Personale medico all'ospedale di Perugia (©Fabrizio Troccoli)

di Chiara Fabrizi

Interventi chirurgici non urgenti nelle cliniche private. Con delibera il commissario dell’azienda ospedaliera di Perugia, Marcello Giannico, si è di nuovo optato per il ricorso agli accordi firmati a maggio con la Casa di Cura Liotti, la Casa di Cura Villa Fiorita, la clinica Lami e la clinica Porta Sole, che metteranno a disposizione i propri spazi al personale medico del Santa Maria della Misericordia. Durante la prima ondata della pandemia erano stati circa 180 gli interventi compiuti in circa quaranta giorni.

Interventi chirurgici nelle cliniche private Nelle cliniche private saranno dirottate le operazioni chirurgiche di tipo A e B che, a causa della pandemia, non possono essere effettuate all’ospedale di Perugia dove, invece, andranno avanti «tutti gli interventi chirurgici non procrastinabili che non possono essere eseguiti nelle case di cura private in relazione alla complessità e alla tecnologia o comunque per quelli che necessitano anche posti di terapia intensiva generalista e/o di strutture assistenziali proprie di un Dea di II livello», come si legge nell’atto.

Capacità chirurgica al 40% L’accordo con i privati deriva dall’impossibilità dell’ospedale di Perugia di programmare attività chirurgiche per una quota maggiore al 40 per cento di quanto normalmente avviene, a causa naturalmente del personale sanitario che è stato assegnato ai reparti Covid. La decisione di tornare a utilizzare le strutture private per gli interventi chirurgici è arrivata dopo la verifica compiuta con le aziende sanitarie dalle Regione.

Indisponibilità Usl 1 e 2 In particolare per quanto riguarda la Usl 2 il commissario dell’ospedale di Perugia ha rilevato «l’indisponibilità alla concessione di spazi all’interno dei propri presidi ospedalieri per lo svolgimento dell’attività chirurgica da parte dei professionisti del Santa Maria della Misericordia». Sondata, naturalmente, anche la Usl 1 su cui Giannico prende atto dell’impossibilità di svolgere l’attività chirurgica negli ospedali di quell’azienda sanitaria pubblica, perché «la disponibilità concessa è solo riferita alla struttura senza la possibilità di avvalersi di personale medico anestesiologico, la cui disponibilità non può peraltro essere acquisita dai dirigenti medici dipendenti di questa azienda, stante l’attuale assetto interno organizzativo assistenziale dovuto all’emergenza Covid 19». Da qui il ricorso agli accordi di maggio per gli interventi chirurgici non urgenti nelle cliniche private.

@chilodice

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