Operatori sanitari al lavoro durante l'emergenza Covid-19

Due positivi su 1.304 tamponi eseguiti nelle quattro carceri umbre. E’ il bilancio del piano anti Covid-19 varato dalla Regione che ha, al momento, controllato il 99,7 per cento del personale in servizio tra Perugia, Terni, Spoleto e Orvieto, ossia complessivamente poco più di mille tra agenti e operatori. Molto più bassa la percentuale dei detenuti sottoposti all’esame, che si attesta intorno al 19 per cento a fronte di 1.451 reclusi negli istituti umbri.

Oltre 1.300 tamponi e due casi di positività In particolare, in base ai dati forniti da Palazzo Donini, il monitoraggio ha permesso di rilevare fin dalla prima fase la positività di un detenuto che, in base a quanto spiegato con una nota, era stato «trasferito in Umbria e subito sottoposto all’isolamento già dal momento dell’ingresso nella struttura penitenziaria e che attualmente, dopo la relazione al magistrato, è ristretto agli arresti domiciliari nella sua residenza fuori regione». Il tampone, inoltre, ha permesso di rilevare un caso di positività anche tra il personale in servizio, che avrebbe contratto l’infezione  «per contatti esterni», ma anche nel suo caso è stato subito posto in «isolamento ed è stato dichiarato guarito dopo l’esito di due tamponi negativi». L’assessore alla sanità Luca Coletto, illustrando l’esito del piano di controllo nelle carceri scattato per il Covid-19, ha spiegato che «è stata dedicata grande attenzione alle quattro carceri del territorio regionale» alla luce dell’obiettivo prioritario, ossia «riuscire a individuare le persone in condizione di fragilità che, in questo periodo di emergenza, rischia di diventare ancora più grave, ma l’ulteriore sfida – ha detto è quella di proteggere le comunità dal rischio di infezione evitando che possano trasformarsi in veri e propri focolai come, purtroppo, è già accaduto in altre regioni». Nel merito dei tamponi nelle carcere «solo sui detenuti in mobilità al loro primo ingresso in carcere, mentre si sono privilegiati i controlli sulla polizia penitenziaria e sugli operatori che potrebbero involontariamente portare il virus dentro le strutture»: quest’ultimi sono stati praticamente tutti controllati, con l’eccezione «dei soggetti in ferie o assenti per un lungo periodo».

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