di Ivano Porfiri
Non saranno paesi simpatici sulla scena internazionale, ma è da Cina e Iran che – da quanto trapela da fonti sindacali nazionali – provengono le speranze per gli stabilimenti umbri e marchigiani della Antonio Merloni. Intanto la Regione Umbria va avanti spedita con l’applicazione delle procedure previste dall’accordo di programma, che scatterà se la cessione degli asset non dovesse andare in porto.
Cina vs Iran Di un gruppo interessato all’intero “perimetro” umbro-marchigiano degli stabilimenti Merloni era già noto agli uffici regionali. Un gruppo cinese che raccoglie un pool di aziende, ma non era chiaro se avrebbero formalizzato l’interesse entro la scadenza del bando internazionale, ieri alle 18. A questo, a sorpresa se ne sarebbe aggiunto un secondo, iraniano, che indiscrezioni rivelano interessato unicamente alla parte umbra. Va sottolineato che non c’è nulla di ufficiale perché, come spiega l’assessore regionale allo Sviluppo economico Gianluca Rossi «le manifestazioni di interesse sono state depositate in uno studio notarile, che nelle prossime ore provvederà a trasmettere il verbale ai commissari straordinari e all’advisor cioè Mediobanca che le valuteranno». Da questi la pratica passerà al ministero dello Sviluppo economico, cui spetta l’ultima parola, anche in base al piano industriale, cui seguirà la formalizzazione di una procedura d’acquisto irrevocabile. Il tutto dovrebbe concludersi entro fine anno, con la speranza che la crisi di governo non comporti rallentamenti.
Intanto la Regione predispone il Piano B «Non è un ombrello, è un paracadute», sottolinea Rossi parlando dell’Accordo di programma che è stato sottoscritto il 19 marzo al ministero e che prevede lo stanziamento di 50 milioni di euro complessivi (35 dal ministero, il resto dalle Regioni Umbria e Marche) per la reindustralizzazione dell’area. Ieri la giunta di Palazzo Donini ha approvato un atto di indirizzo che ne accelera l’iter. «Questo passaggio non è in contraddizione con il bando, anzi, ne rafforza le prospettive – ha puntualizzato Rossi oggi in conferenza stampa -, procederemo in parallelo perché se non dovesse andare in porto l’acquisizione noi ci faremmo trovare pronti». Il piano prevede, le cui risorse verranno gestite dall’agenzia Invitalia, affiancata per l’Umbria da Sviluppumbria e Gepafin, un primo tentativo di reindustralizzare secondo le produzioni esistenti, ovvero col ciclo del “bianco”. Se ciò non dovesse trovare sbocchi, si può pensare anche alla completa riconversione degli impianti. «Tutto – precisa Rossi – purché la prospettiva sia il mantenimento dei livelli produttivi e occupazionali».
Ottimismo condito di cautela Se Rossi invita alla massima cautela, anche se dice di «intravedere finalmente una luce in fondo al tunnel», è innegabile che tra i lavoratori si sia riaccesa una speranza. «Speriamo che tutto vada per il meglio – dice il sindaco di Nocera Donatello Tinti – la mobilitazione che si è conclusa questa notte è stata faticosa ma ha sortito i suoi effetti, anche a livello mediatico. Aspettiamo ora che le voci diventino realtà e si possa dare una buona notizia ai lavoratori e al territorio».
