Monsignor Vincenzo Paglia (foto archivio)

di Marco Torricelli

La lettera, l’ennesima, è arrivata nei giorni scorsi su un paio di tavoli importanti. Quello del segretario di stato del Vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone e del prefetto della congregazione dei vescovi, il cardinale Marc Ouellet. A firmarla sono cinque persone che, dicono, «assistono incredule al dramma che sta soffrendo la chiesa locale».

Il buco «Questa nostra – scrivono i fedeli ternani – si pone agli antipodi del gossip, di ‘distruttive chiacchiere’ che non aiuterebbero alcuno; non è una forma di disinformazione o di calunnia. Intende invece offrire elementi di incontrovertibile chiarezza sui quali si resta a disposizione per ulteriori eventuali chiarimenti, con specifiche richieste in merito a una questione gravissima ancora aperta». I cinque ricordano come sia «emerso più volte in tutte le sue vergognose sfaccettature, che la gestione episcopale precedente abbia qui prodotto un ‘buco’ di circa 60 miliardi di vecchie lire (monsignor Ernesto Vecchi, l’amministratore apostolico inviato a Terni, recentemente ha parlato di 23 milioni di euro, ai quali – ha detto – se ne potrebbero aggiungere almeno un altro paio; ndr).

Le contestazioni «Mentre Terni muore – è scritto nella lettera inviata ai due alti prelati – leggiamo ancora sulla stampa di ‘serate mondane’, di frequentazioni di ambienti di lusso, di continui viaggi in Italia e all’estero (attualmente l’ex vescovo di Terni, Vicenzo Paglia, è in Brasile; ndr) soltanto per andare a ritirare premi, con cene in ristoranti alla moda il cui conto basterebbe a una famiglia per un intero mese; sappiamo di clergyman di alta sartoria mentre leggiamo che Papa Francesco andava in metro e si fece cucire dalla sorella il vestito da Cardinale». Riferendosi all’ex vescovo, poi, il gruppo di cattolici ternani dice che «anziché parlarci del cratere finanziario e, soprattutto, morale che ci consegna per i prossimi decenni, senza imbarazzo alcuno va in tv per offrirci consigli, ammonimenti, esortazioni, per discettare dei suoi libri, senza dimenticare di promuovere le sue apps per smartphone e tablet». È questo, chiedono, il vero servizio? Meritavamo di esser trattati così?».

Le richieste Ai cardinali Bertone e Oullet, quindi, vengono formulate due richieste. La prima è che: «sia invitata, sua eccellenza reverendissima, presidente del Pontificio consiglio per la Famiglia (Vincenzo Paglia, appunto; ndr) ad astenersi da esposizioni mediatiche ed eventi pubblici di qualsiasi tipo fin quando questi non avrà formalizzato pubbliche spiegazioni e scuse al popolo di Dio della chiesa diocesana di Terni, Narni, Amelia». La seconda è che «si attui la cessione del quinto del suo stipendio (cosa che non sarebbe peraltro consentita, visto lo status dell’arcivescovo; ndr), con la rinuncia di ogni suo bene terreno (questo è un altro discorso, ovviamente; ndr) a mo’ di risarcimento simbolico in favore della diocesi di Terni».

Le indiscrezioni Le cose contenute nella lettera, va ricordato, sono conosciute benissimo negli ambienti vaticani, tanto che circa mezzo milione di euro sarebbe già arrivato nelle casse della diocesi ternana, per pagare gli stipendi del personale e mettere qualche toppa nelle falle che necessitavano di un intervento d’urgenza. Ma la strategia sarebbe molto più ampia: si starebbe lavorando per trasferire beni immobili – per il valore di una quindicina di milioni – sotto il controllo di un ente vaticano, che garantirebbe liquidità alle esangui casse diocesane e, magari con un contestuale e discreto concordato con i creditori, permetterebbe di riportare la situazione sotto controllo. Per farla breve: a far tornare i conti potrebbe essere l’onnipresente Ior, l’Istituto per le opere di religione.

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