Il presidio della Croce rossa a Perugia

di Barbara Maccari

Presidio di protesta ad oltranza a partire dal 13 giugno da parte dei precari della Croce rossa italiana di Città di Castello che si sono ritrovati davanti alla sede del comitato Cri regionale Umbria in via Fanti. Come era accaduto qualche mese fa ai loro colleghi di Perugia, i lavoratori tifernati sperano che si apra un dialogo.

La storia Si sono ritrovati davanti alla sede regionale della Cri i precari, autisti e soccorritori, del distacco di Città di Castello per protestare contro l’ente in merito alla poca chiarezza nei confronti dei loro contratti di lavoro. Riassumendo in breve le tappe della vicenda, la gara d’appalto bandita di recente dalla Asl1 ha visto un avvicendamento nella gestione del trasporto sanitario: a farne le spese non solo la Cri, cha materialmente ha perso l’appalto, ma quindici lavoratori che, per non perdere il posto, si vedono costretti, o a transitare verso un altro ente, la cooperativa sociale «Italy Emergenza» con sede a Benevento (vincitrice dell’appalto e che dal 1 luglio subentrerà alla Cri), con diritti e tutele – sostengono i lavoratori che protestano – assolutamente inferiori, o a rimanere in Croce rossa, ma con una sede di lavoro diversa.

Protesta permanente A tal proposito, i precari chiedono a gran voce un incontro con i vertici per definire la situazione contrattuale, visto che la scadenza del loro contratto, 30 giugno, si avvicina e non hanno ancora chiaro il loro futuro. La preoccupazione nelle parole di Fabio Stivala, rappresentante Cri Cgil regionale Umbria: «Finché non otterremo una risposta concreta da parte dell’ente e delle istituzioni sul futuro dei nostri colleghi di Città di Castello rimarremo in presidio permanente qui davanti alla sede del comitato regionale. Fino a questo momento c’è stato il silenzio più totale, nessuna risposta, nessun incontro e ci sono 15 lavoratori che dal 1 luglio saranno lasciati a casa nella più totale indifferenza, alcuni sono dei precari storici da 10-15 anni che non hanno nulla da recriminarsi».

In attesa di risposte Sulla stessa linea le parole di Laura Arcaleni, autista-soccorritore Cri Città di Castello: «Fino al 30 giungo ricopriremo tutti i turni regolarmente, ma dal 1 luglio il nostro futuro è incerto e non sapremo dove saremo». I lavoratori vorrebbero essere riassunti dalla Croce rossa all’interno della regione Umbria, forti anche di una delibera nazionale dello stesso ente come spiega Enzo Turchi, segretario regionale di Fp Cgil Sanità: «Secondo l’ordinanza è previsto che laddove l’associazione perda l’appalto, come è successo a Città di Castello, è obbligata a riassorbire i lavoratori precari dove persistono operatori interinali, e la Cri in Umbria ha più di 30 lavoratori interinali, per cui chiediamo che questi posti vengano assegnati al personale che presta servizio nel  tifernate». La priorità è quindi quella di ricollocare i lavoratori all’interno del ciclo produttivo della Cri e né il sindacato, né i lavoratori  intendono accettare quello che loro chiamano «ricatto» dello stesso ente che ha proposto sì il riassorbimento ma fuori dalla Regione.

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