Piermario Morosini è morto sabato scorso durante Pescara-Livorno

di Daniele Bovi

Sui campi da calcio dell’Umbria, da quelli gloriosi e ricchi di storia come il «Renato Curi» di Perugia e il «Libero Liberati» di Terni fino a quelli più scalcinati e polverosi di periferia, giocano circa 400 società diverse, settori giovanili compresi. Di queste poco più di 100, circa 115-130, possiedono un defibrillatore. Insomma, meno di un terzo delle società calcistiche umbre ne ha uno. Uno strumento che non può essere di certo la soluzione di tutti i mali ma che rappresenta uno presidio sanitario fondamentale in caso di emergenze, specialmente laddove i controlli medici non sono e non possono essere ai livelli di quelli operati dalle grandi società calcistiche. Ogni squadra di calcio, come spiega Maria Grazia Bongiorni, ex presidente dell’Associazione italiana di aritmologia, «dovrebbe avere il suo defibrillatore».

1.500 euro a pezzo Tra il centinaio di defibrillatori in uso alle società la maggior parte arrivano da donazioni di fondazioni e associazioni benefiche così come dal progetto che lega Figc e Regione Umbria. Il prezzo dello strumento non è proibitivo: i defibrillatori di ultima generazione costano in media circa 1.500 euro, ma attraverso la convezione della Federcalcio con le aziende produttrici è possibile ottenere un prezzo scontato. La situazione migliore in Umbria è sicuramente quella della Lega Pro con Perugia, Ternana e Foligno dotate di tutti gli apparecchi necessari ben prima del richiamo fatto lunedì dal dg della Lega Pro Francesco Ghirelli: «Chi è senza defibrillatore – ha detto lunedì a Radio Anch’io Sport – domenica non gioca».

Perugia, Terni e Foligno Uno strumento di questo tipo non manca ovviamente nello stadio dove 34 anni fa perse la vita Renato Curi. A Perugia infatti ce ne sono quattro collocati in diversi punti più uno portatile per le trasferte. Al «Liberati» la società ne possiede uno mentre ad ogni partita c’è un’ambulanza dotata di defibrillatore e personale specializzato. A Foligno c’è un’ambulanza dotata di strumenti e medici. In un discorso a più ampio raggio andrebbe ovviamente inserito non solo il calcio bensì tutto l’universo sportivo regionale. I rischi infatti non sono legati al calcio.

Il progetto della Regione Proprio per venire incontro a questa esigenza nell’ottobre scorso la giunta regionale ha approvato un progetto di diffusione capillare di defibrillatori semiautomatici, «manovrabili» anche da personale addestrato non medico. La volontà della giunta, nell’arco di qualche anno, è quella di dotare non solo le società sportive ma anche i luoghi di lavoro, di studio e in generale tutti quelli pubblici. Tre le fasi del Piano: dotazione delle apparecchiature terapeutiche a tutte le ambulanze del sistema «Emergenza Urgenza», quelle delle associazioni del volontariato, dei vigili del fuoco e delle forze dell’ordine. Nella seconda fase saranno dislocati nelle sedi di tutti i soggetti a vario titolo interessate alla «Emergenza». A regime il sistema fornirà e prevederà l’uso di defibrillatori nei luoghi di lavoro, centri commerciali, stazioni ferroviarie e sedi di transito, istituti di studio, farmacie, centri di recupero, penitenziari e altro ancora.

Tomassoni: impegno di qualche anno «Il progetto riguarda anche le società sportive e sta andando avanti – spiega a Umbria24 l’assessore regionale alla Sanità Franco Tomassoni -: in questo momento ci stiamo confrontando con le società e stiamo facendo corsi di formazione. Il Piano è ovviamente graduale ma pensiamo di “coprire” tutte le necessità nell’arco di qualche anno». Le carte sono già state inviate al ministero per la Salute al fine di ottenere l’erogazione dei finanziamenti previsti dalla Finanziaria 2010: sul piatto ci sono, per gli anni 2011 e 2012, 110 mila euro.

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