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martedì 24 novembre - Aggiornato alle 18:38

Covid, ministero: Umbria ad alto rischio Terapie intensive. Si tagliano interventi chirurgici

Coletto: «Noi meglio di altre regioni». Monitoraggio ministero: Rt a 1,4. La lettera intercettata da Umbria24: rinviare prestazioni non urgenti

Foto archivio Piron Guillaume Unsplash

di Maurizio Troccoli

Da Umbria Covid free a regione tra il più alto rischio sulle terapie intensive. E’ quanto accaduto in pochi mesi nel corso dell’emergenza Covid su cui la Regione, in base al report pubblicato il 15 ottobre dal ministero, ha un Rt (indice di trasmissibilità) di 1,4.

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Umbria e terapie intensive Lo segnala il monitoraggio settimanale del Ministero della Salute e Istituto superiore di sanità. E all’allarme lanciato sulle terapie intensive fa seguito una comunicazione che Umbria24 ha intercettato, diramata dai vertici della sanità umbra e dell’emergenza alle direzioni ospedaliere di Perugia e Terni e alle Asl Umbria 1 e 2, in cui si indica di rinviare immediatamente gli interventi chirurgici non urgenti per liberare rianimatori e anestesisti verso la terapia intensiva. L’Umbria, insomma tra le regioni che «hanno una probabilità di superare la soglia del 30 per cento delle terapie intensive occupate da pazienti Covid nel prossimo mese», passando quindi da alta a massima. Sono dieci, attualmente, le Regioni con un rischio definito «alto» per la tenuta delle terapie intensive: si tratta dell’Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Puglia, Sardegna, Toscana e Valle d’Aosta. Le regioni segnalate con il livello più alto di rischio per questo parametro sono la Lombardia e la Liguria. In Umbria i posti letto in terapia intensiva sono al momento 77, di cui 15 sono occupati da pazienti Covid, mentre durante la fase acuta della pandemia ne erano stati allestiti 104.

Coletto: «Non rischiamo» All’Ansa l’assessore regionale alla Sanità, Luca Coletto replica dicendo che l’Umbria dispone attualmente di 8,6 posti di terapia intensiva ogni 100 mila abitanti, «come stabilisce il ministero» e parla di situazione «rassicurante e migliore di tante altre aree del Paese». «Nel pre Covid – ha detto ancora l’assessore – c’erano 69 posti in rianimazione. La programmazione governativa ne ha previsti 58 in più in seguito all’emergenza sanitaria e noi ne abbiamo già realizzati sette senza ricorrere ai fondi governativi ma solo con quelli regionali. Per gli altri aspettiamo le procedure avviate dal commissario Arcuri. Siamo comunque pronti a riattivare anche domani – ha ribadito l’assessore – 124 posti per fare fronte a eventuali necessità che dovessero presentarsi per la pandemia». Riguardo alla dotazione di posti Coletto ha comunque evidenziato che l’Umbria con il suo 8,6 per 100 mila abitanti «fa meglio di regioni quali il Piemonte, 8,4, Marche, 8,3, e Campania, 7,3. Non siamo certo gli ultimi come qualcuno vorrebbe far credere». Soffermandosi sulla situazione a oggi dei posti occupati nelle intensive, Coletto ha definito la situazione «sotto controllo con 15 posti occupati».

La comunicazione urgente Nel frattempo spunta una comunicazione firmata il 13 ottobre dal commissario straordinario all’emergenza Covid Antonio Onnis e dal direttore regionale ‘Salute e welfare’ Claudio Dario, in cui è scritto testualmente: si chiede di procedere «con urgenza all’individuazione delle attività chirurgiche programmate procrastinabili ricollocandole a date da definirsi». E’ chiaro il riferimento all’emergenza e alla necessità di personale sanitario da dirottare sulle terapie intensive in allestimento. La decisione è motivata – è scritto ancora – dall’«urgenza della riorganizzazione delle aree di degenza, con individuazione di ambiti protetti per la gestione di pazienti covid positivi. Contestualmente si dovrà procedere a dare piena attuazione alle previsioni del piano di organizzazione e gestione dei posti letto in coerenza con le esigenze assistenziali determinate dall’incremento della domanda di ricovero covid correlata»

RAFFICA DI CONTROLLI

Ospedali Covid Come già reso noto da Umbria24 la Regione stringe i tempi per l’individuazione di due Covid hospital, presumibilmente uno nell’area sud e uno nell’area nord dell’Umbria. La scelta, di concerto col ministero, è quella di non soffocare le attività dei due ospedali Dea di secondo livello, Perugia e Terni, per consentire di proseguire con le atre attività. I Covid hospital saranno pescati tra Città di Castello, Branca, Foligno, Spoleto e Orvieto e in pole position potrebbe esserci il nosocomio spoletino. Pantalla, scartato invece dal ministero che non lo ha inserito tra gli ospedali inseriti nel piano dei finanziamenti, verrà adibito per i degenti in via di guarigione. E la Regione sta individuando anche due strutture alberghiere per la quarantena di chi non può farla a casa e non ha le caratteristiche per il ricovero ospedaliero.

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