di Daniele Bovi
Dal 2008 a oggi è l’Umbria la regione italiana in cui è stato registrato il maggior calo delle nascite. Il dato emerge dall’ultimo report dell’Istat, pubblicato giovedì, dedicato a natalità e fecondità nel 2022. L’anno scorso è stato quello in cui l’Umbria è scesa per la prima volta sotto i cinquemila nati: 4.926, il dato peggiore dal 2002. Negli anni Duemila il picco c’è stato nel 2008 con quasi 8.300 nascite; da allora la flessione è stata del 42,5 per cento, la più alta in Italia.
Le regioni Nell’ultimo quindicennio è stato il Centro a presentare la diminuzione di primi figli più intensa (-38,4 per cento); nel Nord invece, dove il calo dei primi figli è del 34,5 per cento (-28,8% per i successivi), la regione che registra la maggiore diminuzione è la Valle D’Aosta con un -43,8 per cento (-35,5 per cento tra gli ordini successivi). «Nel Mezzogiorno il calo di nascite di primo ordine nel periodo 2008-2022 – nota Istat – è pari al 25,2 per cento mentre per gli ordini successivi si attesta al -32,2 per cento. La regione in cui il calo risulta minore è la Campania, -20,9 per cento per i nati di primo ordine, -31,4 per cento per quelli successivi al primo».
Gli stranieri Al contrario di quanto recitato da alcuni luoghi comuni, a diminuire sono anche i figli messi al mondo da coppie dove almeno un genitore è straniero. I bimbi nati da madre non italiana sono stati 1,251 nel 2022, il livello più basso dal 2015. Il numero medio di nati da mamme straniere però rimane più alto: 1,61 nel 2022 contro l’1,07 delle italiane; in entrambi i casi, si tratta di dato più bassi del resto del paese, dove per le madri straniere il valore è pari a 1,81 mentre per le italiane è di 1,18.
Sposati e non Un altro cambiamento strutturale è quello relativo all’aumento del numero di figli nati da coppie non sposate. La percentuale più elevata si registra nel Centro (48,7 per cento), seguono Nord-ovest (42,4%) e Nord-est (42,3%). Il Mezzogiorno, dove si registra la quota più bassa (36,8%), «riduce il differenziale con le altre ripartizioni – spiega Istat – per il più sostenuto ritmo di incremento degli ultimi anni». Tra le regioni, quella con la più alta proporzione di nascite more uxorio è la Sardegna (53,6 per cento). Nel Centro spiccano l’Umbria (51,1 per cento), il Lazio (49,5 per cento) e la Toscana (48,6 per cento); al Nord-ovest la Valle D’Aosta (49,3 per cento) e al Nord-est la provincia autonoma di Bolzano (48,1 per cento). Le percentuali più basse invece si registrano in Calabria (30,4 per cento) e in Basilicata (29,2 per cento). «Ciò – commenta l’Istituto – si deve al fatto che, soprattutto tra le coppie più giovani, aumenta l’adesione a un sistema valoriale per il quale il matrimonio rappresenta meno che in passato il passaggio obbligato prima di avere dei figli».
In Italia Ovviamente l’Umbria non rappresenta un’anomalia nel panorama nazionale. In Italia infatti il 2022 è stato l’anno in cui è stato registrato un nuovo record negativo per la natalità: le nascite sono scese infatti a 393mila, registrando un calo dell’1,7 per cento sull’anno precedente. Denatalità che prosegue anche nel 2023: secondo i primi dati provvisori, infatti, tra gennaio e giugno le nascite sono circa 3.500 in meno rispetto allo stesso periodo del 2022.
Molte cause Ovviamente le cause di un fenomeno così complesso sono molteplici: «Da diversi anni in Italia – sottolinea sul punto Istat – si osservano delle criticità che incidono sulle decisioni delle coppie nel mettere al mondo dei figli, e cioè l’allungarsi dei tempi di formazione, le difficoltà per trovare un lavoro stabile, la bassa crescita economica, il problematico accesso al mercato delle abitazioni. Fattori che stanno oggi contribuendo alla forte contrazione di primi figli nel Paese, dopo una fase, tipicamente di inizio millennio, nella quale le criticità riguardavano soprattutto il passaggio dal primo al secondo figlio».
