe 1998, sarda, triennale e magistrale conseguite a Bologna, la nuova coordinatrice Grazia Pisano arriva a Perugia nel 2023 vincendo una borsa di dottorato del dipartimento di Scienze politiche. L’anno successivo si avvicina ad Adi Perugia. La sezione perugina dell’associazione nasce nel 2016 per diventare un «punto di riferimento lavorativo e sindacale per dottorande, dottorandi, afferenti temporanee, ricercatori e ricercatrici» mira a «invertire la narrazione sbagliata che il lavoro accademico sia una vocazione, un sacrificio, una scelta di vita. Invece il lavoro accademico è lavoro vero e proprio». Una percezione questa, dice Pisano, comune in tutta Italia.
«La condizione dottorale oggi – dice Pisano a Umbria24– è quella di essere lavoratori precari. Dottorandi, dottori di ricerca, troppo spesso siamo considerati come queste creature mitologiche a metà tra uno studente e un lavoratore, quando invece siamo lavoratori a tutti gli effetti. Ma oltre a essere precari, non siamo neanche rappresentati nei consessi accademici». Pisano punta quindi a portare avanti il lavoro del vecchio coordinamento che, dopo un dialogo con il rettore della Stranieri Valerio De Cesaris, era riuscito a far riconoscere la rappresentanza in Senato accademico e nei consigli di dipartimento di Lingua, letteratura e arti italiane nel mondo e di Scienze umane e sociali internazionali dell’Università per Stranieri. «Diverso è il caso di Unipg – continua – perché sebbene siamo in stretto contatto con il rettore Massimiliano Marianelli, e sia lui, sia la sua governance, fin dall’inizio, fin dalla campagna elettorale, si è dimostrata predisposta all’apertura verso la rappresentanza, in realtà ancora quasi a distanza di un anno, è ancora tutto in cantiere. Ma ci stiamo lavorando».
Precarietà e mancanza di rappresentanza sono problemi comuni a quasi tutti gli Atenei italiani, ammette Pisano, ma per quelli umbri se ne aggiungono alcuni specifici: «Non abbiamo spazi adeguati in cui lavorare – continua Pisano – Ovviamente in tutta Italia ci sono Atenei con più fondi e Atenei con meno fondi e spesso dipende da dipartimento a dipartimento. Ma comunque non si può lavorare dove non ci sono le condizioni di base. A Perugia in alcuni dipartimenti non funziona il riscaldamento d’inverno, in altri non hai attrezzature e strumentazioni adeguate».
E oltre agli spazi fisici dove lavorare, che comunque non è un problema solo umbro, ma di mancanza – anche questa – di fondi per università e ricerca, continua la coordinatrice, «mancano gli spazi di convivialità dove incontrarsi e confrontarsi. L’incontro che abbiamo organizzato noi di Adi tempo fa con il rettore Tomaso Montanari è stato il primo che abbiamo visto creare un po’ di comunità accademica. Per fare il nostro lavoro serve più confronto e meno competizione, ma per questo servono momenti conviviali come quello».
Gli obiettivi del nuovo coordinamento di Adi sono ambiziosi: «Ci piacerebbe fare una mappatura completa dei problemi di dottorandi e dottori di ricerca – conclude Pisano – per capire come si può agire. E poi vorremmo riuscire a essere noi per primi più capillari e raggiungere colleghi e colleghe. Vorremmo capire chi sono, banalmente creare un gruppo. Al momento Adi Perugia è una realtà partecipata, ma sul numero totale di dottorandi è davvero esigua la partecipazione, per i motivi che abbiamo visto prima, ma anche perché forse non siamo riusciti noi negli anni precedenti ad arrivare in maniera capillare. E questo coordinamento se lo pone tra gli obiettivi primari».
