di Ivano Porfiri
Lo “scenario di guerra” di cui aveva parlato il direttore regionale della Sanità, Claudio Dario, a Umbria24 in una intervista, ora ha un nome: “Piano di salvaguardia”. È per predisporre questo che la giunta regionale ha chiamato l’ex capo della protezione civile Guido Bertolaso, che è comparso per la prima volta accanto alla presidente Tesei nella veste di consulente (gratuito). Occasione è stata la conferenza stampa fatta per presentare gli ulteriori interventi sulla rete ospedaliera per affrontare una situazione «particolarmente delicata» come la ha definita la Tesei perché «una ondata così forte e veloce era inaspettata e ha sorpreso non solo l’Umbria ma tutte le regioni d’Italia».
CARDINALE BASSETTI IN RIANIMAZIONE
Escalation dei piani L’atto affrontato lunedì dalla giunta dà il via libera al ‘Piano di contenimento’ dell’epidemia, che supera il precedente ‘Piano di mitigazione’ varato lo scorso 16 ottobre e già archiviato. Ma si pensa già al ‘Piano di salvaguardia’ per l’estrema emergenza in caso non bastasse nemmeno questo. «L’ampliamento delle nostre disponibilità, che stiamo portando avanti per step – ha spiegato Tesei – prevede l’attivazione di ulteriori posti letto per garantirli a tutti quelli che avranno bisogno, cercando di salvaguardare anche le atre prestazioni sanitarie. Oltre a questo stiamo ragionando su un piano ulteriore di salvaguardia, ora non necessario, ma che nell’ipotesi dello scenario peggiore dobbiamo essere pronti a fronteggiare». Da qui la chiamata a Bertolaso. «È una garanzia – ha detto – per le emergenze a tutti i livelli e ha accettato la consulenza per seguire la predisposizione del Piano di salvaguardia su cui stiamo cercando di portarci avanti per non farci trovare impreparati. La sua consulenza è a titolo gratuito, lo fa di cuore e lo ringrazio».
INTERATTIVO: CONTAGI COMUNE PER COMUNE
Umbria a criticità intermedia Tesei ha parlato del nuovo Dpcm in arrivo, ipotizzando che tra le tre fasce di rischio a cui verranno applicate ulteriori restrizioni, l’Umbria ad oggi potrebbe essere in quella di «criticità intermedia». «Tuttavia – ha precisato – ancora i parametri non sono stati definiti in via ufficiale quindi dobbiamo aspettare». Tesei ha rivendicato però che «già ora su alcuni punti ipotizzati l’Umbria è già oltre, come la didattica a distanza alle scuole medie o la capienza dei trasporti pubblici al 50%». Su altre restrizioni «bisogna aspettare se funzioneranno quelle attuali. Scuole elementari e dell’Infanzia cercheremo di non toccarle».
INTERATTIVO: PRIMA E SECONDA ONDATA
Bertolaso: «Tempo fattore decisivo» «Questa regione – ha detto Bertolaso – è una miniatura del nostro Paese e potrebbe essere presa ad esempio. Qui si è lavorato in modo attento, puntuale e preciso, anche su scenari con risposte e interventi da mettere in pratica subito e per evenienze future. Non è un caso che a questo tavolo siano seduti responsabili sanitari e di protezione civile. Il gioco di squadra è il modello vincente. Abbiamo perso tempo questa estate e oggi l’importante è non perderne più. In emergenza il tempo è il fattore determinante, bisogna decidere subito, va fatto ‘ieri’ come si dice. Qui lo stanno facendo, sono ben lieto di dare una mano». Quanto ai contenuti del Piano di salvaguardia, «stiamo ragionando su diverse ipotesi di utilizzo di strutture fuori dalla rete ospedaliera. Ospedale tipo Fiera di Milano? Non credo, le dimensioni sono diverse ma abbiamo 2-3 idee». Tra le ipotesi strutture da poco in disuso come la Clinica Porta Sole a Perugia e l’ex Miliazia a Terni. Così come caserme. «In protezione civile prima si fa e poi si dice», ha replicato Bertolaso a chi gli chiedeva anticipazioni.
PERUGIA: SI SPECIALIZZANO 11 ANESTESISTI E RIANIMATORI, MA POCHI RIMARRANNO
Dal contenimento alla salvaguardia I Piani son stati illustrati dall’assessore Coletto e dal direttore Dario. «Non ci siamo mai fermati – ha affermato Coletto -. Il Piano di contenimento varato ieri amplia a 127 i posti letto in terapia intensiva (di cui oggi attivati 104) e a 576 quelli Covid complessivi. La situazione è in rapida evoluzione e stiamo preparando anche il piano successivo, un piano B perché la gente non può rimanere senza supporto sanitario». Dario ha mostrato le ultime proiezioni in mano alla regione, secondo cui con le restrizioni attuali (definito lockdown al 40%) si dovrebbe raggiungere un picco a metà novembre con 441 ricoveri e 90 pazienti in terapia intensiva, poi la curva dovrebbe ripiegare. «Ma dobbiamo prepararci anche al peggio – ha chiarito – per questo già guardiamo avanti a un Piano di salvaguardia che scatterà qualora si superassero i posti previsti nel Piano di contenimento».
Numeri Il Piano di contenimento prevede una dotazione posti di 576 posti Covid negli ospedali già interessati oggi così declinati: a Perugia 110 di cui 22 di sub intensiva più 27 di Intensiva Covid per un totale di 137; a Terni 86 di cui 9 di sub intensiva più 19 di Intensiva Covid per un totale di 105; a Castello 60 di cui 10 di sub intensiva più 7 di Intensiva Covid per un totale di 67; a Foligno 34 di cui 13 di sub intensiva più 8 di Intensiva Covid per un totale di 42; a Spoleto 60 di cui 20 di sub intensiva più 17 di Intensiva Covid e 40 Rsa per un totale di 117; a Pantalla 30 più 10 di Rsa per un totale di 40; più la Rsa Seppilli di Perugia con 36 posti e la Domus di Terni con 32. Il Piano prevede 127 posti di terapia intensiva totali tra Covid e non Covid così ripartiti: 33 a Perugia, 35 a Terni, 11 a Castello, 13 a Branca, 13 a Foligno, 17 a Spoleto e 5 a Orvieto). Quelli riservati Covid sarebbero dunque 78 ma potrebbero anche intaccare gli altri se ce ne fossero liberi. Poi 74 di sub intensiva (22 a Perugia, 9 a Terni, 10 a Castello, 13 a Foligno e 20 a Spoleto). Nei 576 sono, come riportato sopra, calcolati anche i 118 per ricoveri a “bassa intensità” in alcune strutture territoriali come Rsa Seppilli, Rsa Spoleto e Rsa Pantalla.
Piano di emergenza È chiaro che si stia già lavorando sul prossimo step perché anche col Piano varato poche ore fa i margini sono strettissimi. I 353 pazienti Covid ricoverati di cui 48 in terapia intensiva fanno già intravedere i bordi di un recipiente pieno. Un piccolo aiuto dovrebbe arrivare dall’ospedale da campo da collocare accanto all’ospedale di Perugia (per sfruttarne il personale) la cui gara è stata aggiudicata e ora si stanno attendendo le forniture. Ma se la pandemia continuasse a dilagare servirà ben altro. «Recluteremo altri ospedali – ha spiegato Dario – ma anche altre strutture mobili e immobili». Quindi Branca e Orvieto, per ora rimasti fuori potrebbero essere utilizzati per pazienti Covid.
Problema medici Ma non c’è solo il problema dei posti, c’è anche e soprattutto quello del personale. Ad oggi Dario lo ha quantificato in 23 medici di varie discipline (8 all’ospedale di Terni e 15 all’Usl Umbria 2), 35 anestesisti(12 all’ospedale di Perugia, 5 in quello di Terni, 6 all’Usl 1 e 12 all’Usl 2), 116 infermieri(24 all’ospedale di Perugia, 23 in quello di Terni, 44 all’Usl 1 e 25 all’Usl 2) e48 Oss (7 all’ospedale di Perugia, 16 all’Usl 1 e 25 all’Usl 2). «Stiamo cercando di reclutarli ma purtroppo non è semplice, ci sono carenze in tutta Italia», ha commentato il direttore. Intanto nel pomeriggio incontro con i medici di medicina generale per sbloccare l’accordo sui tamponi rapidi negli studi, ma anche per affidare loro l’assistenza dei positivi asintomatici o pauci sintomatici da seguire a casa.
