La presentazione di questa mattina

di Daniele Bovi

La dignità di un uomo passa dal lavoro, ancora di più se questo è un carcerato come Alessio Ceccarani, uno dei quattro ragazzi che lavorano nella «Fattoria Capanne», l’azienda agricola da poco sorta all’interno del carcere perugino. Un’opportunità preziosa per i quattro detenuti, che possono così imparare un lavoro, e per i cittadini che possono acquistare prodotti agricoli a prezzi vantaggiosi. L’iniziativa è stata presentata lunedì mattina a Capanne dalla direttrice del carcere Bernardina di Mario, dal sindaco di Perugia Wladimiro Boccali, dal prefetto Antonio Reppucci e dal presidente della cooperativa 153, Michelangelo Menna, che attraverso una convenzione si occupa della gestione della fattoria.

Voglia di reinserimento «Sono dentro da due anni e mezzo – racconta Alessio – all’inizio non sapevamo niente, ora invece ci siamo ambientati e abbiamo preso la cosa seriamente. Per parecchi di noi è un’opportunità, speriamo che duri per noi che siamo giovani ma anche per quelli che sono più in là con l’età. In questo modo facciamo galera in un modo migliore e vogliamo far vedere all’esterno che abbiamo voglia di reinserirci nella società». Dodici gli ettari che Alessio e i suoi compagni coltivano, tutti nei dintorni della struttura: un frutteto con mele, pere, prugne, pesche e fichi, ortaggi di stagione e in serra e un oliveto. Da ottobre poi è stato avviato anche l’allevamento di polli ruspanti, con filiera completa (compresa la macellazione) all’interno del carcere.

Costi e spedizione I prodotti in città verranno consegnati a domicilio in due cassette di differente peso: 11 chili, al costo di 20 euro, e 8 chili al costo di 15 euro. Nelle cassette ci saranno prodotti di stagione e di volta in volta potranno essere aggiunti succhi di frutta, marmellate, sottoli e così via. La fattoria ha un sito dove trovare tutte le informazioni (www.fattoriacapanne.it) e un indirizzo email (cassette@fattoriacapanne.it) al quale spedire gli ordini. «Questo progetto – ha detto Di Mario – dimostra che anche il carcere è a pieno titolo dentro la città. A questi quattro detenuti è stata data grande fiducia ma se la sono conquistata. La vostra fiducia, ha detto recentemente uno di loro, è la nostra forza. E Stavolta siamo stato noi ad adeguarci ai tempi della società esterna e non viceversa».

Lavoro determinante Come ha spiegato Menna illustrando i dati emersi da un recente studio, imparare un lavoro in carcere è determinante per non commettere fuori altri reati e reinserirsi: la recidiva reale per i detenuti che non svolgono alcuna attività lavorativa vera all’interno delle carceri si attesta tra il 70% e il 90%. Tra i detenuti che seguono invece un percorso di reinserimento lavorativo per cooperative sociali e imprese la recidiva scende all’uno o due per cento. «Se si pensa poi – aggiunge – che il costo di ogni detenuto, complessivamente, è di circa 250 euro al giorno, quello del lavoro delle carceri rappresenta un investimento concreto per la società». In un periodo di sovraffollamento come quello attuale (nei quattro istituti umbri, al 31 ottobre, erano presenti 1.611 persone a fronte di 1.342 posti), sugli oltre 60 mila detenuti che vivono nelle galere italiane solo 2.521 lavorano al di fuori del Dipartimento di amministrazione penitenziaria.

Cittadini «Tutti quelli che vivono nel comune di Perugia, anche i carcerati – ha detto il sindaco Boccali – sono cittadini e, in questo caso, vivono spesso in condizioni non degne di un paese civile». Da Boccali è arrivato poi un appello affinché si trasformi in realtà il recente invito fatto al parlamento dal presidente della Repubblica e ha chiesto di «rivedere la legislazione che riguarda alcune materie». «Fuori così come dentro al carcere – ha concluso – il lavoro è fondamentale e a questa iniziativa daremo il massimo risalto. Ne siamo orgogliosi perché è il segno della civiltà di una città». Secondo la direttrice del carcere poi «in questi anni si è troppo investito in sicurezza e meno in politiche sociali, che dovrebbero andare di pari passo. La cella dovrebbe essere solo un luogo dove passare la notte».

Slancio etico Da parte sua poi il prefetto Reppucci ha voluto complimentarsi con chi lavora nella struttura, visitata per la seconda volta in tre mesi: «Qui – ha detto – c’è uno slancio etico senza il quale non si va da nessuna parte». Il prefetto infine ha parlato più in generale della sicurezza nel Perugino: «Mi dicono – osserva – che sono aumentati i furti ma stare dappertutto per le forze dell’ordine non è possibile. Senza contare che questo è un territorio molto grande costellato di tantissime case isolate».

Twitter @DanieleBovi