di Sebastiano Pasero
«Ero poco più che un ragazzino venuto da Montecastrilli, abitavo a Pian di Massiano, per essere vicino allo stadio. Una mattina venne a chiamarmi Michele Tardioli, il secondo portiere del Perugia di Alessandro Gaucci e mi disse che andavamo a pranzo a Parigi. Mi misi a ridere e risposi che se avessimo fatto tardi all’allenamento del pomeriggio Cosmi ci avrebbe massacrato. Salii comunque in macchina, mi portò a Sant’Egidio, e lì in effetti ci aspettava Saadi, il figlio di Gheddafi, con il suo jet. Ci portò a fare shopping sugli Champ Elysee, regalandomi giacca e pantaloni, poi andammo a pranzo. Arrivammo all’allenamento in ritardo di venti minuti, ma solo io e Michele, perché Saadi con la scorta aveva fatto prima. Saadi girava con sei guardiaspalle libici, a volte per fare i pochi chilometri dal campo all’aeroporto usava l’elicottero, ma non se la tirava, era gentilissimo e generoso con i compagni di squadra».
Portierone imprenditore Carlo Camilli, 33 anni, una montagna di un metro e 90, un passato da portiere professionista (Pescara, Perugia, Ascoli, Ternana), un presente da imprenditore: «Episodi come quello con Gheddafi me li porto sempre appresso, mi fanno ancora sorridere, la mia vita ora è un’altra. È cambiata a 26 anni. Il 29 giugno 2012, mio padre Claudio è morto improvvisamente, lasciandomi le sue attività, la più importante delle quali una azienda metalmeccanica con 20 dipendenti che lavorava all’interno dell’Ast. Ho provato a tenere insieme le due cose, quella di calciatore e di imprenditore, rimanendo alla Ternana, ce l’avrei potuta fare, ma ci fu un episodio spiacevole sul mio contratto, con l’allora direttore sportivo Vittorio Cozzella, e tutto saltò. Avrei potuto tranquillamente trovarmi un’altra squadra fuori da Terni ma ho preferito ritirarmi dal calcio e dedicarmi alle imprese di famiglia, un modo per stare ancora con i miei, per contraccambiare tutto quello che mio padre aveva fatto per me, quando avevo 15 anni e tre volte a settimana mi portava da Montecastrilli a Perugia per allenarmi».
Da Terni a Stoccarda Dalla porta alla scrivania, ai cantieri, alla fabbrica, è un lungo rinvio, con il pallone che ci mette un po’ ad atterrare e l’esito del possesso è incerto: «Mi sono ritrovato a fare impresa dalla sera alla mattina, una situazione sicuramente più complessa di quella dell’atleta. Un calciatore è un dipendente, seppur di lusso, vive in un contesto organizzato, l’imprenditore, invece, deve fare tutto da solo. Il calcio mi ha aiutato molto per la rete di amicizie e conoscenze, oggi lavoro a Stoccarda, nel settore edile, grazie a un altro compagno di squadra, Francesco Merola. Stoccarda è una città ricchissima, piena di opportunità, lì le grandi multinazionali tedesche portano lavoro, tecnologia avanzata e anche abitazioni di lusso».
Amore per l’arte Carlo Camilli è un portiere ma nella vita gioca all’attacco, su molti campi e con molte maglie: è laureato in archeologia e paleontologia, appassionato ed esperto d’arte, al punto che i grandi autori del Rinascimento li chiama per nome e cognome: «La mia prima squadra da professionista è stata il Sansovino, sì come lo scultore Jacopo Datti, detto il Sansovino. Ho una bella madonna lignea del ‘400, attribuita a lui». La passione per l’arte va dal Rinascimento fino al contemporaneo: «Ho sostenuto nella sua esposizione alla Biennale, nel 2011, Paolo Consorti, un artista che stimo particolarmente e che è legato a Terni perché ha vinto una edizione di Popoli e religioni con un docufilm, ‘Il sole dei cattivi’. La passione per l’arte nasce da mia madre, Luciana, che per 42 anni l’ha insegnata alle scuole medie di Montecastrilli, Alviano, Lugnano, Guardea. Sono stato sempre orgoglioso di lei e di andare all’università, non è vero che negli spogliatoi di calcio si parla solo di auto e di donne, ho giocato con Stendardo che si è laureato in legge e che ora esercita la professione di avvocato a Napoli».
«Il Liberati era enorme» Il portiere che ora difende le porte delle sue imprese è molto legato a Terni. «La prima volta arrivai a Terni per fare il liceo linguistico, io ero di una frazioncina di Montecastrilli, Castel Todino. Terni alla fine degli anni ’90 era una città elegante, con bei negozi, il Liberati mi sembrò enorme, come la storia e la tradizione della Ternana. All’epoca giocavo da mediano con l’Am98, poi un giorno si fece male il portiere e andai in porta, non l’ho più lasciata. Mi allenavo tutti i pomeriggi, tre volte a settimana andavo ad allenarmi con le giovanili del Perugia».
Perugia e la serie A «A Perugia sono tornato qualche anno dopo. Poter allenarmi con la prima squadra fu qualcosa di meraviglioso, era la serie A, duemila persone agli allenamenti, grandi campioni come Ravanelli, Ze’ Maria. Cosmi era un maestro, uno che coinvolgeva tutti. L’anno dopo con Colantuono fu un’altra musica. Quello comunque era un Perugia al centro dell’attenzione, non solo per la presenza di Gheddafi, ma anche per le vicende dei Gaucci, molto bravi a costruire una officina di campioni, meno nella gestione economica della società. Di quel Perugia ne parlava tutta Italia, Ze’ Maria ha partecipato a 4 Mondiali, Grosso ne ha vinto uno».
Differenze «Perugia l’ho trovata sempre consapevole del suo ruolo di città importante nella cultura, nel turismo, nella imprenditoria, Terni, invece, anche se è un luogo produttivo per tante multinazionali, ha più una dimensione da città tranquilla. Ci vorrebbe più consapevolezza, più fiducia nelle proprie caratteristiche. Il fatto di essere una città accogliente è stato per tanti anni il suo punto di forza e penso che il suo ruolo sia proprio questo, tornare ad essere un luogo attento alla qualità della vita, a un’ora da Roma, un luogo dove si vive bene e dove si può fare impresa perché ci sono opportunità. Siamo a due passi da Roma, ma anche, se ci riflettiamo un attimo, dalle regioni che stanno guidando la ripresa economica».
Il futuro a Terni «Mi capita di prendere l’aereo anche quindici volte in un mese, ma francamente il mio futuro lo vorrei a Terni, a due passi da mia madre, mia sorella e mia nonna. A breve andrò ad abitare nel nuovo complesso di Corso del Popolo che finalmente sembra prendere vita. Sono fiducioso sul futuro, penso che questa dimensione di incuria generale dovrà presto o tardi finire, che la città saprà ritrovare una sua nuova dimensione».
La Ternana «Francamente non la seguo, anche se la retrocessione mi è dispiaciuta, è un altro pezzo di una città in difficoltà. Non amo andare allo stadio, forse perché è un posto che mi manca. Il contatto con la palla, con l’erba del campo, il gruppo sono cose importanti. Sì, mi mancano anche le goliardate, come quella volta che mister Toscano ad alcuni di noi fece la multa perché eravamo in sovrappeso. Roba di qualche etto, ma io mi presentai con qualche chilo di monetine da venti centesimi. Toscano si incavolò, il suo secondo, Michele Napoli, ancora di più perché lui fu incaricato della conta».
