Detenzione domiciliare per i detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti che aderiscono a un programma di recupero. Con 153 sì, 42 no e 82 astenuti la Camera dei deputati ha approvato in via definitiva il Ddl. Dall’Umbria, arriva il plauso della Comunità Incontro di Amelia.
Il provvedimento prevede precise condizioni. Gli arresti domiciliari infatti potranno essere concessi a chi aderirà a programmi di cura e la condanna da scontare non dovrà essere superiore a otto anni. Il Ddl potrebbe interessare circa 10 mila detenuti a fronte di una popolazione carceraria di oltre 64 mila persone. Per il 2026 la legge prevede una copertura finanziaria pari a 500 unità, ma l’auspicio è che la misura possa estendersi per gli anni successivi.
Dall’Umbria, arriva il plauso della Comunità Incontro Ets di Amelia: «Si tratta di una riforma attesa da tempo – sottolinea Giampaolo Nicolasi capostruttura di Comunità Incontro – che segna una svolta nell’approccio verso il tema della dipendenza patologica legata alla commissione di reati. Con questo provvedimento, l’ordinamento italiano dimostra come sia possibile coniugare la certezza della pena con la sua imprescindibile finalità rieducativa e di recupero, sancita dall’articolo 27 della Costituzione».
«Teniamo a sottolineare che non si tratta di una norma ‘svuota carceri’ – prosegue Nicolasi – le comunità terapeutiche non sono e non debbono diventare l’alternativa al carcere, ma rappresentano servizi sanitari accreditati e d’eccellenza nei quali realizzare percorsi terapeutici e riabilitativi. Dopo l’importante risultato di ieri sarà quindi fondamentale dare piena attuazione alla riforma – conclude Nicolasi – accompagnata da adeguati investimenti a sostegno dell’intera rete dei servizi territoriali, affinché le nuove disposizioni possano tradursi in opportunità concrete per le persone con dipendenze e in un beneficio reale per il sistema penitenziario. La nostra Comunità è pronta a fare la sua parte con professionalità e competenza, con l’unico e solo obiettivo di offrire alle persone che vivono la dipendenza, anche con pendenze giudiziarie, una ulteriore possibilità di cura per riprendere in mano la propria vita».
