Coi fondi del Pnrr e l’autorizzazione dell’Aifa (agenzia italiana del farmaco), l’Istituto superiore di sanità dà il via alla prima sperimentazione in Italia della psilocibina, un composto estratto da alcune specie di funghi con proprietà allucinogene. L’obiettivo è valutare gli effetti per il trattamento della depressione nelle forme resistenti ai trattamenti tradizionali.

Lo studio avrà una durata di 24 mesi, prevede l’arruolamento di 68 pazienti ed è incardinato sull’assunto che il composto allucinogeno, una volta assunto, viene trasformato in psilocina, che agisce su recettori della serotonina, modulando l’attività delle reti cerebrali coinvolte nell’umore, nella percezione e nel pensiero.

Negli ultimi anni diversi studi clinici condotti negli Stati Uniti, Regno Unito, Svizzera e Australia hanno evidenziato che una o due somministrazioni di psilocibina possono produrre effetti antidepressivi rapidi e duraturi, con miglioramenti clinici significativi persistenti fino a sei mesi in pazienti con depressione resistente ai trattamenti tradizionali.

«Per la prima volta potremo valutare l’efficacia della psilocibina in un contesto rigorosamente controllato e clinicamente supervisionato – ha detto Francesca Zoratto, ricercatrice Iss e principal investigator del progetto – ma anche esplorarne forme innovative come quella non psichedelica, che possa eliminare gli effetti allucinogeni mantenendo il potenziale terapeutico».

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