Di Stef. Sup.

Venerdì 26 luglio è iniziata la 36esima edizione del ‘Gran premio italiano delle mongolfiere’ e fino a domenica 4 agosto vedrà 87 mongolfiere, provenienti da ogni parte del mondo, alzarsi in cielo e attirare molti appassionati e turisti curiosi. È un evento che ormai dal 1987 vede l’Umbria protagonista e che nel corso degli anni ha portato un numero sempre più grande di mongolfieristi e turisti provenienti da tutto il mondo. Il merito è, in gran parte, dell’organizzatore Ralph Shaw che si impegna ogni anno a rendere speciale questa manifestazione, trovando talvolta un’ottima collaborazione con i comuni umbri. Non sempre, però, questa collaborazione persiste nel tempo e dopo 36 anni ha detto ‘addio’ a Todi.

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Il legame Todi è stata per molti anni la protagonista indiscussa di questo evento, non solo perché è il paese di adozione di Shaw – residente a Todi dal 1982 -, ma anche perché ha contribuito con i suoi paesaggi caratteristici a creare l’ identità della manifestazione. Il rapporto tra Ralph e l’amministrazione comunale tuderte non è stato sempre rose e fiori, infatti già nel 2015 aveva spostato il Gran premio a Gualdo Cattaneo, accusando il Comune di non aver dato il giusto sostegno all’organizzazione e nel 2019 il comune di Todi aveva negato il contributo a seguito della pubblicazione di volantini – che pubblicizzavano la Todi Sagrantino Cup – che denigravano l’immagine dell’ex presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini. Quest’anno sembra proprio che il rapporto, per lo meno con l’amministrazione Ruggiano, sia finito definitivamente: «Finché c’è questo sindaco io non tornerò» afferma Shaw.

Le polemiche Dalla pubblicazione del programma dell’Italian Balloon Gran Prix sono iniziate le polemiche dovute all’esclusione di Todi tra le tappe dell’evento. Infatti quest’anno il Gran premio si svolge presso il parco Acquarossa di Gualdo Cattaneo e Massa Martana, con serate speciali all’aeroporto di Perugia e all’aviosuperficie Leonardi di Terni. Le motivazioni di tale esclusione sembravano essere legate, in principio, a questioni di carattere ambientale, ritenuta la principale considerazione che caratterizza lo spirito della manifestazione, a causa della presunta costruzione del termovalorizzatore nel territorio tuderte. Tali motivazioni sono state poi smentite dallo stesso Shaw, che ha dichiarato: «Dopo 36 anni di collaborazione con il comune di Todi, nel corso dei quali ha promesso contributi e stabilito le cifre, non ha mantenuto mai le promesse – questa sarebbe l’accusa fatta dall’organizzatore nei confronti del comune e aggiunge – nel 2023 ho portato a Todi 6.800 persone e non ho ricevuto alcun trattamento di riguardo, tutti hanno pagato i prezzi interi dell’alta stagione, considerando il periodo in cui organizziamo la manifestazione». Dunque la causa ambientale c’entra ben poco, piuttosto è economica e dalle parole dell’organizzatore sembra sia anche politico – amministrativa. Il sindaco Antonino Ruggiano controbatte affermando che è stato il comune a non voler più ospitare la manifestazione: «Nei due anni precedenti il comune ha dato un importante contributo a Shaw, ma questo non è mai tornato indietro – racconta Ruggiano – nel 2022 gli avevamo dato 35.000 euro e l’anno scorso, invece, gli abbiamo pagato il gas così da non dover annullare la manifestazione, ma non ci ha restituito nulla». Il tempo darà le sue risposte e magari Todi tornerà ad essere di nuovo la protagonista indiscussa della manifestazione, anche nel rispetto dei tanti tuderti che negli anni l’hanno sostenuta e amata.