di Giorgia Olivieri
Dopo due anni di sospensione forzata è stato assegnato in presenza il Premio Il Perugino ai vincitori dell’edizione 2022, ovvero Fabrizio Di Amato, presidente Maire Tecnimont, Salvatore Rossi, presidente Tim, Bruno Urbani, presidente Urbani tartufi. Premio speciale, invece, per Gianni Letta, presidente Civita, e premio alla carriera per Ilaria Borletti Buitoni, imprenditrice e mecenate. Il riconoscimento intitolato a Pietro Vannucci, detto il Perugino, è sempre destinato a personalità che abbiano manifestato particolari doti di creatività e capacità realizzatrici, dando un contributo all’esaltazione dei valori economici e sociali del Paese.
Il Perugino La quinta edizione del Premio si è tenuta nella cornice nel Teatro del collegio di merito della fondazione Onaosi (opera nazionale per l’assistenza agli orfani dei sanitari italiani) che, come ha ricordato il sindaco Andrea Romizi, è recentemente entrato nella lista dei 50 migliori collegi di merito presenti sul territorio nazionale. Il direttore della Galleria nazionale dell’Umbria, Marco Pierini, ha introdotto la consegna dei premi con una relazione su Vannucci, di cui il prossimo anno ricorrono i 500 anni dalla morte: lui «proprio quando si trovava lontano da Perugia, si firmava il Perugino, per rivendicare la sua origine».
La conferenza Ad aprire i lavori è stato il presidente dell’Associazione nazionale per lo studio dei problemi del credito, Ercole Pellicanò, che ha definito il premio «un’occasione per apprezzare i personaggi illustri premiati e il frammento più bello della rete dell’accoglienza Onaosi»: alla cerimonia, infatti, hanno preso parte non solo gli studenti del Collegio perugino, ma anche gli allievi del Collegio universitario dei Cavalieri del lavoro Lamaro Pozzani. Proprio rivolgendosi ai giovani presenti nella platea, il presidente dell’Onaosi, Amedeo Bianco, ha sottolineato come il lavoro della fondazione sia quello di «far diventare ogni ragazzo ciò che è già», accompagnandolo nella piena realizzazione di se stesso.
Ingegnere umanista Pellicanò ha consegnato, insieme a Andrea Prencipe, rettore dell’Università Luiss, il primo dei riconoscimenti a Fabrizio Di Amato, «per avere, nel corso di oltre tre decenni, mosso da spirito imprenditoriale e visione di lungo periodo, fondato il gruppo Maire Tecnimont e guidato le sue aziende. Il gruppo, diventato leader mondiale nella trasformazione di risorse naturali, è oggi anche uno dei protagonisti della transizione energetica in Italia». Di Amato, rivolgendosi ai giovani in sala, ha raccontato di quella «intenzione di far impresa» nata in lui già ai tempi dell’università, e che proprio «grazie alla sinergia tra impresa e Università» lo ha portato a sviluppare la sua professione di «ingegnere umanista».
Astrazione e innovazione Ha ricevuto, poi, il premio Salvatore Rossi, presidente Tim, dalle mani di Pellicanò e Franco Gallo, presidente Istituto enciclopedia italiana Treccani, «per avere dato, dall’alto di posizioni ricoperte in Banca d’Italia e in contesti assicurativi, efficaci contributi alla stabilità del sistema finanziario, nonché alla sua efficienza attraverso l’avanzamento digitale e per aver contribuito alla diffusione della cultura bancaria e imprenditoriale in chiave europeista». Rossi, ringraziando i presenti per il riconoscimento, ha raccontato del «lancio di astrazione» che lo ha portato dapprima a laurearsi in matematica e poi a passare dalla Banca d’Italia a Tim, e dell’importanza dell’innovazione, «chiave del futuro», in un azienda per far sì che rimanga sempre leader nel suo mercato.
La tradizione Infine ha ritirato la targa Bruno Urbani, presidente di Urbani tartufi, che gli è stata consegnata dalla presidente della Regione, Donatella Tesei, «per aver saputo, con impegno, passione, visione e lungimiranza imprenditoriale, dare forti impulsi alla crescita dell’azienda. Essa, passata da entità familiare a industria tecnologicamente avanzata, è divenuta la più grande impresa del settore a livello mondiale». Urbani, commosso per il premio ricevuto, ha raccontato come il padre gli avesse «imposto di continuare il suo lavoro, che però io amavo», ha poi augurato agli studenti in sala «di ricevere un giorno questo premio prestigioso, noi la nostra parte l’abbiamo fatta».
Le istituzioni Ha ricevuto il premio speciale Gianni Letta, presidente Civita, consegnato da Pellicanò e Claudio Cerasa, direttore de Il Foglio, «per i servizi resi al Paese, privilegiando, negli alti ruoli ricoperti, rapporti collaborativi tra gli organi costituzionali, nell’interesse generale. Giornalista e già direttore di un’autorevole testata, si è distinto per le posizioni equilibrate, nell’interesse della libera e democratica informazione, presente nell’associazionismo e attento al volontariato». Letta, riassumendo i discorsi dei tre vincitori che lo hanno preceduto nella cerimonia, confessa di non aver «fatto quello che hanno fatto loro», ringraziando Cerasa, si è poi rivolto ai giovani, «va ritrovato, il senso del dovere, il senso dello Stato e dell’autorità, perché se questo Paese rischia di declinare è perché senza il culto delle istituzioni e volontà di sacrificarsi i risultati non vengono».
Cultura e comunità Infine, il premio alla carriera è stato assegnato a Ilaria Borletti Buitoni, imprenditrice e mecenate, che ha ricevuto la targa dall’ex procuratore generale Fausto Cardella, «per avere reso riconosciuti servizi al Paese, con un alto impegno politico, che la ha portata a ricoprire prestigiose posizioni di guida nella qualità di sottosegretario in tre Governi. Da imprenditrice e manager ha maturato significative esperienze che ha trasferito in settori della vita civile, come il volontariato, l’assistenza ai meno fortunati, il sostegno a giovani talentuosi, la difesa dell’ambiente e l’attenzione ai diritti civili». Borletti Buitoni ha confessato di essere lusingata dal premio Il Perugino, «essendo molto attaccata a questa Regione e questa Città», l’imprenditrice ha poi dedicato il riconoscimento al padre che le ha insegnato «il valore della collettività per cui i problemi della sua città lo riguardavano sempre, quando si torna a casa la sera non si può chiudere la finestra e pensare che fuori non ci sia la comunità». La mecenate ha poi ricordato il marito, «amante della cultura, che aiuta ad essere persone migliori, lui aveva dedicato alla sua città, Perugia, alla musica e alla cultura tutta la sua dedizione. Una comunità in cui si capisce che la cultura è diritto di tutti sia una società migliore».
