«Tra le conseguenze, forse non volute, avremo il rischio di rendere randagie e disperate persone che in qualche modo finora erano aiutate, seguite in un percorso di integrazione civile e quindi controllate: un primo effetto del decreto sicurezza è quello che a breve 18 persone non avranno più la possibilità di essere accolti e saranno fuori dalle strutture dove alloggiano. Non comprendiamo le ragioni di tanto repentino rinchiudersi in un fortino di disposizioni, che non risolveranno i problemi delle persone, non procureranno la sicurezza auspicata, ma ulteriore incertezza e la mortificazione dell’umanità, altrui e propria». A dirlo, con molta pacatezza, è il vescovo di Terni Giuseppe Piemontese che, venerdì pomeriggio, è intervenuto non solo sul decreto sicurezza ma anche su quelle comunali, in particolare a Terni il sindaco Leonardo Latini ha recentemente firmato la discussa ordinanza antiaccattonaggio.
«Diciotto migranti in mezzo alla strada» In questo senso il vescovo Piemontese pur dicendosi «preoccupato per la sicurezza delle persone e delle nostre città», così come di apprezzare «chi con saggezza e lungimiranza protegge i cittadini», rileva di essere «anche preoccupato per tanta umanità che vive pacificamente tra noi, anche se in stato di indigenza». Secondo il presule «i recenti provvedimenti interessano gli ultimi anelli del contesto sociale, ritenuti la causa del disagio percepito. Tra le conseguenze, forse non volute, avremo il rischio di rendere randagie e disperate persone che in qualche modo finora erano aiutate, seguite in un percorso di integrazione civile e quindi controllate. Se dietro a certe forme di accattonaggio si pensa vi siano organizzazioni criminali, forse sono queste che dovrebbero essere perseguite». Quindi gli effetti del decreto sicurezza che anche a Terni avranno effetto sui migranti accolti dall’associazione di volontariato San Martino, referente dei progetti, con 18 persone che saranno saranno fuori dalle strutture dove alloggiano e messi in strada, non rientrando – ricorda il vescovo – nello status di rifugiati né in quello dei permessi straordinari, mentre altri saranno nella stessa condizione nei prossimi mesi. Ci chiediamo – è la domanda del vescovo – dove alloggeranno? Come mangeranno? In quali strutture potranno curarsi?».
Il messaggio del vescovo al sindaco Padre Piemontese parla anche dell’emergenza freddo su cui «la giunta comunale di Terni ha comunicato ad alcune associazioni ecclesiali le nuove procedure di attuazione: ricordiamo che da anni viene da accoglienza alle persone che si trovano in difficoltà e senza fissa dimora, nelle proprie strutture, alle quali tutti possono accedere, previo colloquio nei centri di ascolto e accettando i regolamenti interni alle case riguardo alla civile e normale convivenza. La Chiesa – è il messaggio chiaro del vescovo – ha offerto sempre accoglienza di emergenza e anche nei prossimi mesi ha messo a disposizione delle persone senza fissa dimora degli alloggi e pasti caldi presso la mensa San Valentino che è aperta in orario prolungato durante i mesi invernali. I cittadini di Terni hanno sempre praticato accoglienza e ospitalità, non comprendiamo le ragioni di tanto repentino rinchiudersi in un fortino di disposizioni, che non risolveranno i problemi delle persone, non procureranno la sicurezza auspicata, ma ulteriore incertezza e la mortificazione dell’umanità, altrui e propria».
