Le lavoratrici e il loro consulente

di Fabio Toni

«Per portare avanti la nostra battaglia ci serve l’aiuto di tutti, incluse le istituzioni e i sindacati. Altrimenti da soli non ce la facciamo». È carico di emotività l’appello lanciato da 79 soci lavoratori della cooperativa sociale Aidas, per lo più donne e madri di famiglia, assistiti dal consulente del lavoro Angelo Bossi: «Dobbiamo ancora percepire otto mensilità arretrate e nessuno sa dirci cosa sta accadendo».

I problemi Le questioni – più di una – sono state sollevate con forza nel corso di una conferenza stampa nello studio del professionista che le assiste: «Ci mettiamo la faccia, perché è ora che la comunità capisca il nostro dramma. A cominciare da quelle colleghe che, spesso per paura, hanno preferito attendere. Ma ora serve unità». Il primo a parlare è Angelo Bossi: «In 41 anni di attività come consulente del lavoro – afferma – non ho mai visto una situazione come questa. L’Aidas viene gestita come fosse una società di capitali. Alcuni tratti, come la durezza e il verticismo della gestione, tradiscono gli scopi basilari della cooperazione». Il consulente nella sua analisi fa riferimento all’articolo 33 dello statuto sociale, che «ha lo scopo di individuare i soci che dissentono dalle posizioni del cda» e al certificato camerale della cooperativa, dove è scritto che il consiglio di amministrazione assegna ampi poteridi azione alla presidente».

Gli stipendi Le questioni più tangibili sono quelle raccontate direttamente dalle lavoratrici. Come Antonella Mora: «Siamo stati costretti a lasciare le retribuzioni di febbraio, marzo e aprile dello scorso anno – racconta – e non abbiamo ancora percepito gli stipendi che vanno da ottobre 2012 a gennaio 2013, tredicesima inclusa. Senza dimenticare che da maggio a settembre ci è stata imposta una decurtazione del 20% della retribuzione lorda. Tutto questo per pagare debiti non meglio precisati. Ad oggi non sappiamo che fine fanno i soldi che entrano ogni mese nelle casse della cooperativa, visto che le rette e i contributi pubblici vengono incassati puntualmente». Fra date cancellate e richieste ancora senza una risposta, i soci tornano a chiedere un confronto attraverso l’assemblea della cooperativa: «Dopo l’annullamento di quella fissata per il 18 febbraio, abbiamo chiesto al cda una nuova convocazione e ora siamo in attesa della risposta».

Le proteste «Purtroppo non riusciamo ad avere alcuna notizia che ci faccia capire cosa sta succedendo – afferma Immacolata Ibello – e in questo clima diventa troppo difficile vivere. Ci sono donne con famiglia, altre separate, c’è chi è rimasta vedova con tre figli piccoli da mantenere, senza contare quelle che non possono pagare le bollette o che hanno subito azioni esecutive. Un vero dramma. Di fronte a questa situazione – prosegue – la cooperativa non corrisponde alle socie neppure i soldi che lo Stato riconosce loro tramite l’Inps e l’Inail. Parliamo di assegni familiari, maternità, infortuni e malattie e gli stessi contributi previsti dalla legge 104». C’è chi, come Michela Mariantoni, ha fatto parte del cda della cooperativa: «Alcuni membri venivano messi al corrente delle cose quando queste erano già state fatte. Mi sono dimessa per questo e perché non condivido le strategie e i licenziamenti messi in atto. Ora sto in cassa integrazione da due anni, senza rotazione». Fabiana Ernani parla della residenza sanitaria protetta costruita dalla Aidas a Collerolletta e del bando Asl per l’aggiudicazione dei servizi sociali: «L’investimento di Collerolletta era stato illustrato con squilli di tromba, poi è scivolato nell’oblio – afferma – e nessuno ci spiega con chiarezza cosa è accaduto, così come nessuno ci spiega perché la cooperativa è uscita dall’Ati di imprese locali che avrebbe dovuto partecipare al bando per i servizi sociali, decidendo di correre insieme ad una cooperativa romagnola (la Seriana 2000 di Cesenatico, ndr)».

Capitolo licenziamenti A parlare è Rita Satolli: «Nel giugno dello scorso anno, viste le cinque mensilità arretrate, mi sono rivolta a un legale insieme ad altre 18 colleghe. La risposta della cooperativa nei nostri confronti è stato il licenziamento in tronco, contro ogni procedura fissata dalla legge e dal contratto collettivo per i dipendenti delle cooperative sociali». Quattro delle donne licenziate hanno trovato un accordo, mentre le restanti 15 hanno impugnato il provvedimento. «In occasione del licenziamento – spiega Rita Satolli – è emerso un altro particolare inquietante, legato alle normali trattenute che vengono effettuate nelle buste paga di quei dipendenti che contraggono piccoli prestiti. Quegli importi non sono stati mai versati alle compagnie finanziarie, con gravi conseguenze per le socie che hanno subito procedimenti e segnalazioni a causa delle morosità. Un fatto che è stato già denunciato alla procura della repubblica».