di Maurizio Troccoli
Il premio Nobel per la pace 2025 è stato assegnato a Maria Corina Machado, politica, ingegnere e attivista venezuelana da anni impegnata nella difesa dei diritti democratici del suo Paese. Il comitato norvegese del Nobel ha motivato la scelta «per il suo infaticabile lavoro nel promuovere i diritti democratici del popolo venezuelano e per la sua determinazione nel perseguire una transizione pacifica dalla dittatura alla democrazia». Appare come incredibile e sorprendente questa decisione alla luce delle attenzioni internazionali sui principali teatri di guerra come quelli in Medio Oriente e in Ucraina, e tenuto conto delle attenzioni ed endorsement per la nomina del presidente americano Trump. Nelle motivazioni ufficiali si legge che il premio va a «una donna che mantiene viva la fiamma della libertà in mezzo a un’oscurità crescente», riconoscendo a Machado il coraggio civile e la capacità di unire un’opposizione politica a lungo frammentata intorno alla richiesta di elezioni libere e di un governo rappresentativo.
Per comprendere bene chi sia questa donna bisogna tracciare velocemente l’attualità del Venezuela: da oltre 25 anni il paese è in mano a un sistema non democratico, rappresentato prima da Chavez poi da Maduro. Molti oppositori che hanno provato a combatterlo sono stati arrestati, perseguitati e soprattutto allontanati dal paese. Tra questi anche Maria Corina Machado, che ha conosciuto una ascesa nei consensi in Venezuela, chiedendo un cambio liberale e democratico, il cui candidato presidente (non era lei candidata alle ultime elezioni ma uno da lei scelto, Edmundo González Urrutia, poichè sottoposta a sanzioni del governo che le impedivano la candidatura e la possibilità di ricoprire ogni incarico istituzionale), a parere di diversi osservatori internazionali avrebbe ottenuto più voti di Maduro, ma il sistema elettronico della votazione, non l’avrebbe confermato. A Maduro è stato contestato di non avere mai fornito le prove delle schede elettorali che riconoscano la sua vittoria alle urne.
Maria Corina Machado, da qualunque condizione: in libertà come da ‘nascosta’, in fuga o in libertà vigilata, da arrestata o ricercata, ha continuato a combattere, dentro il Paese rischiando contro le più aggressive minacce.

In una delle sue recenti apparizioni la leader dell’opposizione venezuelana è apparsa con un Tau di San Francesco e una corona francescana, entrambe ben visibili al collo. Non ha mai nascosto il suo credo cristiano Machado, nelle diverse occasioni con cui si è rivolta alla sua gente (il Venezuela è una delle aree del Sud America a forte presenza di cristiani) come alle autorità.
L’IMMAGINE E DI SEGUITO IL LINK AL POST

Leader del movimento Vente Venezuela, Maria Corina Machado è da oltre vent’anni una delle voci più forti contro il potere chavista. Ingegnere industriale, formatasi all’università Católica Andrés Bello di Caracas e con esperienze accademiche negli Stati Uniti, ha fondato nel 2002 l’organizzazione Súmate, impegnata nella promozione della trasparenza elettorale. Da allora la sua carriera è stata segnata da periodi di persecuzione politica, minacce e divieti di partecipare a elezioni. Nel 2014 venne accusata di tradimento dopo aver denunciato alla comunità internazionale la crisi dei diritti umani in Venezuela. Nonostante la sua esclusione formale dalle presidenziali del 2024, Machado ha continuato a rappresentare la principale figura dell’opposizione, sostenendo la candidatura unitaria di Edmundo González Urrutia, poi costretto all’esilio.
Il Nobel arriva in un momento di profonda crisi politica e sociale per il Venezuela, segnato da povertà diffusa, esodo di milioni di cittadini e repressione contro i movimenti civili. Il comitato ha sottolineato che Machado rappresenta la speranza di una soluzione pacifica e negoziata, fondata sul diritto e sulla partecipazione democratica. In un messaggio diffuso dopo l’annuncio, l’attivista ha dedicato il premio «al popolo venezuelano che non si arrende e che continua a credere nella libertà».
Le candidature al premio di quest’anno erano 338, di cui 244 individuali e 94 organizzative. Tra i nomi più citati figuravano l’attivista Greta Thunberg, la relatrice speciale dell’Onu per i territori palestinesi Francesca Albanese, la vedova di Alexey Navalny, Yulia Navalnaya, e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Erano in lizza anche diverse organizzazioni internazionali come le Camere di risposta alle emergenze del Sudan e la Corte internazionale di giustizia. Negli Stati Uniti l’ex presidente Donald Trump aveva espresso pubblicamente il desiderio di ricevere il premio, sostenendo di aver contribuito a porre fine a otto guerre, e aveva elogiato Machado in un post sul suo social Truth. La commissione del Nobel, attraverso il segretario Kristian Berg Harpviken, ha chiarito che la decisione era stata presa già da settimane, chiudendo ogni speculazione sulle pressioni diplomatiche dell’ultima ora.
Il premio sarà consegnato come da tradizione il 10 dicembre a Oslo, anniversario della morte di Alfred Nobel. Il riconoscimento consiste in una medaglia d’oro, un diploma e un assegno di 11 milioni di corone svedesi, pari a circa 930 mila euro. La scelta di Maria Corina Machado appare come un segnale politico e morale rivolto non solo al governo di Caracas ma all’intera comunità internazionale, un riconoscimento del valore della lotta civile e pacifica contro i regimi autoritari.
Nel frattempo, il contesto politico e militare venezuelano resta teso. Negli ultimi mesi gli Stati Uniti hanno dispiegato una flotta di navi da guerra nel mare dei Caraibi, in prossimità delle coste venezuelane, ufficialmente per operazioni di contrasto al narcotraffico. Il governo di Caracas ha denunciato la mossa come una minaccia alla sovranità nazionale e ha risposto con il dispiegamento di proprie unità navali e droni lungo la costa. Le autorità venezuelane parlano di «provocazione militare» e di un tentativo di destabilizzazione, mentre Washington insiste sul carattere operativo delle missioni contro le rotte dei cartelli della droga.
La tensione si somma a una crisi interna profonda, aggravata da inflazione, carenza di beni essenziali e una crescente sfiducia verso le istituzioni. La legittimità del governo di Nicolas Maduro continua a essere contestata da gran parte della comunità internazionale, che denuncia la mancanza di elezioni libere e le restrizioni imposte all’opposizione. In questo scenario, il riconoscimento a Machado assume un valore simbolico ancora maggiore, rafforzando il profilo di un’attivista che da anni rappresenta la resistenza civile del Venezuela e la speranza di una possibile transizione democratica.
In Italia la notizia ha suscitato grande attenzione anche per i legami umanitari che alcune organizzazioni del Paese mantengono con la popolazione venezuelana. In Umbria, in particolare, si sono sviluppate negli ultimi anni iniziative di cooperazione sanitaria che hanno coinvolto pazienti provenienti dal Venezuela e mobilitazioni istituzionali a Perugia per chiedere la liberazione del cooperante italiano Alberto Trentini, detenuto nel Paese sudamericano. La figura di Machado, simbolo della lotta pacifica per la democrazia, trova così un’eco anche in un contesto più ampio di solidarietà internazionale che, in Umbria come altrove, continua a guardare con attenzione al destino del popolo venezuelano.
